Il covid19 per ridurre il digital divide, anche tra le donne

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La ridefinizione dei modelli di consumo che ha coinvolto la popolazione mondiale ha permesso alla digitalizzazione di fare un salto in avanti, non solo nel settore bancario. E le donne non restano immuni al cambiamento. Ne parliamo con Liliana Fratini Passi, direttore generale di Cbi

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Dal punto di vista dei servizi bancari è stato registrato un calo dell’operatività fisica di oltre il 50% a fronte di un incremento di quella digitale superiore al 30%

Nel 2019, nell’ambito dell’online banking, in Italia risultava attivo il 41% delle donne contro la media europea del 63%

“La disuguaglianza di genere nella sfera digitale è essenzialmente il risultato della persistenza di forti pregiudizi inconsci su ciò che è appropriato e quali sono le capacità di ciascun genere”, spiega Liliana Fratini Passi

La pandemia ha imposto una ridefinizione degli stili di vita, di lavoro e di socializzazione degli individui a livello globale, rendendo necessario anche un livello minimo di inclusione digitale. Secondo Liliana Fratini Passi, direttore generale di Cbi intervistata da We Wealth, in pochi mesi la digitalizzazione ha compiuto un vero e proprio balzo in avanti e, sebbene una parte della popolazione mondiale rimanga impattata dal digital divide, gli individui hanno mostrato una grande resilienza al mutato scenario. E anche le donne sembrano non restare immuni al cambiamento.
“La drammatica situazione che stiamo vivendo ribalterà indubbiamente tutte le analisi effettuate fino a un mese fa – spiega – In queste settimane le persone stanno utilizzando in modo massivo i  canali digitali per mantenere contatti sociali, a opportuna distanza, continuare a frequentare la scuola e proseguire l’attività lavorativa. Non abbiamo ancora dati certi sull’aumento dei pagamenti elettronici, ma di certo si è assistito ad un decollo dell’e-commerce fino all’80% rispetto allo stesso periodo dello scorso anno”. Dal punto di vista dei servizi bancari, invece, è stato registrato un calo dell’operatività fisica di oltre il 50% a fronte di un incremento di quella digitale superiore al 30%, continua Fratini Passi, analizzando i dati del Politecnico di Milano. “Nel settore finanziario molte persone e aziende sono state costrette ad abbandonare la componente fisica del rapporto con la banca, per passare in massa a intrattenere quasi esclusivamente un rapporto digitale, e sarà difficile tornare indietro”.

Secondo Fratini Passi, questa inversione di rotta mostrerà i propri effetti sul Digital Economy and Society Index della Commissione europea, che al 2019 colloca l’Italia alla 24esima posizione tra i 28 Stati membri in termini di digitalizzazione. “Per recuperare questo gap con i paesi virtuosi in ambito europeo, in Italia l’adozione del Piano di azione 2025 Strategia per l’innovazione tecnologica e la digitalizzazione del Paese è certamente la più idonea, anche sfruttando le opportunità portate dagli strumenti di pagamento elettronici”.

Se si parla poi della componente femminile della società, il divario che separa l’Italia dal resto del mondo è ancora più ampio, ma la pandemia potrebbe rappresentare un punto di partenza per una ridefinizione dei modelli di consumo in un’ottica di inclusione. Secondo lo studio Women in digital della Commissione Europea, nel 2019 l’Italia si collocava al 25° posto in termini di “use of internet”, “internet user skills” e “specialisti skills and employment”. Nell’ambito dell’online banking, in Italia risultava attivo il 41% delle donne contro la media europea del 63%. “Le tendenze dei dati e l’analisi qualitativa suggeriscono che la disuguaglianza di genere nella sfera digitale è essenzialmente il risultato della persistenza di forti pregiudizi inconsci su ciò che è appropriato e quali sono le capacità di ciascun genere, nonché sulle tecnologie stesse che richiedono un cambiamento culturale fondamentale – spiega Fratini Passi – Tuttavia la pandemia ha creato una grande discontinuità e ha fatto percorrere in pochi giorni un balzo in avanti nella digitalizzazione che diversamente avrebbe richiesto anni”.

Le attività di Cbi

Cbi è la industry utility del sistema finanziario italiano. Con 405 banche socie e clienti, ha l’obiettivo di sviluppare infrastrutture e servizi di pagamento interoperabili per la pubblica amministrazione, imprese e cittadini nel processo di digitalizzazione del paese, contribuendo a creare standard per una cashless society. Lo scorso 1° giugno 2019 ha lanciato Cbi Globe, l’ecosistema di open finance che semplifica la collaborazione tra banche  fintech, imprese e pubblica amministrazione per creare soluzioni innovative per i clienti finali, sia retail che corporate.


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di Rita Annunziata

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Giornalista professionista, è laureata in Politiche europee e internazionali. Precedentemente redattrice televisiva per Class Editori e ricercatrice per il Centro di Ricerca “Res Incorrupta” dell’Università Suor Orsola Benincasa. Si occupa di finanza al femminile, sostenibilità e imprese.

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