Fondo monetario: debito pubblico Italia al 161,8%

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Il debito pubblico dell’Italia è destinato a salire di quasi un terzo nel 2020, dice l’Fmi. Anche il deficit è quasi decuplicato, ma tornerà a scendere. “L’economia riapre, ma l’incertezza resta”

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Quest’anno il debito pubblico italiano crescerà del 30%, rispetto al 2019, quando si attestava al 134,8%. +30% anche per Spagna (dal 95,5% al 123%) e Giappone (dal 238,0% al 266,2%), +20% per gli Usa (108,7% al 131,2%). A parlare è il Fondo Monetario Internazionale nel suo Fiscal Monitor. Il picco di debito del 2020 per l’Italia dovrebbe poi ricominciare la sua discesa. Queste le previsioni del Fondo: 158,3% (2021), 156,6% (2022), 154,9% (2023), 153,8% (2024), 152,6% (2025). Il debito globale dovrebbe avvicinarsi quest’anno al 100%, un record negativo mai osservato prima dall’istituto di Washington. A partire dal 2021 dovrebbe però stabilizzarsi (grazie a i bassi tassi), con l’eccezione di Usa e Cina.
L’arco del deficit (uscite meno entrate) nostrano nelle stime Fmi è invece questo: 1,6% (2019), 13% (2020), 6,2% (2021), 3,9% (2022), 2,7% (2023), 2,5% (2024), 2,5% (2025). A livello globale, il deficit 2020 si attesta al 9%.

Le autorità fiscali di tutto il mondo hanno agito con una forza senza precedenti per combattere gli effetti avversi della pandemia. Un’azione “davvero senza precedenti e decisiva, ed estremamente importante per evitare un collasso finanziario ed economico”, come dice Vitor Gaspar, direttore del Dipartimento per gli affari fiscali del Fondo monetario internazionale. Le misure includono spese dirette, tagli fiscali, prestiti e garanzie e iniezioni dirette di capitale. I governi hanno impegnato 11.700 miliardi di dollari, pari al 12% della produzione globale. 7.500 i miliardi di dollari iniettati dalle banche centrali nel mondo con gli acquisti di titoli di Stato e societari.

È importante “non ritirare gli stimoli all’economia troppo presto nonostante gli elevati livelli di debito” a livello globale: “l’economia riapre, ma l’incertezza resta”. Gli aiuti dovrebbero diventare però più selettivi, con una seria lotta all’evasione fiscale. “I governi dovrebbero anche considerare tasse più alte per i gruppi più ricchi e per le aziende più redditizie. Questo aiuterebbe a pagare per servizi essenziali, come la sanità e le reti di assistenza sociale durante una crisi che ha colpito in modo sproporzionato i segmenti più poveri della società”.

È perciò necessario un “ulteriore sostegno per proteggere le persone che non possono guadagnarsi da vivere nelle circostanze attuali e per promuovere una forte ripresa”, aggiunge l’Fmi. Ciò è particolarmente vero per quelle economie emergenti che già partivano da livelli elevati di indebitamento. Si prevede che tra 100 e 110 milioni di persone in tutto il mondo cadranno in estrema povertà a causa della recessione. Per questi Stati, l’International Monetary Fund vede avvicinarsi forme di ristrutturazione del debito senza trascurare la “lotta alla povertà e alla disuguaglianza per garantire la pace sociale e la crescita sostenibile”.


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di Teresa Scarale

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Caporedattore Pleasure Asset. Giornalista professionista, garganica, è laureata in Discipline Economiche e Sociali presso l’Università Bocconi di Milano. Scrive di finanza, economia, mercati dell’arte e del lusso. In We Wealth dalla sua fondazione

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