Fintech e banche Usa, a rischio 200mila posti di lavoro

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Le banche statunitensi potrebbero tagliare oltre 200mila posti di lavoro nei prossimi 10 anni, mettendo a rischio circa il 10% degli impiegati degli istituti di credito a favore delle nuove tecnologie. Back office e call center sono i settori più a rischio

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Secondo Mike Mayo, analista di Wells Fargo, è a rischio il 10% dei lavoratori delle banche statunitensi

La metà dei costi delle banche riguardano i compensi dei lavoratori

La riduzione dei posti di lavoro peserebbe principalmente sugli impiegati dei back office, delle filiali, dei call center e sui dipendenti aziendali

Le banche statunitensi potrebbero tagliare oltre 200mila posti di lavoro nel prossimo decennio, dando il via alla più grande riduzione del personale degli istituti di credito americani della storia. La motivazione? L’avvento delle nuove tecnologie, che permetterebbero di compensare buona parte dei costi sostenuti dalle banche, uno dei settori che ha registrato la crescita più lenta rispetto al passato.

A sottolinearlo è Mike Mayo, analista di Wells Fargo, la multinazionale statunitense di servizi finanziari con sede a San Francisco. Secondo quanto riportato dal Financial Times, a rischio sarebbe il 10% dei lavoratori, il cui taglio potrebbe aprire la strada a quello che viene definito da Mike Mayo un “periodo d’oro dell’efficienza bancaria”. Dal report, infatti, emerge che l’intelligenza artificiale potrebbe comportare una riduzione dei costi di elaborazione dei mutui dal 10 al 20%, accompagnata dal cloud computing che – a sua volta – potrebbe garantire ulteriori risparmi significativi.

Secondo gli analisti di Wells Fargo, in particolare, le banche statunitensi spendono circa 150 miliardi di dollari all’anno in tecnologia, una cifra superiore a qualsiasi altro settore. E i maggiori risparmi riguarderanno gli istituti di credito di grandi dimensioni, per i quali “la tecnologia rappresenta un punto di svolta”, continua Mayo.

Ma quali sono i settori più a rischio?

La riduzione dei posti di lavoro peserebbe principalmente sugli impiegati dei back office, delle filiali, dei call center e sui dipendenti aziendali, che potrebbero essere tagliati di circa un quinto, per arrivare poi fino a un terzo. Resterebbero fuori, invece, i lavoratori legati alla tecnologia, la vendita e la consulenza. “Non hanno scelta – conclude Mike Mayo – La metà dei costi delle banche riguardano i compensi. Non ci sono molte altre leve da utilizzare”.


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di Rita Annunziata

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Giornalista professionista, è laureata in Politiche europee e internazionali. Precedentemente redattrice televisiva per Class Editori e ricercatrice per il Centro di Ricerca “Res Incorrupta” dell’Università Suor Orsola Benincasa. Si occupa di finanza al femminile, sostenibilità e imprese.

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