Ferrari, Gucci & C.: perché (e come) investire nei brand italiani più famosi

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Il 2024 sarà un anno di crescita per il settore del lusso, con l’Italia in testa. Ecco cosa sosterrà la domanda

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Il 40% dei consumatori True-Luxury si aspetta di spendere di più in beni di lusso nel 2024.

Le Olimpiadi di Parigi di quest’estate rappresentano inoltre un volano da non sottovalutare

Nella seconda parte del 2024 il settore del lusso potrebbe registrare un rimbalzo positivo. La previsione arriva da Bank of America secondo cui molto dipenderà dai consumatori cinesi che già comunque nel 2023 hanno rialzato la testa aumentando la spesa per il lusso del 50%

I titoli italiani del lusso offrono una panoramica affascinante del settore, con nomi come Ferrari, Moncler, Prada, Brunello Cucinelli, Ermenegildo Zegna, Salvatore Ferragamo e Tod’s. Al di là di questi, la lista di marchi italiani in mano ad aziende straniere si è estesa ulteriormente. LVMH detiene marchi come Fendi, Bulgari, Emilio Pucci, Loro Piana e Acqua di Parma, mentre Kering gestisce Gucci, Bottega Veneta, Brioni, Pomellato. Tapestry è proprietaria di Versace, e Richemont controlla Buccellati.

Tra le maison straniere, l’eccezione notevole è Kering, dove il marchio Gucci rappresenta la metà del fatturato, ovvero oltre il 68% del reddito operativo ricorrente. Mentre i marchi italiani contribuiscono al valore complessivo, è evidente che Gucci riveste un ruolo predominante nelle entrate di Kering. Diversamente dalle altre maison, dove i marchi italiani non svolgono un ruolo altrettanto centrale nella generazione di reddito.

Perché investire nel lusso 

Con la crescente preoccupazione di una possibile recessione che si attenua, accompagnata da solide performance e prospettive positive emerse dalla stagione delle trimestrali nel settore del lusso, il mercato guarda con maggiore ottimismo al 2024. Secondo Gabriel Debach, market analyst di eToro, “la principale Maison LVMH, che guida la classifica delle società del lusso per capitalizzazione, forte di un valore di circa 435 miliardi di dollari, si mostra ottimista riguardo al futuro. Un sentimento condiviso anche da molte altre società. Con la domanda europea incerta, mentre quella americana resta solida e quella asiatica attesa in ripresa la maggiore esposizione internazionale gioca a favore del settore, con la possibilità di un supporto offerto dal rafforzamento del dollaro”.

A sostenere questa scelta di investimento sono dunque:

1-L’andamento del dollaro

2-Il mercato asiatico : la spesa è attesa in crescita del 10%

3-Il mercato americano

4- Le stime di spesa: Secondo lo studio True Luxury Global 2023 di BCG per Altagamma, i big spender dei 12 Paesi analizzati (Stati Uniti, Regno Unito, Italia, Francia, Germania, Brasile, Cina, Giappone, Corea del Sud, India, Emirati Arabi Uniti e Arabia Saudita) sono circa 20 milioni (su un totale di 370 milioni) e  continuano a mostrare una buona propensione alla spesa in prodotti di lusso. Il 40% dei consumatori True-Luxury si aspetta di spendere di più in beni di lusso nel 2024.

Perché  investire ora

“Sebbene potrebbe essere prematuro assegnare un’eccessiva esposizione al settore, la sua resilienza e la costante domanda di prodotti e servizi esclusivi offrono una buona diversificazione e opportunità all’investitore, soprattutto per coloro che abbracciano la tesi di una resilienza economica del mercato americano e di una ripresa del consumo cinese/asiatico”. Considerate le sfide, la necessità di investimenti e pubblicità, accompagnata da un periodo di ristrutturazione ed efficienza dei costi, “una nuova tornata di fusioni e acquisizioni non dovrebbe essere esclusa. Le Olimpiadi di Parigi di quest’estate rappresentano inoltre un volano da non sottovalutare”, spiega l’analista.

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Come investire 

Esporre il portafoglio ai titoli del lusso italiano è possibile selezionando titoli singoli oppure puntando sull’indice S&P Global Luxury Index, un indice che monitora l’andamento di 80 società impegnate nella produzione o nella distribuzione di beni di lusso, o che forniscono servizi di lusso. Le aziende per entrare a far parte dell’indice devono rispondere a precisi criteri di investibilità e il fondo  viene ribilanciato annualmente nel mese di luglio. Poi c’è la strada degli Etf e dei fondi che puntano a una crescita del capitale nel lungo termine investendo in modo attivo in un numero eterogeneo ed elevato di società del settore.

 


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di Sofia Fraschini

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