Finanza alternativa: Italia al primo posto in Europa

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Secondo le ultime stime, con 4,1 miliardi di euro l’Italia a fine anno si potrebbe classificare al primo posto nell’Ue per capitali alternativi raccolti.

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Secondo un’analisi di Ener2Crowd, la finanza alternativa italiana potrebbe raccogliere nel 2022 4,1 miliardi di euro, posizionandosi al primo posto tra i paesi dell’Unione Europea

“Ci preme anche sottolineare come la burocrazia derivante dalle leggi italiane possa essere un freno allo sviluppo degli operatori nazionali” ha commentato Giorgio Mottironi, co-fondatore di Ener2Crowd

La finanza alternativa italiana è in salute. A dimostrarlo sono le ultime stime sulla raccolta attesa per il 2022. Tra queste c’è quella di Ener2Crowd, la prima piattaforma italiana di lending crowdfunding ambientale ed energeticobasata sui dati Statista, secondo cui i capitali raccolti a fine anno ammonterebbero a 4,1 miliardi di euro. Una cifra enorme, che permetterebbe al Bel Paese di posizionarsi davanti a tutti gli altri paesi europei, esclusi i paesi extra Ue tra cui il Regno Unito, per distanza polo d’attrazione della finanza alternativa (11 miliardi di euro la raccolta attesa).

 

Completano il podio Francia con 3,2 miliardi di euro di raccolta e la Germania con 2,3 miliardi.Seguono Spagna (1,2 miliardi di euro), PaesiBassi (1 miliardo di euro), Finlandia, Polonia e Svezia (0,4 miliardi), Lituania (0,3 miliardi), Irlanda, Estonia e Repubblica Ceca (0,2 miliardi) e Slovenia (0,1 miliardi).

Ener2Crowd, ha calcolato la possibile evoluzione alla luce dell’entrata in vigore della nuova normativa dell’Unione Europea, includendo tutti gli strumenti della finanza alternativa e quindi le transazioni che riguardano il crowdfunding, l’invoice trading, i minibond, il direct lending, il private equity, il venture capital, il private debt e le initial coin offerings (ICOs).

“Grazie alle nuove regole uguali per tutti i Paesi dell’Ue, le piattaforme italiane potranno lavorare su più mercati contemporaneamente e crescere di più rispetto a quelle di altri Paesi. L’Italia, infatti, maggiormente pronta a cogliere la sfida poiché il regolamento europeo deriva proprio da quello italiano e trae fortemente ispirazione dall’esperienza del nostro Paese, da sempre culla del diritto” spiega Niccolò Sovico, ceo, ideatore e co-fondatore di Ener2Crowd.com

In questo nuovo contesto normativo, l’Italia è tra i Paesi maggiormente pronti al cambiamento. “Ma se da un lato le nuove regole offrono una maggiore possibilità di espansione del business, non meno rilevante è la maggiore tutela offerta ai risparmiatori» aggiunge Giorgio Mottironi, cso e co-fondatore di Ener2Crowd nonché chief analyst del GreenVestingForum.it, il forum della finanza alternativa verde.

Un nuovo regolamento europeo che permetta a tutti i cittadini dell’Ue di investire su piattaforme estere, andando a finanziare progetti in altri Paesi, sarà fondamentale per lo sviluppo del mercato. Superare la burocrazia sarà il secondo step. “Ci preme anche sottolineare come la burocrazia derivante dalle leggi italiane possa essere un freno allo sviluppo degli operatori nazionali” mette in evidenza Giorgio Mottironi.

Da un punto di vista fiscale come vengono tassi i profitti da crowdfunding? “In Italia i rendimenti provenienti dagli investimenti tramite portali di lending crowdfunding, quando questi sono “agenti di un istituto di pagamento” —e quindi nella maggioranza dei casi— vanno tassati in base all’aliquota irpef della persona e tramite una complicata procedura che vede le aziende che ricevono il prestito agire da sostituti di imposta in sola formula di acconto” spiega il chief analyst del GreenVestingForum.

All’estero, invece, questi rendimenti sono equiparati a redditi finanziari e quindi tassati al 26% tramite una semplice procedura eseguita dal portale, il quale si occupa dei versamenti per conto dei propri iscritti, come sostituto di imposta.


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di Lorenzo Magnani

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Laureato in Finanza e mercati Internazionali presso l’Università Cattolica di Milano, nella redazione di We Wealth scrive di mercati, con un occhio anche ai private market. Si occupa anche di pleasure asset, in particolare di orologi, vini e moto d’epoca.

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