Il 10 settembre si terrà il primo meeting Bce dopo la pausa estiva. Oltre all’annosa questione dell’inflazione scomparsa – ormai deflazione per la verità – un altro incomodo si presenta davanti alla Banca centrale europea. Ma è davvero un incomodo?
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Solo quattro mesi fa, l’euro quotava 1,08 sul dollaro. Ma il 31/08 la valuta europea si affaccia – anche se solo per poco – oltre quota 1,20
I funzionari della Bce in particolare temono che il continuo apprezzarsi dell’euro sul dollaro e sulle altre valute vanifichi gli sforzi di ripresa economica dell’Europa
Solo quattro mesi fa, l’euro quotava 1,08 sul dollaro. E il 31/08 la valuta europea si affaccia – anche se solo per poco – oltre quota 1,20. Sicuramente, un euro sempre più forte segnala anche la fiducia dei mercati nei confronti dell’eurozona in virtù del pacchetto di stimoli e del fondo europeo di ripresa. Il ritorno in area 1,18 sul dollaro subito dopo il picco si deve alle parole del membro del board esecutivo Bce Philip Lane, secondo cui la banca non agisce per condizionare i tassi di cambio ma che il cambio euro/dollaro “conta”.
Le indiscrezioni vorrebbero la Bce sempre più preoccupata dalla concomitanza fra euro forte e deflazione. Se l’euro dovesse continuare ad apprezzarsi, gli effetti su esportazioni e livello dei prezzi sarebbero sempre più pesanti. I funzionari della Bce in particolare temono che il continuo apprezzarsi dell’euro sul dollaro e sulle altre valute vanifichi gli sforzi di ripresa economica dell’Europa. Sarà dunque questa la sfida principale del meeting della prossima settimana. “Nelle ultime settimane l’euro ha continuato apprezzarsi, fenomeno sempre preoccupante quando la domanda è debole” osserva un membro del board Bce al Financial Times.
All’apprezzamento dell’euro ha contribuito la Fed con la sua svolta di Jackson Hole. La sua politica da colomba perenne sta mettendo pressioni sulla Banca centrale europea. Quanto influirà il nuovo corso della Fed sulla nostra autorità di politica monetaria? Secondo alcuni analisti (SocGen), un potenziamento della politica di acquisto titoli avrebbe l’effetto di ridurre gli spread, e per questa via rafforzerebbe ulteriormente la moneta europea. Per altri però un euro forte significa più margine di manovra per la Bce, che potrebbe tornare a tagliare i tassi, dato anche il panorama deflazionistico.
Gli economisti di Morgan Stanley si aspettano che la Bce prosegua con gli acquisti di titoli e che mantenga un atteggiamento accomodante. “L’inflazione debole richiede ulteriori azioni”, ma viste le ampie risorse rimaste a disposizione del Pepp, “non ci aspettiamo ancora” altre mosse, concludono gli analisti.
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Caporedattore Pleasure Asset. Giornalista professionista, garganica, è laureata in Discipline Economiche e Sociali presso l’Università Bocconi di Milano. Scrive di finanza, economia, mercati dell’arte e del lusso. In We Wealth dalla sua fondazione
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