Gas, Germania avverte: “si rischia effetto Lehman” sulle utility

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La Germania passa al secondo livello di allerta (su tre) in risposta al taglio del gas russo; per il ministro Cingolani l’Italia è in condizioni meno gravi

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C’è il rischio di “un effetto Lehman nel sistema energetico… se le perdite diventano tanto grandi da non poter essere più sorrette, l’intero mercato rischia di crollare a un certo punto”, ha dichiarato il ministro dell’Economia tedesco, Robert Habeck.

La Germania è passata al secondo livello di allerta (su tre) in risposta al taglio del 60% delle forniture del gas russo proveniente da Nord Stream 1. Il ministro dell’Economia tedesco, Robert Habeck ha definito con decisione in contorni di quella che è, già oggi, “una crisi del gas… ormai una merce rara”. Secondo la dichiarazione ufficiale del ministro “i prezzi sono già alti e dobbiamo prepararci a ulteriori aumenti… questo influirà sulla produzione industriale e diventerà un grave onere per molti consumatori”.  

Nel corso di una conferenza, Habeck ha evocato uno dei peggiori spettri finanziari della storia recente per descrivere i rischi cui vanno incontro i fornitori di energia che accumulano perdite, essendo costretti a coprire i volumi a prezzi assai più alto. C’è il rischio di “un effetto Lehman nel sistema energetico… se le perdite diventano tanto grandi da non poter essere più sorrette, l’intero mercato rischia di crollare a un certo punto”. 

Per il momento il comparto utility in Borsa ha registrato una performance analoga a quella del mercato azionario europeo, con un calo del 14% da inizio anno (Euro Stoxx Utilities). A livello italiano l’indice settoriale Ftse Italia Utenze ha ceduto il 10,65% nel mese al 24 giugno, contro un rosso dell’8,36% per il Ftse Mib. 

Tornando al gas, il Ttf di riferimento al 24 giugno si trova ai massimi dallo scorso 9 marzo, con un incremento superiore al 50% rispetto ai livelli precedenti alla decisione di tagliare le forniture da parte della compagnia russa Gazprom. Il gas ha contribuito per circa il 15% alla produzione pubblica di elettricità tedesca nel 2021, un terzo di esso è arrivato dalla Russia. 

Nel secondo livello di allerta approvato il 23 giugno le utility potrebbero vedersi riconosciuto il diritto di trasferire sui consumatori gli aumenti di prezzo. Una misura che, per il momento, il governo non ha approvato. “Tutti i consumatori – nell’industria, nelle istituzioni pubbliche e nelle abitazioni private – dovrebbero ridurre il più possibile l’utilizzo di gas in modo da poter superare l’inverno”, ha affermato Habeck, limitandosi, per ora, ad un’esortazione. Se si arrivasse, poi, al terzo e massimo livello di emergenza il governo potrebbe attivare il razionamento energetico. 

L’obiettivo, che il governo ritiene ancora raggiungibile, è quello di raggiungere i livelli di sicurezza delle scorte di gas in vista dell’inverno: “è difficile raggiungere un livello di stoccaggio del 90% entro novembre senza misure aggiuntive”, ha ammesso Berlino. Fra queste, è stato ribadito, è inclusa anche la riattivazione delle centrali a carbone

“La situazione è grave e arriverà l’inverno”, ha dichiarato Habeck, “non dobbiamo illuderci: tagliare le forniture di gas è un attacco economico contro di noi da parte di Putin. E’ chiaramente la strategia di Putin quella di creare insicurezza, aumentare i prezzi e dividerci come società”.

Gas, Draghi mostra fiducia

Nella giornata del 24 giugno il premier italiano, Mario Draghi, è intervenuto al termine del Consiglio europeo per esprimere fiducia sull’andamento delle scorte di gas del Paese: “Gli stoccaggi vanno molto bene, la dipendenza da gas russo è scesa a 25%”, ha dichiarato da Bruxelles, “le misure che si stanno pensando in Italia assicurano che non vi sia emergenza durante l’inverno”. Dal Consiglio europeo, però, ancora nessun accordo sull’approvazione di un tetto al prezzo del gas, auspicato fra gli altri anche da Roma. 

Per il momento, il ministro della Transizione ecologica, Roberto Cingolani, ha escluso che l’Italia si trovi nella posizione di dover razionare l’energia: “Non ne abbiamo bisogno, stiamo molto meglio degli altri, non c’è confronto”. Al momento le scorte di gas italiano sono piene al 55%, contro il 58% della Germania. Lo scorso 22 giugno il Comitato di emergenza e monitoraggio del gas naturale ha deciso di mantenere lo status di pre-allarme, evitando di innalzare l’asticella.


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di Alberto Battaglia

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Responsabile per l’area macroeonomica e assicurativa. Giornalista professionista, è laureato in Linguaggi dei media e diplomato in Giornalismo all’Università Cattolica

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