Fintech resilienti alla crisi, anche in Italia

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Nonostante la perdita di alcuni clienti costretti alla chiusura a causa della pandemia, le fintech britanniche si sono mostrate resilienti alla crisi. Quali sono stati i driver della tenuta del settore e come ha reagito, invece, l’ecosistema italiano? Secondo Fabio Brambilla, presidente di Assofintech, la crisi potrebbe rappresentare uno “shock benefico”

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Il 20% delle fintech britanniche ha segnalato in questo periodo un’accelerazione della domanda

“In Italia il covid ha portato a un notevole incremento dell’utilizzo dei servizi online, con un impatto fortissimo sulle abitudini dei consumatori”, commenta Brambilla

Attesa nei prossimi mesi una forte crescita del settore, sia sul lato degli investimenti che sul lato dei prestiti

Nonostante la perdita di alcuni clienti chiave, imprese trainate verso la chiusura dalla pandemia, le fintech britanniche si sono mostrate resilienti alla crisi. Secondo uno studio della società di ricerca Beauhurst, il 20% ha segnalato in questo periodo un’accelerazione della domanda, spinta in particolare dall’urgenza di digitalizzazione delle banche e delle società di servizi finanziari. Solo l’1%, infatti, dichiara di aver subito dei contraccolpi critici e nel primo trimestre dell’anno sono stati chiusi accordi per un totale di 1,1 miliardi di sterline.
Secondo la ricerca, il motivo della tenuta del settore risiede nel fatto che l’87% delle fintech ha raccolto finanziamenti e il 73% ha sede a Londra, dove risulta essere più alta la percentuale delle imprese per le quali la crisi ha avuto un impatto positivo. Ma l’aspetto principale riguarda la digitalizzazione del settore bancario. “Con la crisi attuale che sta scuotendo i mercati finanziari tradizionali, la necessità di un matrimonio più profondo tra tecnologie e istituzioni tradizionali è essenziale per la ripresa – si legge nello studio – abbiamo visto le fintech risorgere dalla crisi finanziaria del 2008 e le radici di una simile trasformazione digitale hanno iniziato a crescere dal fango dell’attuale crisi”.

Ma se l’andamento positivo del settore in Gran Bretagna si innesta in una realtà dove l’incidenza della digitalizzazione risulta essere tra le più elevate d’Europa, non si può dire lo stesso dell’Italia. Ecco perché, secondo Fabio Brambila, presidente di Assofintech, per l’ecosistema fintech italiano lo shock del coronavirus ha avuto un impatto ben più forte. “L’Italia era drammaticamente indietro – spiega Brambilla – lo shock del coronavirus potrebbe spingere il canale digitale in maniera esponenziale rispetto al mondo anglosassone dove la digitalizzazione era già molto forte prima del coronavirus”. Uno “shock benefico”, aggiunge, che di fatto ha garantito la tenuta del settore negli ultimi mesi.

“Il covid ha portato a un notevole incremento dell’utilizzo dei servizi online, con un impatto fortissimo sulle abitudini dei consumatori, che sarà duraturo nel tempo”, continua Brambilla. Oltre all’aumento dei mobile payment e del contactless, inoltre, anche il decreto liquidità ha giocato la sua parte. “Ha dato molto spazio alle piattaforme di lending, che sono più snelle e veloci nell’erogare i finanziamenti garantiti dallo Stato, mentre le banche sono frenate da una serie di ostacoli burocratici”.

Il coronavirus, spiega, ha generato un’accelerazione che avrà degli effetti sia sui grandi operatori che su quelli più piccoli, pronti a dispiegare sul campo iniziative di nicchia spinti dalla consapevolezza delle opportunità offerte dal canale digitale. Un’accelerazione che continuerà anche nei prossimi mesi. “Ci aspettiamo una fortissima crescita del settore, sia sul lato degli investimenti che sul lato dei prestiti – aggiunge Brambilla – Le persone, essendo meno propense a recarsi presso le filiali bancarie, inizieranno a valutare gli investimenti attraverso robo-advisor o a chiedere prestiti attraverso le piattaforme di lending. Inoltre, questo shock colpirà anche i grandi operatori bancari, che necessariamente dovranno adattarsi e spingere molto di più sul canale digitale sulla scia del cambiamento delle abitudini dei consumatori”.


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di Rita Annunziata

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Giornalista professionista, è laureata in Politiche europee e internazionali. Precedentemente redattrice televisiva per Class Editori e ricercatrice per il Centro di Ricerca “Res Incorrupta” dell’Università Suor Orsola Benincasa. Si occupa di finanza al femminile, sostenibilità e imprese.

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