Dopo artisti come Bob Dylan e Blondie, l’autore di Titanium e Play Hard è l’ultimo artista ad aver monetizzato il suo catalogo musicale. La tendenza è in rafforzamento, anche nei fondi di private equity
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53 anni e oltre 50 milioni di album venduti. È David Guetta, dj e producer francese fra i più acclamati del nuovo millennio. Il musicista ha da poco ceduto per 100 milioni di dollari il suo catalogo di diritti musicali alla Warner Music. L’accordo includerebbe non solo i lavori del ventennio passato, ma anche future produzioni.
Come già scritto, quello delle royalties discografiche è un mercato fiorente e in ascesa, per due ordini di motivi, che si rafforzano a vicenda. Da una parte, lo streaming ha soppiantato le vendite di dischi. Dall’altra, la mancanza di spettacoli ed eventi dal vivo del biennio pandemico ha spinto diversi artisti, fra cui Bob Dylan, Blondie e Steve Nicks a monetizzare i propri diritti musicali, cedendo i rispettivi cataloghi a case discografiche come la Warner o a fondi di investimento.
Complice l’esplosione dello streaming, negli ultimi sei anni l’industria musicale è stata in perenne crescita. Come riporta l’associazione di categoria IFPI (International Federation of the Phonographic Industry) nel suo Global Music Report 2021, il settore vale oggi 21,6 miliardi di dollari, e lo streaming rappresenta una fetta del 62,1% dei ricavi totali. I ricavi sono cresciuti del 7,4% nel 2020 a fronte di una contrazione del 4,7% nelle vendite di supporti fisici nello stesso periodo. D’altro canto, i ricavi da streaming si sono impennati del 18,5%, mentre i diritti per le performance dal vivo sono calati del 10,1%.
Le royalties discografiche per alcuni investitori (come il fondo Hipgnosis) sono la nuova corsa all’oro. Ma, come ammonisce lo stesso ceo di Warner Steve Cooper, «sia lode a chi riesce a immaginare di poter guadagnare su diritti musicali che ha pagato 25 volte il loro valore». Non è il caso della Warner e di David Guetta.
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Caporedattore Pleasure Asset. Giornalista professionista, garganica, è laureata in Discipline Economiche e Sociali presso l’Università Bocconi di Milano. Scrive di finanza, economia, mercati dell’arte e del lusso. In We Wealth dalla sua fondazione
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