Manovra: dopo Eurovita in arrivo il fondo di garanzia assicurativo

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Il caso Eurovita, ha spinto il governo a istituire un fondo privato per la tutela delle polizze vita fino a 100mila euro. La dotazione? Ad oggi, 4 miliardi di euro

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La lezione di Eurovita, il primo caso in cui a rischiare il fallimento non è stata una banca ma una compagnia assicurativa, ha avuto lo sbocco normativo che molti osservatori si aspettavano. Nella bozza della Legge di Bilancio 2024, all’articolo 25, viene prevista l’istituzione di un “fondo di garanzia assicurativo dei rami vita”. Questo fondo permetterà risoluzioni più ordinate e codificate, qualora dovesse verificarsi in futuro una nuova minaccia per la fiducia nel sistema assicurativo, come lo era stata Eurovita. 

Il modello di ispirazione è quello del Fondo interbancario di tutela dei depositi (Fitd), un fondo al quale gli istituti di credito contribuiscono per garantire i conti correnti fino a 100mila euro, in caso di dissesto di un istituto. Anche il fondo di garanzia assicurativo delineato dal governo prevede che a contribuire siano gli stessi attori assicurativi

E la soglia prevista per la tutela delle polizze vita è la medesima soglia: quella dei 100mila euro “per ciascun avente diritto”. Fra le caratteristiche peculiari della garanzia offerta dal fondo figura che la garanzia, nel caso di polizze cointestate, rimane invariata (non sale a 200mila, ad esempio, nel caso di polizze intestate a due persone). 

Si tratta di un fondo di salvataggio interamente privato, senza contributi da parte dello Stato, in cui le compagnie assicurative mettono assieme risorse per proteggere le società che dovessero andare incontro a una crisi. L’esistenza di questo fondo, come nel caso del fondo interbancario di tutela dei depositi, svolge la funzione di rassicurare i risparmiatori sulla capacità di reazione alle crisi del sistema assicurativo. L’esperienza di Eurovita, in assenza di un fondo di questo tipo, ha dovuto coinvolgere i principali attori assicurativi su base interamente volontaria, facendo leva sul senso di responsabilità e costringendo l’autorità di vigilanza a cercare una soluzione “in tempo reale”. Se Allianz, Poste, Generali e Unipol non avessero trovato un accordo, Eurovita sarebbe fallita trascinando con sé anche i suoi assicurati. Con l’istituzione di un fondo, lo schema di supporto del sistema diventerà un obbligo.

La dotazione del fondo (e quando arriverà a regime)

La dotazione del fondo prevista dalla bozza sarà, stando alla bozza, “pari almeno allo 0,5% delle riserve tecniche dei rami Vita”. A fine giugno tali riserve ammontavano a 804,8 miliardi di euro, secondo gli ultimi dati pubblicati dall’Ania: a ciò corrisponderebbe una dotazione di poco superiore ai 4 miliardi di euro per il fondo di garanzia. Tale dotazione sarebbe stata sufficiente a garantire tutte le polizze a capitale garantito di Eurovita? Complessivamente il valore delle Ramo I di Eurovita si attesta sui 10 miliardi di euro, ma è difficile capire a quanto sarebbe ammontata la perdita complessiva in caso di liquidazione della compagnia. 

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Chi contribuisce al fondo 

Ad essere obbligate a contribuire al fondo saranno non solo le compagnie assicurative italiane, ma anche quelle extracomunitarie autorizzate ad operare in Italia, mentre alle compagnie comunitarie potrà essere consentita l’adesione al fondo. Secondo il dettato della bozza di legge, il livello minimo della dotazione potrà essere raggiunto in modo graduale, entro il 31 dicembre 2033. Prima di arrivare a pieno regime, dunque, il fondo potrebbe impiegare dieci anni – fatto che per diverso tempo potrebbe anche limitarne l’efficacia se una nuova crisi si presentasse a breve termine. 

Uno strumento anche per prevenire il fallimento

Oltre a garantire le polizze entro un certo livello, il fondo di garanzia potrà intervenire “per prevenire o superare una situazione di crisi che ne potrebbe determinare l’assoggettamento a liquidazione coatta amministrativa, se il costo degli interventi non supera il costo che il Fondo di garanzia”. Tornando all’esempio di Eurovita, l’esistenza di un fondo di questo tipo avrebbe consentito di intervenire nella fase in cui, senza successo, l’allora amministratore straordinario aveva cercato compagnie assicurative disposte a ricapitalizzare la società finita sotto i “livelli di guardia”. 


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di Alberto Battaglia

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Responsabile per l’area macroeonomica e assicurativa. Giornalista professionista, è laureato in Linguaggi dei media e diplomato in Giornalismo all’Università Cattolica

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