La crisi non frena l’Ai: boom da 300 milioni

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Il settore dell’intelligenza artificiale assorbe l’urto dell’emergenza epidemiologica e raggiunge i 300 milioni di euro di fatturato nell’anno della crisi. Nonostante i problemi di budget, il 40% delle imprese tricolori ha in corso progetti pienamente operativi in tal senso. E le prospettive sul 2021 restano positive

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La componente software traina la spesa, conquistando il 62% del mercato. Seguono i servizi con il 38%

Il settore più attivo in termini di investimenti è la finanza (23%). Chiudono il podio energia e utility (14%) e manifattura (13%)

Nicola Gatti, direttore dell’osservatorio artificial intelligence del Polimi: “La resilienza mostrata permette di guardare al 2021 con ottimismo”

Nonostante i problemi di budget abbiano fatto da deterrente nell’anno della crisi, il mercato dell’intelligenza artificiale ha assorbito l’urto dell’emergenza. Secondo l’ultimo osservatorio della School of management del Politecnico di Milano, nel 2020 l’intero settore ha riportato una crescita del 15% sul 2019, raggiungendo un fatturato pari a 300 milioni di euro. Una spesa trainata principalmente dalla componente software, mentre resta marginale quella hardware.
“La crisi sanitaria non ha fermato l’innovazione e la crescita del mercato dell’artificial intelligence, ma ne ha sicuramente orientato l’attenzione su alcune tipologie di progetti”, precisa il direttore dell’osservatorio, Alessandro Piva. L’accelerazione, infatti, ha riguardato principalmente le soluzioni di “intelligent data processing” (algoritmi per analizzare ed estrarre informazioni dai dati, ndr) che coprono il 33% della spesa (+15%), ma anche di “natural language processing” con il 18% (+9%), di “recommendation system” con un ulteriore 18% (+15%) e di “intelligent robotic process automation” con l’11% (+15%). D’altro canto, le iniziative cresciute di più in termini di risorse sono state quelle dei chatbot e dei virtual assistant (+28%), “spinte dallo spostamento online della relazione col cliente”, aggiunge Piva.

Il settore più attivo? La finanza

Il settore più attivo in termini di investimenti in soluzioni di intelligenza artificiale è la finanza (23%), accompagnata da energia e utility (14%), manifattura (13%), telco e media (12%) e assicurazioni (11%). Tra l’altro, il 53% delle 235 imprese medio-grandi coinvolte nell’analisi dichiara di aver attivato almeno un progetto in tal senso nell’ultimo anno. Nel dettaglio, le grandi imprese (per le quali la percentuale sale al 61%) sembrano focalizzarsi principalmente sulla crescita organizzativa e culturale e sulla valorizzazione dei dati e lo sviluppo di algoritmi. Il 91% del campione riporta poi un giudizio positivo sulle iniziative attivate, con risultati sopra o in linea con le aspettative rispettivamente nel 45 e nel 46% dei casi (oltre a un 9% che si attendeva invece esiti migliori).

Certo, la contrazione delle risorse disponibili determinata dalla crisi pandemica ha avuto il suo peso. Il 35% delle imprese la definisce infatti come la principale barriera all’adozione di soluzioni di intelligenza artificiale, seguita dallo scarso impegno del top management (34%), la limitata cultura digitale aziendale (26%) e le difficoltà legate all’applicazione dell’Ai all’interno del business (26%). “La resilienza mostrata dal settore durante l’emergenza permette di guardare al 2021 con ottimismo, così come positivi sono gli sforzi a livello europeo per definire delle linee guida che regolamentino lo sviluppo di algoritmi di intelligenza artificiale – interviene Nicola Gatti, anch’egli direttore dell’osservatorio – La Commissione europea ha pubblicato un white paper che ha posto le basi per la tutela dei diritti dei consumatori, mentre lo scorso ottobre il Parlamento europeo ha adottato tre risoluzioni che riguardano rispettivamente gli aspetti etici, il tema della responsabilità civile e i diritti di proprietà intellettuale relativi a robotica e Ai”, aggiunge. Poi conclude: “Non sono atti vincolanti, ma è una prima presa di coscienza del tema”.

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di Rita Annunziata

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Giornalista professionista, è laureata in Politiche europee e internazionali. Precedentemente redattrice televisiva per Class Editori e ricercatrice per il Centro di Ricerca “Res Incorrupta” dell’Università Suor Orsola Benincasa. Si occupa di finanza al femminile, sostenibilità e imprese.

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