Dal Pnrr 550 milioni per startup “verdi” e digitali. A chi spettano

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Al via due fondi di venture capital per la transizione ecologica e digitale. Il 40% delle risorse saranno riservate a progetti e startup del Mezzogiorno

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Le risorse attingono a due fondi, il Green transition fund con un budget di 250 milioni di euro e il Digitali transition fund da 300 milioni

Tra i settori coinvolti ricordiamo l’energia rinnovabile, mobilità sostenibile, efficienza energetica, intelligenza artificiale, fintech e blockchain

Startup e piccole e medie imprese, dal Dna “green” o digitale, possono ora accedere a due fondi di venture capital da 550 milioni di euro complessivi. Si tratta del “Green transition fund” (con un budget di 250 milioni) e del “Digital transition fund” (300 milioni), promossi dal ministero delle Imprese e del made in Italy nell’ambito del Piano nazionale di ripresa e resilienza e gestiti da Cdp Venture Capital Sgr. L’obiettivo – come spiegato dal Mise in una nota – è favorire la crescita dell’Italia tramite investimenti di capitale di rischio, sostenendo progetti riguardanti la transizione ecologica e digitale.

Green transition fund: a chi si rivolge

Il Green transition fund punta ad attivare almeno 250 milioni di euro di investimenti privati nel settore delle tecnologie verdi entro il 30 giugno 2026, con un focus su rinnovabili, economia circolare, mobilità, efficienza energetica, smaltimento dei rifiuti, stoccaggio di energia e affini. Almeno il 40% delle risorse disponibili sono riservate al finanziamento di operazioni da realizzare nelle Regioni del Mezzogiorno (Abruzzo, Basilicata, Calabria, Campania, Molise, Puglia, Sardegna e Sicilia) o che abbiano una sede operativa in una di esse. Il fondo opera attraverso investimenti diretti e indiretti, attraverso la sottoscrizione di fondi di venture capital, in “startup con un elevato potenziale di sviluppo, con particolare riguardo verso le pmi delle filiere della transizione ecologica e le pmi che realizzano progetti innovativi, anche già avviati” e caratterizzati da un certo grado di scalabilità, si legge nell’accordo finanziario stipulato tra Mise e Cdp Venture Capital Sgr.

Gli interventi ammissibili devono rispettare le seguenti caratteristiche:

periodo di investimento non superiore a cinque anni, seguiti da altri cinque anni di gestione del portafoglio;

ticket di investimento compreso tra un milione di euro e 15 milioni di euro per gli investimenti diretti e tra 5 milioni e 20 milioni per quelli indiretti;

rispettare il “Principio di non arrecare un danno significativo” (Dnsh), ovvero escludere imprese target che svolgano una delle seguenti attività: estrazione di carbone, di petrolio greggio, gas naturale, minerali metalliferi e minerali e prodotti di cava, trattamento dei combustibili nucleari, attività di supporto all’estrazione di petrolio e di gas naturale, fabbricazione di coke e prodotti derivanti dalla raffinazione del petrolio, produzione di gas, distribuzione di combustibili gassosi mediante condotte, trattamento e smaltimento di rifiuti pericolosi e non pericolosi.

Digital transition fund: cosa finanzia

Il Digital transition fund si pone invece l’obiettivo di sostenere almeno 250 imprese entro il 30 giugno 2025, con un focus sulle pmi delle filiere della transizione digitale e che realizzano progetti innovativi con un significativo grado di scalabilità. Anche in questo caso, almeno il 40% delle risorse disponibili (300 milioni di euro) sono riservate al finanziamento di operazioni da realizzare nel Mezzogiorno o che abbiano sede operativa al Sud. I progetti dovranno interessare gli ambiti dell’intelligenza artificiale, cloud, assistenza sanitaria, industria 4.0, cybersicurezza, fintech, blockchain o di altri ambiti della transizione digitale. Le operazioni del fondo riguarderanno imprese ad alto potenziale di crescita che rispettino, ancora una volta, gli orientamenti tecnici sull’applicazione del Principio “do not significant harm” (non arrecare danno significativo) escludendo i settori sopracitati.


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di Rita Annunziata

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Giornalista professionista, è laureata in Politiche europee e internazionali. Precedentemente redattrice televisiva per Class Editori e ricercatrice per il Centro di Ricerca “Res Incorrupta” dell’Università Suor Orsola Benincasa. Si occupa di finanza al femminile, sostenibilità e imprese.

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