Debito emergente in affanno: quali sono i Paesi più a rischio

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In mano ai creditori esteri ci sono 237 miliardi di dollari esposti al rischio default e hanno un rendimento di oltre 10 punti superiore ai Treasury Usa.

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Circa il 17% del debito pubblico emesso in valuta straniera dai Paesi emergenti è attualmente scambiato in condizioni di stress finanziario a causa degli elevati rischi di insolvenza, ha affermato Bloomberg

Secondo un rapporto pubblicato il 27 giugno da S&P Global Ratings, la protezione dei flussi di capitale e la lotta all’inflazione saranno compiti particolarmente difficili “nei Paesi importatori netti di energia che presentano già un disavanzo delle partite correnti

Circa il 17% del debito pubblico emesso in valuta straniera dai Paesi emergenti è attualmente scambiato in condizioni di stress finanziario a causa degli elevati rischi di insolvenza. Secondo tale definizione, i bond in questione pagano rendimenti superiori di ben 10 punti rispetto a quelli del Treasury Usa di pari durata; a trovarsi in questa condizione è il maggior numero di bond emergenti che si sia mai visto dal 2008.  

Nel concreto, si tratta di 237 miliardi di dollari dovuti a creditori esteri che, in uno scenario economico avverso, sarebbero i più esposti al rischio default, ha calcolato Bloomberg.

Gli investitori è già da qualche tempo che sentono puzza di bruciato. I fondi d’investimento obbligazionari specializzati in mercati emergenti hanno registrato la quarta settimana consecutiva di deflussi: secondo Refinitiv Lipper, il rosso nei sette giorni al 6 luglio, è stato di -755 milioni di dollari. 

Ad affrontare le maggiori difficoltà non sono i grossi mercati emergenti, che costituiscono la componente fondamentale dei fondi specializzati, come India, Brasile, Messico e Cina. Piuttosto, sono mercati di “frontiera”, rimasti stretti nella tenaglia dei costi crescenti sulle importazioni e dal forte rincaro del dollaro. 

Secondo S&P Global Ratings, inoltre, “considerando anche che la Federal Reserve e le altre principali banche centrali hanno dichiarato un inasprimento delle proprie politiche, si prevede un inasprimento più rapido della politica monetaria in tutti i mercati emergenti nonostante l’indebolimento delle economie”. Se così fosse, il rallentamento del Pil potrebbe farsi ancor più grave. 

Debito emergente, ecco quello più a rischio

In cima alla lista dei Paesi a rischio secondo gli indicatori di Bloomberg compaiono, infatti, Egitto (al quinto posto) e Tunisia (terzo posto) entrambe colpite dal rincaro dei cereali, e da un podio completato da El Salvador e Ghana. Anche Pakistan (quarto) e Argentina (settima), risultano fra i Paesi dal debito più a rischio, davanti persino all’Ucraina (ottava) – vista la scarsa rilevanza della spesa per interessi di quest’ultima nazione in rapporto al Pil. 

Le ragioni che hanno messo in difficoltà il debito sovrano di tutti questi Paesi sono molteplici e solo in parte sovrapponibili. Per El Salvador l’adozione del Bitcoin come moneta ufficiale ha spinto gli investitori a temere il mancato rispetto degli obblighi legali sulla restituzione del debito in dollari. Per l’Ucraina, il cui titolo pubblico rende il 60% annuo, le incertezze sono strettamente legate all’invasione militare russa. I livelli di debito elevato sul Pil e i costi delle importazioni gravano su Egitto e Tunisia. Fra i Paesi che hanno già dovuto dichiarare un default sul debito estero, oltre alla Russia, ci sono Sri Lanka e Libano.

Mentre le condizioni finanziarie di alcuni mercati emergenti si sono deteriorate in modo vistoso, l’indice di riferimento complessivo il Bloomberg EM USD Aggregate Sovereign Index ha osservato un calo del 20% da inizio anno, paragonabile al rosso segnato nello stesso periodo dall’azionario Usa (S&P 500). 

Secondo un rapporto pubblicato il 27 giugno da S&P Global Ratings, la protezione dei flussi di capitale e la lotta all’inflazione saranno compiti particolarmente difficili “nei Paesi importatori netti di energia che presentano già un disavanzo delle partite correnti: è il caso di Cile, Polonia, India, Filippine e Thailandia, dove i disavanzi delle partite correnti rischiano di essere messi sotto pressione da prezzi dell’energia elevati”. 

Nella parte più “tranquilla” del vasto gruppo dei mercati emergenti, quella a minor rischio default primeggiano i grandi esportatori di petrolio come Kuwait, Arabia Saudita ed Emirati Arabi Uniti (considerati i tre più sicuri secondo il ranking Bloomberg). Ma anche altri Paesi come Cina, Corea del Sud, Kazakistan, Polonia e Perù si trovano ben lontani dal vortice del rischio default. 


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di Alberto Battaglia

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Responsabile per l’area macroeonomica e assicurativa. Giornalista professionista, è laureato in Linguaggi dei media e diplomato in Giornalismo all’Università Cattolica

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