Crowdfunding, l’investimento giovane per la folla

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Digitale e per tutti: investire in start-up non è mai stato così facile. Tommaso Baldissera Pacchetti (CrowdFundMe) e Andrea Maffi (Trusters) spiegano a We Wealth rischi e vantaggi del crowdfunding

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Fino a pochi anni fa investire nei mercati privati non era per tutti. Soglie d’accesso elevate e rischi maggiori facevano infatti sì che solo gli investitori più benestanti potessero cogliere le opportunità che riservava l’economia reale. Il crowdfunding ha cambiato le carte in tavole e ora sempre più investitori – soprattutto i i più giovani – hanno la possibilità di finanziarie, facilmente tramite app, le startup più promettenti. Sia via equity, sia via debito. 

L’investimento (anche) per i millennial

È proprio questo il carattere dirompente del servizio offerto dalle molte piattaforme di crowdfunding nate negli ultimi anni. “Piattaforme come la nostra attraggono sempre più investitori in quanto permettono di democratizzare e digitalizzare l’investimento. Anche, per esempio, un millennial, che non ha ancora una posizione di lavora stabile e fonti d’investimento cospicue, può accedere facilmente, tramite un device, a questo tipo di investimento in modo graduale e diversificato” commenta Andrea Maffi, fondatore e ceo di Trusters, piattaforma di lending crowdfunding operante nel real estate, che sottolinea come ad ogni modo gli early adopter erano e sono tutt’ora persone più mature. “L’80% degli investitori attivi su Trusters ha dai 35 anni in su, è nella stragrande maggior parte delle volte maschio, ha un certo tipo di reddito, una buona attitudine al risparmio e una cultura finanziaria sopra la media” continua Maffi.  

Ad ogni modo la presenza dei millennial su questi portali non è secondaria. “Il nostro cliente medio ha un’età compresa tra i 38 e i 42 anni, è un libero professionista o ricopre una ruolo manageriale e ha investito negli ultimi cinque anni una cifra compresa tra i 50 e 100 mila euro” spiega Tommaso Baldissera Pacchetti, ceo e fondatore di CrowdFundMe, evidenziando come le persone tra i 45 e i 55 seppur siano meno, investono di più: ad operazione 4000 euro contro i 3000 euro di media del portale. 

A rendimenti maggiori…

Oltre alla componente digitale e democratica, il crowdfunding calamita sempre più capitali anche per i rendimenti che offre. Sia lato equity, sia lato debito. “Stando a un indice sviluppato dal Politecnico di Milano, 100 euro investiti all’inizio del 2017 su tutte le piattaforme e su tutti i progetti di equitycrowfunding varrebbero oggi 157 euro. Considerando solo i progetti di Crowdfundme, la cifra sale a 244 euro” commenta Baldissera Pacchetti. Anche fronte obbligazionario i rendimenti sono molto interessanti. “Il lending sul real estate restituisce mediamente un tasso di rendimento al lordo delle tasse compreso tra il 9% e il 12%” afferma Maffi che spiega che, come da manuale, a rendimenti più elevati corrispondono maggiori rischi.

… maggiori rischi 

“La regola d’oro è non investire più di quanto non si è disposti a perdere. Fatto cento il portafoglio, non bisognerebbe allocare più del 5%” avverte Baldissera Pacchetti. Qual è la fonte di rischio del crowdfunding? Gli alti tassi di default. “Seppur statisticamente il numero di startup che falliscono è ancora basso, ci aspettiamo che il numero di default aumenti nei prossimi anni. In media su dieci progetti, 6 falliscono, tre sopravvivono, 1 solo fa il botto” continua il ceo di CrowdFundMe che sottolinea che inoltre si tratta di uno strumento illiquido e che richiede un certo orizzonte temporale. Per mitigare il rischio una soluzione c’è: diversificare e puntare sulle società più affidabili. “Il consiglio è investire di più in società con buoni track record che hanno dimostrato di rimborsare puntualmente i clienti ed essere più cauti verso le società nuove” commenta Maffi. 

È il momento di investire?

Infine, decidere di mettere in moto i propri risparmi via crowdfunding ha anche un senso rispetto al momento contestuale di mercato, dove sia l’equity che il debito quotato sono in continua discesa. “I mercati privati sono pieni di liquidità da investire, con il risparmio degli italiani che è secondo al mondo solo a quello del Giappone. Nel primo semestre 2022 i finanziamenti alle start-up sono ammontati a 1 miliardo di euro, un ottimo risultato considerando che il dato per l’intero 2021 è stato di 1,4 miliardi di euro. Le startup inoltre godono di enormi margini di crescita e si adattano meglio rispetto alle grandi società a un contesto recessivo” spiega Baldissera Pacchetti. Anche sul real estate le prospettive sono buone. “Nei prossimi anni il lending immobiliare avrà una grande spinta, soprattutto per via della contrazione dell’emissione di credito da parte della banche verso le società che si occupano di real estate” conclude Maffi. 


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di Lorenzo Magnani

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Laureato in Finanza e mercati Internazionali presso l’Università Cattolica di Milano, nella redazione di We Wealth scrive di mercati, con un occhio anche ai private market. Si occupa anche di pleasure asset, in particolare di orologi, vini e moto d’epoca.

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