Covid-19: le risposte dei cfo alla crisi

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Un nuovo studio di Deloitte indaga sull’impatto del coronavirus secondo i cfo italiani ed europei e sulle loro risposte alla crisi

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Per ripartire nel breve termine le aziende si stanno concentrando principalmente su liquidità, nuove modalità di lavoro e piani di comunicazione

Per l’80% dei cfo intervistati, gli effetti negativi della pandemia sul fatturato aziendale dureranno fino all’autunno 2020. Più ottimismo nel lungo termine

Liquidità, nuove modalità di lavoro e piani di comunicazione: sono queste le misure chiave messe in campo dai cfo delle aziende per favorire la ripresa economica nel breve termine e rispondere alla crisi. Questo il quadro emerso dall’edizione primaverile della European Cfo Survey di Deloitte, una panoramica delle aspettative di circa mille cfo di 18 paesi europei (Austria, Belgio, Danimarca, Finlandia, Francia, Germania, Grecia, Islanda, Irlanda, Italia, Lussemburgo, Paesi Bassi, Norvegia, Polonia, Portogallo, Russia, Spagna, Svezia, Svizzera) sulle ripercussioni economico-finanziare del coronavirus.
In particolare, il 74% dei direttori finanziari sta tagliando i costi per rispondere alla crisi; il 66% dei cfo sta dando priorità all’istituzione di nuove modalità di lavoro (es. smart working e telelavoro) al fine di tutelare la salute della forza lavoro e garantire la continuità del business mentre il 35% degli intervistati ritiene essenziale l’elaborazione di piani di comunicazione efficaci per mantenere la fiducia degli stakeholder.
Fonte: Deloitte – European Cfo Survey
Dallo studio emerge che, l’impatto della pandemia di Covid-19 sul fatturato delle aziende, spaventa in modo particolare i cfo italiani ed europei. Timori che si riflettono nel pesante crollo della fiducia da parte dei direttori finanziari: in media, il 63% dei cfo intervistati si dichiara preoccupato per le prospettive finanziarie della propria azienda. Il dato, in crescita di quasi 30 punti percentuali in soli sei mesi è la percentuale più elevata mai registrata dall’inizio delle rilevazioni Deloitte nel 2015.

Una preoccupazione lecita se si considera che alla domanda “quanto durerà la recessione?”, l ‘80% dei cfo pensa che gli effetti negativi della pandemia sul fatturato aziendale proseguiranno fino all’autunno 2020 con effetti significativi in termini di investimenti e occupazione. Inoltre, un terzo degli intervistati prevede un calo dei ricavi a doppia cifra nei prossimi sei mesi. Ad essere maggiormente preoccupati dall’impatto della pandemia nel breve termine, come ci si poteva aspettare, sono i cfo delle aziende attive in ambito turismo e travel mentre lo studio rileva maggiore fiducia nei settori health e life-science.

Se nel breve termine le prospettive sono decisamente nere, l’analisi registra un maggior ottimismo nel lungo termine: solo il 10% dei cfo prevede un forte calo delle entrate anche nel 2021, mentre il 30% pensa che i ricavi torneranno ai livelli pre-crisi. Tuttavia, più della metà del campione si aspetta che gli effetti negativi della pandemia influenzeranno in qualche modo anche il 2021.

“Ora che la maggior parte delle economie europee si appresta ad allentare le misure di lockdown decretate per contenere la pandemia di Covid-19, più che un netto rimbalzo delle attività produttive ci aspettiamo una graduale ripresa dell’economia, in particolare tra fine 2020 e primo semestre 2021. Una crescita di lungo periodo che auspichiamo sostenibile e inclusiva” ha commentato Riccardo Raffo, partner di Deloitte e cfo program leader.

 


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di Redazione We Wealth

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