Finanza sostenibile, il rischio della bolla autoreferenziale e cosa ci insegnano gli scacchi

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Non basta eliminare una regina per vincere una partita. Bisogna considerare il ruolo che ogni pezzo, anche un pedone, svolge nella scacchiera. Analogamente, ogni analisi d’impatto dovrebbe prevedere l’intervento di tanti specialisti. E uno spirito critico volto a valutare gli effetti di ogni azione

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Non vi è giorno ormai in cui non si legga o si ascolti la notizia della creazione di nuovi strumenti finanziari a sostegno dello sviluppo sostenibile, in prima fila quegli strumenti quali obbligazioni e finanziamenti destinati alla produzione di energie alternative, impianti di riciclaggio, di resilienza o adattamento climatico. Seppure nel contesto dell’emergenza ambientale, tali iniziative appaiano meritevoli e spesso indispensabili (quali quelle volte a sostenere l’adattamento climatico).

Il rischio è, come spesso accade, che alle affermazioni del quanto “siamo belli e bravi”, non seguano risultati che appaiano degni di nota, con la conseguente disaffezione e il sentimento di frustrazione di chi, attraverso i propri depositi e risparmi, ha reso possibile tali strumenti di finanza, indotto dalla eticità dei fini dichiarati, sacrificando una parte del rendimento finanziario in cambio di un mondo migliore. Non mi riferisco tanto ai casi di greenwashing ma a quei tanti episodi in cui gli intenti, seppur lodevoli, non sono, in modo più o meno cosciente, preceduti da vere analisi d’impatto ma neppure dalla conoscenza della realtà sulla quale si vuole intervenire. 

Scandali green e greenwashing 

Basti pensare alle notizie relative ai sistemi di compensazione dell’anidride carbonica, con i vari scandali, degli impatti che le riforestazioni possono avere sulle comunità locali in termini di ricollocamenti forzati e di rispetto dei diritti umani. E così, anche quando si acclamano strumenti di debito governativi green che dovrebbero avere la funzione di alleggerire i debiti sovrani per iniziative meritevoli in termini ambientali, non ci si chiede spesso, o quasi mai, se la segregazione delle risorse messe a disposizione con gli strumenti green non abbiano liberato altre risorse per scopi meno nobili e sicuramente meno apprezzabili, quali la realizzazione di infrastrutture di dubbia utilità: penso alle molte autostrade inutili e alle tante cattedrali nel deserto realizzate in Italia negli ultimi cinquant’anni.

Di fronte a certi esempi, se da un lato può essere comunque apprezzabile la realizzazione di un’opera green, ci si dovrebbe sempre porre il dubbio se di fatto non sia invece finanziata la realizzazione di una infrastruttura inutile, visto che alla fine la capacità di indebitamento di qualsiasi soggetto giunge sempre a un limite. Al pari di ciò che accade nel bilancio di uno stato, alla fine quel che conta è l’onere e l’ammontare del debito intesi in modo complessivo e, così, attraverso uno strumento green si può ottenere un minore onere, che poi magari sarà utilizzato per indebitarsi e cementare aree verdi senza bisogno alcuno. 

Stati sovrani e aziende

Ma al di là degli stati sovrani, altri casi possono essere ricondotti nello schema della bolla verde. Basti pensare alla generale tendenza a non finanziare l’industria del tabacco, di cui stanno soffrendo le rivendite: sebbene il dubbio se esse meritino sostegno o no sia lecito, la domanda che dovrebbe porsi è se alla fine si riesca ad ottenere una riduzione del consumo del tabacco (che ben può essere venduto con distributori automatici) o quanto invece si obblighino a chiudere le tabaccherie che pure assicurano servizi essenziali, quali servizi di cash point e di ricariche telefoniche, soprattutto nelle piccole località, dove spesso manca tutto tranne un ufficio postale e una tabaccheria.

Sin qui l’analisi critica dalla quale però si possono trarre due considerazioni costruttive. La prima che dovremmo avere tutti pudore nell’usare termini quali “green” o “sostenibile”, senza una valutazione complessiva degli impatti e un’analisi del contesto in cui l’intervento si pone. La seconda, logica conclusione della prima di cui è figlia necessaria: evitare le facili scorciatoie e i tanti proclami.

Un’analisi di sostenibilità richiede l’intervento di tanti specialisti e soprattutto uno spirito critico volto a valutare gli effetti di ogni azione, un poco come in una partita di scacchi, dove non basta eliminare una regina per vincere una partita, ma considerare il ruolo che ogni pezzo, anche un pedone, svolge nella scacchiera, in funzione della posizione in cui esso si trova rispetto a tutti gli altri (siano essi bianchi o neri): leggeremmo forse meno la parola green e sostenibile, ma probabilmente lo saremmo davvero.


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di Mario Di Giulio

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È partner dello studio legale Pavia e Ansaldo dal 2007 e opera principalmente nel settore del diritto bancario e finanziario presso le sedi di Roma e Milano. Si è laureato in giurisprudenza all’Università La Sapienza di Roma ed è iscritto all’Albo degli avvocati della capitale.

Grazie all’alternanza tra l’esercizio della libera professione e quello di avvocato in-house di rinomati istituzioni finanziarie, ha conseguito una particolare abilità nella strutturazione, direzione e gestione di operazioni nei settori di relativa specializzazione, maturando un’importante expertise in operazioni di cartolarizzazione e finanza strutturata. Vanta inoltre una consolidata esperienza nell’ambito di operazioni di debt capital market e strumenti derivati.

Ha poi collaborato con la Commissione europea per l’individuazione di meccanismi di credit enhancement per finanziare lo sviluppo delle infrastrutture in Africa orientale, partecipando alla stesura di trattati internazionali. È infatti per Pavia e Ansaldo anche responsabile del desk Africa.

Svolge attività di compliance quale membro di vari organismi di vigilanza: è presidente dell’organismo di vigilanza italiano e spagnolo di S&P Global Ratings e membro dell’International bar association.

È professore a contratto di Law of developing countries all’Università Campus bio-medico e membro del comitato scientifico del master in fashion law dell’Università Luiss Guido Carli.
Coniugato con due figli, ama gli sport all’aria aperta, la lettura e la conversazione sui temi sociali. Collabora con alcune testate online sui temi relativi ai diritti, all’ambiente e lo sviluppo.


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