Finanza etica: fare quello che dice il cuore, seguendo il cervello

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Proponiamo un estratto della conferenza dal titolo Cervello e cuore: la “formula magica” degli investimenti sostenibili e responsabili, tenuta da Etica Sgr al MiCo-Milano Congressi, lo scorso giovedì 16 settembre, in occasione del Salone del Risparmio 2021

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In un suo articolo del 1970 pubblicato sul The New York Times, l’economista Milton Friedman dichiarava che la sola responsabilità sociale di un’azienda fosse quella di aumentare i propri profitti e che qualsiasi altra attività oltre ad essa avrebbe portato a performance negative. “È questo il terreno da cui siamo partiti nell’ambito della sostenibilità”, ha spiegato Elisabetta Villa, Investment specialist di Etica Sgr. “La strada è stata lunghissima. Oggi, tuttavia, molti colleghi di Friedman hanno cambiato idea, grazie anche all’evidenza empirica che ha confutato la tesi iniziale e, alla fin fine, anche gli asset manager si sono ricreduti. Ma l’avranno fatto seguendo il cuore o il cervello?”.

Finanza etica: fare quello che dice il cuore, seguendo il cervello

Nel suo film Crimini e misfatti, Woody Allen ragionava ironico su quanto non fosse facile mettere d’accordo cuore e cervello: “i miei non si danno neanche del tu”, diceva il suo personaggio in una scena. Un assunto, quello sull’incompatibilità tra passione e razionalità che, secondo Villa, nel mondo degli investimenti si trova oggi demistificato: “grazie alla finanza etica riusciamo a fare quello che ci dice il cuore seguendo il cervello. Non si tratta di rinunciare a qualcosa per investire sostenibilmente, ma di generare valore finanziario e impatto positivo sulle persone e sull’ambiente”. Lo provano una serie di dati di fatto: dall’incremento nelle masse gestite destinate a fondi sostenibili alla richiesta di inclusione di investimenti responsabili nei portafogli delle generazioni più giovani, dalla correlazione positiva tra performance finanziaria di un’impresa e fattori Esg all’accesso molto più vantaggioso ai mercati dei capitali per le società con rating di sostenibilità più alti, fino al numero sempre maggiore di firmatari dei principi di investimento responsabile (Pri) promossi dall’Onu nel 2005. Ecco qualche numero a supporto.

La sostenibilità “conviene”? Qualche numero a supporto

Secondo i dati di Morningstar, il patrimonio dei fondi sostenibili a livello globale ha raggiunto i 2,24 mila miliardi di dollari alla fine del secondo trimestre dell’anno, di cui l’82% in Europa. A spingere l’afflusso è in parte l’appetito dei più giovani: ben l’80% della generazione Z e il 63% dei Millennials domanda infatti ai consulenti un portafoglio allineato ai propri valori, come indicano i dati del Wealth management consumer report: the new state of advice di luglio 2021 di Accenture.
Investimenti, quelli responsabili, che negli anni si sono dimostrati non soltanto una questione di “cuore”, ma anche di “cervello”, come dimostra la ricerca di Friede, Bush e Bussen del 2015 ESG and financial performance: aggregated evidence from more than 2000 empirical studies, in cui su più di duemila paper si è evidenziata una correlazione non negativa sul 90% dei casi tra performance finanziaria aziendale e attenzione ai fattori Esg. Notizie positive anche dal lato dei mercati finanziari, secondo lo studio Esg and the cost of capital di MSCI di febbraio 2020, per cui le aziende dal rating Esg più elevato riescono ad avere accesso ai mercati dei capitali a costi più vantaggiosi, sia nel mondo dell’equity sia in quello del debito.
“Quando nel 2009 Etica Sgr ha sottoscritto i Pri, primo tra i gestori italiani, eravamo in 523 asset manager in tutto il mondo. Dai 20 firmatari iniziali, a luglio di quest’anno se ne contavano ben 3.826”, continua Villa. “Oggi la finanza sostenibile non è più vista come un’iniziativa personale, come un gesto di beneficienza o, peggio ancora, come una rinuncia”. Con gli investimenti sostenibili il cervello segue il cuore, portando avanti un vero e proprio cambio di paradigma nel mondo della finanza.

La vera sostenibilità è anche imparare a leggere bene le etichette

Tuttavia, a grandi numeri corrispondono anche grandi responsabilità, con il rischio di società interessate alla sostenibilità per finalità di greenwashing, ma anche pink– e rainbow-washing, quando si parla di inclusione sociale. Attenzione, quindi, alle etichette, conclude Villa. “Il suggerimento che possiamo dare è quello di non accontentarsi di una vetrina, per quanto bellissima, o di qualche prodotto sugli scaffali. Andiamo piuttosto a cercare la coerenza, verificando se azioni, pensiero e governance vanno veramente nella direzione della sostenibilità, se dietro vi è una struttura e una strategia ben precisa, una volontà di rendicontare agli stakeholder e misurare l’impatto generato. Non per niente sono questi gli accorgimenti implementati dagli analisti che selezionano i titoli nelle società di gestione. Cervello quindi, ma anche cuore: misuriamo, ma facciamo sì che sotto vi sia della sostanza”.


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di Giulia Bacelle

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Laureata in Economia e Gestione dei beni culturali e dello spettacolo presso l’Università Cattolica di Milano. Per We Wealth scrive di finanza, arte e beni da collezione, e gestisce progetti ed eventi in questi settori

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