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Il discorso inaugurale del neo-presidente ha spostato l’attenzione degli investitori sulla probabilità di un nuovo pacchetto di stimoli fiscali da 1900 miliardi di dollari
Secondo gli analisti, le banche centrali guardano con interesse al dollaro debole. La performance della divisa statunitense potrebbe svolgere un ruolo chiave nelle future decisioni di politica monetaria
Dalle parti del Dragone, la Banca popolare cinese ha rafforzato lo yuan dello 0,22% nei confronti del dollaro. Questi i cambi incrociati a metà giornata (21/01/2021): l’euro/dollaro tratta sopra 1,21 a 1,2131, il dollaro/yen viaggia sopra quota 103, a 103,47 e il pound/dollaro veleggia sopra 1,37 a 1,3701.
Intanto, il mondo dell’asset management tiene gli occhi aperti e inizia a scommettere più concretamente sulla valuta cinese: Banca Generali per esempio ha appena lanciato un fondo valutario che punta sulla diversificazione fra dollaro e renminbi, con orizzonte di investimento al 2023.
Ma, come raccontava a We Wealth il professor Massimo Amato dell’Università Bocconi, è impossibile fare previsioni su una sostituzione di altre valute con il dollaro nei forzieri delle banche centrali. La Cina continua a crescere, tuttavia «bisogna vedere come si contemperano i vari aspetti politici, militari ed economici». Il tema della riconfigurazione del sistema monetario internazionale è una delle questioni nevralgiche dell’economia globale. «È necessario che si riassetti la posizione americana. Non è un caso che la nazione che meno si sta dando da fare sulla questione delle digital currency siano proprio gli Usa. Tutti gli altri si stanno attrezzando, sia la Cina che L’Europa. Ovvero le grandi entità mondiali non statunitensi. Stiamo vivendo in una situazione di sospensione dal 1971. È chiaro che vi si riesce a sopravvivere, ma è pur sempre una situazione di disequilibrio. Un’anomalia che dura da 50 anni».

