Così lo strabismo dei banchieri può indirizzare il biglietto verde

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L’Outlook degli esperti di Cordusio e di eToro sui movimenti dei cambi, dettato dalla divergenza fra le politiche monetarie fra Fed e Bce

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L’avvio del tapering della Fed era uno dei segnali più attesi in vista di quello che, probabilmente, sarà uno dei maggiori temi di discussione del 2022: la normalizzazione delle politiche monetarie. Quantomeno per i Paesi sviluppati, la fase straordinaria della pandemia dovrebbe essere ormai superata, grazie alle ampie coperture vaccinali, cui potrebbero presto aggiungersi anche le promettenti terapie anti-Covid testate da Merck, Pfizer e altre società farmaceutiche. Anche l’economia e l’occupazione, poi, hanno da tempo recuperato il grosso del terreno perduto nel 2020. È in questo contesto che le banche centrali dovranno gestire il ritorno dell’inflazione, che rischia di mantenersi più elevata rispetto agli obiettivi, anche quando la crisi energetica sarà rientrata. Come sempre accade, le politiche monetarie e le relative previsioni, saranno al centro dei pensieri degli investitori attivi sul mercato valutario.

“Le prospettive sui tassi di interesse sono state il principale driver della performance valutaria quest’anno; ciò accelererà l’anno prossimo, man mano che i Paesi più grandi aumenteranno i tassi di interesse e le differenze si amplieranno”, ha affermato a We Wealth Ben Laidler, Global Market Strategist di eToro. “Le valute dei Paesi in cui l’inflazione è la più alta e le cui banche centrali sono state più vicine a aumentare i tassi di interesse, sono state le migliori performer sul mercato valutario”, ha aggiunto Laidler, “ciò include il dollaro americano, il dollaro canadese, la sterlina e la corona norvegese”. Mentre, sul versante opposto, ci sono “euro, franco svizzero e yen”. Cosa aspettarsi dunque nel 2022? Gran parte dell’attenzione sarà rivolta alle decisioni della Fed e della Banca centrale europea, che dovrebbero intraprendere, come nel recente passato, percorsi momentaneamente divergenti.

“Il tapering della Fed, la progressiva riduzione delle immissioni di liquidità nel sistema tramite acquisti di obbligazioni sul mercato secondario, è stato annunciato e verrà presto portato a compimento”, ha dichiarato a We Wealth il responsabile investimenti di Cordusio Sim, Alessandro Caviglia. Rispetto alla ravvicinata prospettiva di rialzo dei tassi per la Fed appare “diverso il probabile programma della Bce, che vedrà le stesse azioni compiersi con un ritardo di circa 6-12 mesi”, ha proseguito l’esperto di Cordusio, “l’anno prossimo sarà infatti l’anno della normalizzazione dei cicli economici, normalizzazione che implica anche movimenti asincroni tra le due sponde dell’Atlantico”. Con queste premesse sarebbe logico aspettarsi un periodo di rafforzamento del dollaro, ma la visione di Caviglia è un po’ diversa.

“Il dollaro vedrà per un consistente numero di trimestri un differenziale di tasso rilevante (relativamente al contesto attuale) rispetto all’euro e tale differenziale sarà un chiaro fattore di supporto”, ha detto il responsabile investimenti di Cordusio, “ciononostante, continuiamo a suggerire cautela nei confronti della valuta Usa e manteniamo una view di sottopeso”. Infatti, l’attuale cambio euro-dollaro già incorpora lo scenario attuale, e “ulteriore forza” per il dollaro “potrà derivare solo da un ulteriore ampliamento ‘forward’ del differenziale dei tassi, che richiederebbe un’accelerazione del tapering o rialzi anticipati da parte della Fed”.

Questo articolo è stato pubblicato nel numero mensile di We Wealth del dicembre 2021


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di Alberto Battaglia

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Responsabile per l’area macroeonomica e assicurativa. Giornalista professionista, è laureato in Linguaggi dei media e diplomato in Giornalismo all’Università Cattolica

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