Nuova stretta Usa: probabilità di default della Russia all’87%

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Il Tesoro Usa ha impedito alle banche nazionali di eseguire i pagamenti nei bond di Mosca denominati in moneta estera: default più vicino

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“La Russia deve scegliere tra l’esaurimento delle preziose riserve di dollari rimanenti o l’arrivo di nuove entrate, o l’inadempienza”, ha dichiarato un portavoce del Tesoro Usa

Secondo i dati compilati da Cma, il prezzo dei derivati utili per coprirsi dal rischio di un default russo indicano una probabilità dell’87,7%

Finora la Russia è riuscita, contro i pronostici delle agenzie di rating, a rimborsare i suoi obbligazionisti internazionali. Ma una nuova stretta degli Stati Uniti renderà la vita ancora più difficile a Mosca: lunedì 4 aprile, in tarda sera, il dipartimento del Tesoro americano ha fatto sapere che i dollari che la Russia detiene presso le banche statunitensi non potranno più essere utilizzati per rimborsare i suoi creditori.

L’annuncio è arrivato a ridosso di una scadenza di pagamento da 552 milioni di dollari relativi a un rimborso, cui si aggiungevano 84 milioni di cedole. In verità, la somma dovuta sarebbe stata pari a 2 miliardi, se non fosse che, nei giorni precedenti, Mosca è intervenuta per riacquistare circa tre quarti dei bond in scadenza il 4 aprile.

In seguito al blocco delle banche Usa, Mosca non è stata in grado di ripagare il mezzo miliardo in scadenza; e se nei 30 giorni successivi la transazione non sarà completata, si verificherebbe il primo default russo dal 1998.

Fra le banche americane più interessate dal blocco decretato dal Tesoro c’è JPMorgan, che si è adeguata alle direttive del governo rinunciando a completare i due trasferimenti dovuti ai creditori del governo russo. Dall’invasione dell’Ucraina, JPMorgan aveva gestito il pagamento di cinque cedole relative a titoli di stato russi denominati in valuta estera.

“Il Tesoro degli Stati Uniti non permetterà alcun pagamento del debito in dollari dai conti del governo russo presso le istituzioni finanziarie statunitensi”, ha dichiarato un portavoce del Tesoro Usa, “la Russia deve scegliere tra l’esaurimento delle preziose riserve di dollari rimanenti o l’arrivo di nuove entrate, o l’inadempienza“.

La riduzione delle riserve valutarie russe, in seguito alle sanzioni occidentali, è già in atto da settimane. La sommatoria delle riserve in moneta estera e riserve auree valeva circa 604 miliardi di dollari lo scorso 25 marzo, con un calo di 38,8 miliardi dal picco di gennaio, ha scritto Bloomberg. Per gli economisti dell’agenzia di stampa americana la Russia riceverà nel corso del 2022 afflussi di valuta estera per 321 miliardi di dollari, se le esportazioni energetiche continueranno di questo passo.

Secondo alcuni analisti. la principale sfida che Mosca si trova di fronte nel pagamento dei suoi creditori americani è principalmente di carattere tecnico. Sono le banche statunitensi che, da contratto, sono incaricate di saldare i pagamenti per conto dello stato russo. Per aggirare questo default, dunque, Mosca avrà bisogno non tanto di trovare denaro, quanto nuove modalità di settlement per poter far arrivare i pagamenti a destinazione.

Secondo i dati compilati da Cma, il prezzo dei derivati utili per coprirsi dal rischio di un default russo indicano una probabilità dell’87,7% (dato aggiornato al 5 aprile). Nel frattempo i rendimenti dei bond decennali emessi da Mosca hanno ripreso a salire di quota, invertendo il trend decrescente durato fra il 29 marzo e il 1 aprile.

Il problema del default, più che per le ripercussioni finanziarie vere e proprie, sarebbe una questione di prestigio per Mosca. “Un default sul suo debito sovrano”, ha dichiarato al Financial Times Eswar Prasad, un ex funzionario del Fondo Monetario Internazionale, “sarà un potente simbolo del colpo paralizzante che è stato inferto alla posizione della Russia nell’economia mondiale dalla combinazione di sanzioni finanziarie, commerciali e tecnologiche”.

 


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di Alberto Battaglia

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Responsabile per l’area macroeonomica e assicurativa. Giornalista professionista, è laureato in Linguaggi dei media e diplomato in Giornalismo all’Università Cattolica

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