Elezioni Usa: e se lo stimolo fiscale arrivasse prima del previsto?

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Meno di due settimane e gli Stati Uniti, si spera, avranno un nuovo presidente. Ma tra ipotesi di stimolo anticipato e la paura di un voto incerto, o addirittura contestato, l’ago della bilancia per economia e mercati potrebbe essere il senato

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Nancy Pelosi, presidente della camera dei rappresentati, ha aperto alla possibilità che uno stimolo fiscale venga approvato prima del giorno delle elezioni

Tra i tre esiti possibili, il pareggio è il più temuto dai mercati, in quanto si allungherebbe ancor di più l’iter di approvazione del nuovo pacchetto fiscale

Se il senato rimarrà in mano ai repubblicani, il quantum stanziato sarà più vicino alla proposta di 5oo miliardi di dollari dello stesso senato piuttosto che a quelle di Trump o Biden

Non si può dire che il cielo sopra Wall Street sia stato all’insegna del sereno negli ultimi giorni. L’incertezza circa elezioni e ripresa economica si fa sentire. Dal minimo del 9 ottobre il Volatility Index, anche conosciuto come l’indice della paura, è risalito fino a toccare la soglia dei 30 punti. Dal 12 al 19 ottobre i principali indici statunitensi (S&P500, Dow Jones, Nasdaq 100) hanno avuto sedute ribassiste fino a perdere all’incirca il 3%. A detta di molti il vero tema che muove i mercati non sono tanto le elezioni in sé, ma la politica fiscale del giorno dopo. Ecco perché per i mercati l’ipotesi peggiore sarebbe quella di un pareggio, che rallenterebbe di fatto l’approvazione di un nuovo pacchetto fiscale. Ma se il tanto atteso stimolo arrivasse prima delle elezioni?

I mercati sperano nello stimolo anticipato

Nancy Pelosi, presidente della camera dei rappresentanti, nella giornata di lunedì ha di fatto aperto a un’ipotesi che in pochi avevano preso in considerazione: la possibilità di un accordo fiscale prima delle elezioni. Tuttavia Mark Meadow, capo dello staff della Casa Bianca, ha affermato “che c’è ancora tanta strada da fare”. Le domande allora sono due: quanto è probabile che un pacchetto fiscale venga approvato prima delle elezioni? E quali sarebbero gli effetti sui mercati?

Alla prima domanda ha risposto Roberto Rossignoli, portfolio manager di Moneyfarm. “La partita dello stimolo è una sfida tutta politica, dove si intrecciano una serie di interessi conflittuali. Se dovessimo analizzare la partita con la teoria dei giochi, ognuna delle parti in causa (repubblicani e democratici) preferirebbe far passare un pacchetto una volta vinte le elezioni, ma vorrebbe assolutamente evitare di negoziare lo stimolo da sconfitto. Questo intreccio di interessi rende un accordo complicato, ma, allo stesso tempo, ancora possibile” spiega Rossignoli.

Per quanto riguarda invece i possibili effetti sui mercati a fare chiarezza è Filippo Diodovich, market strategist di IG. “In caso di approvazione del piano di aiuti prima delle elezioni, l‘effetto sul mercato a nostro avviso sarà estremamente positivo. Gli investitori stanno, infatti, aspettando il via libera del pacchetto fiscale da diversi mesi. La manovra fiscale espansiva che si abbinerà a quella altrettanto espansiva della Federal Reserve sarà un importante driver rialzista per gli indici di Wall Street”.

I tre scenari del giorno dopo

Ma al netto di questa ipotesi di stimolo anticipato in cosa sperano i mercati? Tutto ma non un pareggio. Al momento Joe Biden è in forte vantaggio, ma, memori del 2016, non bisognerebbe comunque sottovalutare un recupero dell’ultimo minuto di Trump. Secondo Diodovich le speranze del Tycoon sono aggrappate alla sua performance nell’ultimo dibattito e alla possibilità che una casa farmaceutica annunci di aver trovato un vaccino affidabile e pronto ad essere approvato il prima possibile. I mercati ad ogni modo accoglierebbero favorevolmente sia una riconferma di The Donald (lo scenario meno probabile), per via delle sue politiche pro business, sia l’ingresso alla Casa Bianca di un nuovo inquilino, scenario invece scontato da tempo da Wall Street. La “bideconomics”, secondo l’analista di IG, si accompagnerebbe infatti a una moderata crescita dei mercati, destinati ad avere forti scossoni se invece ci vorranno giorni per decretare il vincitore o nel caso di voto contestato. Lo stallo istituzionale porterebbe ancora più incertezza sui mercati e rallenterebbe l’iter di adozione di un nuovo pacchetto fiscale.

Pensieri sulla politica fiscale post-elezione

“Thoughts on Post-Election Policy” è un report a cura dell’Economic Research di Goldman Sachs, che esamina quali potrebbero essere le conseguenze delle elezioni sul piano fiscale. Se da una parte Trump propone un pacchetto da $1800 miliardi, dall’altra la proposta dei democratici è di $2400 miliardi. Ma secondo l’istituto americano la variabile che farà felice o infelice l’economia, e così anche i mercati, non sarà l’elezione del nuovo presidente. La politica fiscale dipenderà in larga parte dalle sorti del senato. Se rimarrà in mano ai repubblicani allora è probabile che il pacchetto fiscale non si avvicini né alle cifre proposte da Trump né a quelle proposte da Biden, ma bensì ai $500 miliardi avanzati dallo stesso senato. Ad ogni modo lo scenario istituzionale più favorevole ad un significativo stimolo fiscale è il cosiddetto “clean sweep”, ovvero il passaggio di senato e camera sotto un unico vessillo. Contrariamente probabilmente vi sarà un compromesso nel quantum che sarà stanziato.

 


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di Lorenzo Magnani

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Laureato in Finanza e mercati Internazionali presso l’Università Cattolica di Milano, nella redazione di We Wealth scrive di mercati, con un occhio anche ai private market. Si occupa anche di pleasure asset, in particolare di orologi, vini e moto d’epoca.

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