Green Pact: la proposta per coniugare sostenibilità e rigore, spiegata

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L’influente think-tank Bruegel ha sottoposto ai ministri delle finanze Ue un piano per aggiornare i vincoli di bilancio

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Nei prossimi anni i debiti pubblici, lievitati in seguito alla pandemia, renderanno l’applicazione del Patto di stabilità particolarmente impegnativa

Il rischio temuto dal think-tank Bruegel è che a rimetterci, nel rinnovato rigore di bilancio del dopo-Covid, possano essere gli investimenti verdi: per questo si propone di introdurre una specifica golden rule

Per realizzare il Green deal e il pacchetto “Fit for 55” della Commissione europea gli stati membri dovranno incrementare gli investimenti in progetti “sostenibili” di circa 100 miliardi di euro all’anno, fra lo 0,5% e l’1% del Pil. Secondo il think-tank Bruegel, però, i vincoli di bilancio previsti Patto di stabilità e dalle altre regole fiscali europee rischiano di tarpare le ali ai progetti verdi di cui la lotta al cambiamento climatico ha bisogno.

La proposta di Bruegel, depositata sul tavolo dell’Eurogruppo/Ecofin durante lo scorso fine settimana, è di introdurre una golden rule per gli investimenti legati ai progetti di sostenibilità ambientale in modo da scorporarli dalle spese soggette ai normali vincoli sul disavanzo.

Lo spunto si inserisce nel crescente dibattito sulla riforma del Patto di Stabilità le cui regole saranno ripristinate, dopo la parentesi Covid, dal gennaio 2023. Secondo gli autori, fra cui il direttore di Bruegel, Guntram Wolff, “allentare il rigore del quadro fiscale dell’Ue al di là della sua attuale flessibilità e della green golden rule qui proposta non sembra necessario nei prossimi anni”, hanno affermato in una presa di posizione che non potrà che essere bene accolta dai Paesi “frugali”. I compromessi saranno difficili nei Paesi più indebitati, hanno aggiunto gli studiosi di Bruegel, citando la crescita della spesa pubblica verde e i rischi posti dal cambiamento climatico.

In verità, il think-tank ha messo in luce anchi i limiti dei vicoli di bilancio Ue, emersi durante la precedente crisi dell’euro (2011-12). In particolare, l’applicazione dell’austerità (aumentare le entrate e ridurre le spese dello stato per incrementare l’avanzo di bilancio) ha sacrificato sull’altare del rigore anche gli investimenti pubblici.  Questi ultimi “sono diminuiti di 0,8 punti percentuali di Pil fra il 2009 e il 2013 nell’intera Unione europea”, hanno calcolato gli economisti di Bruegel.

L’esperienza del passato dunque, suggerisce che potrebbe essere molto difficile investire sulla transizione verde se gli Stati dovranno far rientrare queste spese nei tetti previsti sul deficit.

“La sfida politica centrale per i ministeri delle finanze nei prossimi anni sarà quella di consolidare i disavanzi (ovvero ridurli Ndr.), mentre in contemporanea aumentano gli investimenti verdi. L’evidenza suggerisce che nell’attuale quadro fiscale quadro fiscale attuale, questo non sarà raggiunto a causa dei vincoli all’economia politica”, ha scritto Bruegel. Per almeno due ragioni “i politici preferiscono tagliare gli investimenti rispetto alla spesa corrente. In primo luogo, in società che invecchiano, gli interessi delle generazioni future hanno meno sostegno elettorale… In secondo luogo, le regole fiscali svantaggiano gli investimenti considerandoli completamente come spese correnti, anche se i benefici degli investimenti maturano su lunghi periodi”.

Per questo, in conclusione, il think-tank ha suggerito di implementare le seguenti regole nel quadro delle regole fiscali Ue:

  • “Introdurre di una green golden rule che esclude gli investimenti pubblici verdi netti dal
    dal calcolo del deficit e del debito secondo le regole fiscali dell’Ue”;
  • “Al di là della nuova golden rule e dell’applicazione più flessibile delle regole fiscali esistenti,
    un ulteriore allentamento dei percorsi di aggiustamento del deficit non è necessario”;
  • “I paesi fiscalmente deboli dovrebbero, per il momento, fare affidamento sul Next Generation Eu per i loro investimenti verdi”, evitando dunque di finanziarli tramite l’emissione di debito pubblico nazionale, “e non possono ignorare i rischi per i vincoli di bilancio;
  • “Incentivare gli investimenti privati attraverso un’adeguata tassazione e regolamentazione”

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di Alberto Battaglia

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Responsabile per l’area macroeonomica e assicurativa. Giornalista professionista, è laureato in Linguaggi dei media e diplomato in Giornalismo all’Università Cattolica

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