Guerra e rincari congelano gli investimenti delle imprese italiane

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La guerra russo-ucraina, i rincari energetici e le tensioni commerciali travolgono le aspettative di crescita delle imprese italiane. Innescando anche una revisione dei piani d’investimento per il 2022

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Il 62,7% delle imprese italiane riporta giudizi di peggioramento sulla situazione economica generale, in crescita di circa 50 punti percentuali rispetto all’ultimo trimestre del 2021. Il saldo tra valutazioni di miglioramento e peggioramento torna in territorio negativo

Solo il 37,5% delle aziende stima di incrementare la spesa per investimenti entro la fine dell’anno a fronte del 42,1% della scorsa rilevazione. Cresce invece la quota di coloro che prospettano un calo, pari al 17,6% (dal 15% del periodo ottobre-dicembre 2021)

Bankitalia: “Le prospettive di crescita sono frenate principalmente dall’incertezza imputabile a fattori economici e politici, dall’aumento del prezzo dei beni energetici e dalle tensioni relative al commercio internazionale”

La crisi russo-ucraina si abbatte sulle aspettative di crescita delle imprese italiane. Innescando un netto peggioramento dei giudizi sulla situazione economica generale (anche se non abbastanza da toccare i livelli della fase più acuta della pandemia). Un contesto che, secondo una nuova indagine di Banca d’Italia, finisce per travolgerne anche gli investimenti. Con oltre la metà delle aziende che valuta le condizioni meno favorevoli rispetto al trimestre precedente.

La situazione economica generale

L’analisi è stata condotta infatti tra il 23 febbraio e il 16 marzo 2022 sulle imprese dell’industria e dei servizi con almeno 50 addetti, esprimendo gli effetti dell’invasione russa avvenuta nei giorni subito successivi all’inizio delle rilevazioni. Il 62,7% riporta giudizi di peggioramento sulla situazione economica generale, in crescita di circa 50 punti percentuali rispetto all’ultimo trimestre dello scorso anno. Il saldo tra valutazioni di miglioramento e peggioramento è tornato in territorio negativo (-53,5 punti percentuali) dopo essere risultato positivo per tre trimestri di seguito (negli ultimi tre mesi del 2021 si parlava di +23,1 punti percentuali). Non sono stati ancora raggiunti i livelli del secondo trimestre del 2020 quando, nella fase più dura della crisi pandemica, il saldo tra giudizi di miglioramento e peggioramento aveva raggiunto i -89,2 punti percentuali. In questo contesto, per circa nove aziende su dieci le probabilità di un miglioramento della situazione economica generale nei prossimi tre mesi risultano inferiori al 25%. E circa la metà definisce tale possibilità addirittura nulla.

Crisi ucraina e prospettive di crescita

“Le prospettive di crescita sono frenate principalmente dall’incertezza imputabile a fattori economici e politici, dall’aumento del prezzo dei beni energetici e dalle tensioni relative al commercio internazionale”, scrivono i ricercatori dell’istituto guidato da Ignazio Visco. Difficoltà, aggiungono, che “si erano già in parte manifestate” ma che si sono “fortemente inasprite dopo lo scoppio del conflitto in Ucraina”. E che coinvolgerebbero tutti i comparti, ma soprattutto l’industria in senso stretto. Il saldo generale tra giudizi positivi e negativi sulle proprie condizioni operative risulta infatti negativo per -32,8 punti percentuali (nella precedente rilevazione risultava positivo per 10 punti percentuali) ma trainato principalmente dall’industria in senso stretto (-37 punti percentuali) e dalle costruzioni (-32,1).

Rincari energetici: colpito l’86% delle pmi

L’86% delle imprese sconta inoltre gli effetti dei rincari energetici, una quota che nel trimestre precedente sfiorava comunque il 70%. Per l’industria in senso stretto si parla del 90,7% di aziende colpite, per le costruzioni dell’87,9% e per i servizi dell’81,5%. In generale, circa tre quarti delle intervistate ritengono che la dinamica dei rincari impatterà sui prezzi di vendita (almeno in una certa misura). Senza dimenticare poi le problematiche relative all’approvvigionamento di materie prime e input intermedi che condizionano ancora circa la metà delle pmi. Tra l’altro, quasi l’80% delle intervistate crede che le difficoltà connesse ai rincari dei prezzi dell’energia continueranno anche dopo la fine del 2022 e circa il 60% manifesta identiche preoccupazioni in riferimento alle difficoltà di approvvigionamento.

Peggiorano le condizioni per investire

L’ultima variabile analizzata riguarda le condizioni per investire che, come anticipato in apertura, sono considerate meno favorevoli per oltre la metà delle imprese. Il saldo tra giudizi positivi e negativi si è portato a -49,1 punti percentuali da 6,7 del trimestre precedente. In questo caso fanno da traino i servizi con -50,3 punti percentuali, seguiti dall’industria in senso stretto (-48,2) e dalle costruzioni (-46). Di conseguenza, solo il 37,5% delle aziende stima di incrementare la spesa per investimenti entro la fine dell’anno a fronte del 42,1% della scorsa rilevazione. Cresce invece la quota di coloro che prospettano un calo, pari al 17,6% (dal 15% del periodo ottobre-dicembre 2021).


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di Rita Annunziata

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Giornalista professionista, è laureata in Politiche europee e internazionali. Precedentemente redattrice televisiva per Class Editori e ricercatrice per il Centro di Ricerca “Res Incorrupta” dell’Università Suor Orsola Benincasa. Si occupa di finanza al femminile, sostenibilità e imprese.

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