La favola di Generoso Gioielli: da Borgo degli orefici a Dubai

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Mezzo secolo di pezzi unici, sculture di oro e gemme, e un tripudio di diamanti. Una storia di dedizione e tradizione, che ha condotto Generoso Gioielli 1970 a essere fornitore della Real Casa di Borbone. Con un occhio costantemente rivolto alla propria terra

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Era il 1968 quando Generoso De Sieno, a soli 12 anni, fu assunto come ragazzo di bottega dalla ditta di gioielli dei fratelli De Maria. All’epoca, racconta, i vicoli “brulicavano di gente”. Nel ventre di Napoli, il Borgo degli orefici (riconosciuto ufficialmente dalla regina Giovanna d’Angiò verso la metà del XIV secolo), iniziò a lavorare in argento e oro, seguendo principalmente lo stile antico in voga a quei tempi. Fu solo l’inizio di una storia di dedizione e tradizione, che lo accompagnerà pochi anni dopo a fondare una maison che oggi è fornitore ufficiale della Real Casa di Borbone delle Due Sicilie. E che vede il proprio fil rouge (o “jaune”, parlando di oro) nella tutela del made in Naples nel mondo. Approdando nelle principali fiere internazionali di Francia, Stati Uniti e Hong Kong. Ma anche degli Emirati Arabi Uniti.
“Dopo aver lavorato con i fratelli De Maria, ebbi la fortuna di passare nel laboratorio di Giovanni Virgilio, che all’epoca era la fabbrica artigianale più importante della città. Non solo per professionalità ma anche per la qualità delle pietre preziose adoperate e dei materiali utilizzati, tra cui il platino”, ricorda De Sieno.
“Diversi anni dopo, alcuni ex dipendenti di Virgilio (trasferitosi a Milano) fondarono una società, L’Artigiana Gioiellieri, dove lavorai fino al 1980”. Fu allora, racconta, che comprese fosse giunto il momento di mettersi in proprio. Ma “per spiccare il volo” occorreva possedere “un discreto capitale”. Fondò dunque una società con Alfredo Antoniacci, prima di riuscire finalmente ad aprire un proprio laboratorio.

 

La favola di Generoso Gioielli: da Borgo degli orefici a Dubai

Foto di Generoso De Sieno

Generoso Gioielli 1970, dopo cinquant’anni di attività, è oggi una maison orafa nota a livello internazionale. Da mezzo secolo continua a operare secondo antiche tecniche artigianali e un’arte tipicamente napoletana, con l’obiettivo di lavorare “nel” territorio e “per” il territorio, dando opportunità di impiego a giovani creativi partenopei. Un progetto che non ha frenato i suoi piani di espansione all’estero, presenziando fiere internazionali dalla Francia agli Emirati Arabi Uniti (tra Dubai, Abu Dhabi e Sharjah), ma anche Stati Uniti d’America e Hong Kong. Con pezzi unici e un tripudio di diamanti che, nel 2014, gli sono valsi anche la nomina di fornitore ufficiale della Real Casa di Borbone delle Due Sicilie.

La favola di Generoso Gioielli: da Borgo degli orefici a Dubai

Foto della principessa Maria Carolina di Borbone delle Due Sicilie, che indossa la tiara-collier “Les jasmins des Bourbons” realizzata in occasione dei 50 anni di Generoso Gioielli 1970, in diamanti e oro bianco en tremblant

Oggi il laboratorio conta 11 professionisti, di cui sette dipendenti e quattro della famiglia De Sieno. A proseguire l’attività accanto al padre sono i suoi due figli Gennaro e Vincenzo, accompagnati dalla moglie Luisa nella modellatura e pulitura degli oggetti ma anche nella contabilità e nelle vendite. Una storia, dunque, anche di passaggio generazionale. “Dopo la scuola, i miei due figli studiavano in laboratorio. È diventata la loro seconda casa, sono realmente cresciuti tra quelle mura. Non si è mai stabilito che diventassero gioiellieri e seguissero le mie orme, ma è avvenuto naturalmente”, spiega Generoso, riconoscendo anche il loro prezioso supporto sul fronte dell’innovazione.

La favola di Generoso Gioielli: da Borgo degli orefici a Dubai

Dopo aver raccontato del trasferimento del laboratorio nel 2018, nel pieno della crisi economica, nel neonato polo orafo Oromare di Marcianise (tra Napoli e Caserta), Generoso non manca di lanciare uno sguardo anche all’ultimo anno. E alle difficoltà imposte dall’emergenza sanitaria che non hanno scalfito il suo desiderio di continuare a tramandare quell’arte antica che, oggi, si prepara a far scivolare nelle mani dei giovani. “I primi mesi della pandemia sono stati tragici, ma la maison era solida e abbiamo continuato a tenere stretti i nostri dipendenti. Il problema più grande, però, resta quello della burocrazia. Per un laboratorio artigianale, tenere il passo degli obblighi burocratici è faticoso. I tempi si allungano e, con essi, aumentano anche i costi. Manca una legge che ci solleva o ci supporta in tal senso”, conclude De Sieno.


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di Rita Annunziata

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Giornalista professionista, è laureata in Politiche europee e internazionali. Precedentemente redattrice televisiva per Class Editori e ricercatrice per il Centro di Ricerca “Res Incorrupta” dell’Università Suor Orsola Benincasa. Si occupa di finanza al femminile, sostenibilità e imprese.

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