Dollaro forte, aziende deboli: la valuta Usa pesa sui conti Usa

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Dalle ultime trimestrali è emerso come l’apprezzamento del dollaro sia stato un fattore negativo per le grandi aziende statunitensi

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Il Financial Times ha evidenziato come l’apprezzamento del dollaro ha reso meno attrattivi i prodotti statunitensi, impattando direttamente sui conti delle società

Tra le società più esposte all’export ci sono le big tech, che pubblicheranno i loro risultati trimestrali nel corso di questa settimana

Secondo Goldman Sachs, il 59% del fatturato delle aziende tecnologiche dello S&P è generato al di fuori degli Stati Uniti

L’apprezzamento del dollaro degli ultimi mesi non è stato un fattore che ha giovato ai conti delle grandi aziende statunitensi. Nel secondo trimestre, stando ai risultati trimestrali pubblicati la scorsa settimana, infatti il dollaro forte ha bruciato miliardi di dollari dalle vendite, spingendo molte aziende a tagliare le previsioni per il resto dell’anno.

Perdite da miliardi di dollari

 

L’elenco delle aziende che hanno subito perdite per milioni o miliardi di dollari si è allungato di giorno in giorno dopo che la valuta statunitense ha raggiunto questo mese il livello più alto degli ultimi 20 anni.  La scorsa settimana, IBM ha detto che il rafforzamento del biglietto verde potrebbe ridurre i suoi ricavi quest’anno di 3,5 miliardi di dollari, di cui circa 900 milioni nel secondo trimestre. Johnson & Johnson ha tagliato le sue previsioni, mentre Listerine ha avvertito che il rapido aumento del dollaro potrebbe ridurre le sue vendite di 4 miliardi di dollari quest’anno. Il peso della valuta sul produttore di sigarette Philip Morris ha superato i 500 milioni di dollari nel trimestre, mentre la piattaforma di streaming Netflix ha stimato di aver subito un calo delle vendite di 339 milioni di dollari tra aprile e giugno.

 

Conti delle Big Tech a rischio

 

Gli analisti prevedono che a questa lista si aggiungeranno i titani dell’industria tecnologica come Apple e Microsoft – che generano una parte sostanziale del loro business al di fuori degli Stati Uniti. Goldman Sachs ha stimato che il 59% del fatturato delle aziende tecnologiche dello S&P è stato generato al di fuori degli Stati Uniti. Questo dato è di gran lunga superiore alla media delle società statunitensi a grande capitalizzazione quotate in borsa; i gruppi S&P 500 nel loro complesso hanno realizzato all’estero il 29% dei loro 14 miliardi di dollari di fatturato nel 2021.

 

Prospettive incerte

 

Guardando al futuro, c’è da prevedere ulteriori perdite da qui a fino anno a causa del rally del dollaro. Questa settimana la Fed dovrebbe annunciare un nuovo rialzo dei tassi nel tentativo di raffreddare l’inflazione, il che attirerà i capitali esteri facendo salire la domanda del dollaro. A ciò si aggiungono il rallentamento economico dell’Europa e i lockdown cinesi, due fattori che affievoliranno la domanda estera di prodotti statunitensi. “La velocità del rafforzamento del dollaro è la più forte che abbiamo visto in oltre un decennio”, ha dichiarato James Kavanaugh, direttore finanziario di IBM, durante la conferenza stampa sugli utili della società. “Tutte le valute che copriamo, oltre la metà di esse sono in calo a due cifre rispetto al dollaro quest’anno: è una situazione, direi, senza precedenti”. “Anche se l’ascesa del dollaro dovesse fermarsi qui, il rafforzamento a cui abbiamo assistito negli ultimi 12 mesi sarebbe sufficiente a spingere a rivedere al ribasso le stime sugli utili” ha dichiarato Max Kettner, stratega di HSBC, al Financial Times.


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di Lorenzo Magnani

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Laureato in Finanza e mercati Internazionali presso l’Università Cattolica di Milano, nella redazione di We Wealth scrive di mercati, con un occhio anche ai private market. Si occupa anche di pleasure asset, in particolare di orologi, vini e moto d’epoca.

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