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La crisi e gli effetti negativi del coronavirus colpiranno in particolare e più duramente le regioni del nord dove si concentra il 70% della ricchezza privata
“In questa prima fase dell’emergenza, soltanto lo Stato può intervenire in maniera significativa per assicurare la liquidità necessaria alle piccole e medie imprese italiane. Superata però l’emergenza liquidità il contributo del risparmio private sarà fondamentale”
L’offerta di prodotti di finanza pubblica adatti a una clientela che può investire i propri risparmi con un orizzonte temporale di lungo periodo darebbe ossigeno a una finanza sotto pressione. “I portafoglio delle famiglie private, dove il peso dei titoli di stato era a fine anno pari al 5,6% sul totale delle attività, possono offrire spazi importanti per nuovi prodotti della repubblica, pensati in modo specifico per questa categoria di clientela” spiega Massari. E dunque si intende un arco di tempo di 25 – 30 anni e no tasse (esenti da bollo, da imposte di successione, di donazioni, da cedole e tasse sui capital gain).
Assieme a un maggior peso dei titoli pubblici sono importanti gli investimenti diretti nell’economia reale con strumenti non quotati su mercati non regolamentati, che al momento risulta essere di difficile accesso agli investitori individuali. “Una spinta a questo sviluppo potrebbe venire dalla proposta della commissione europea – conclude Massari – di istituire una categoria di investitori semi professionali che, se pur mostrando un approccio all’investimento tradizionale, hanno elevata disponibilità finanziaria (superiore ai 500 mila euro) e obiettivi di diversificazione del proprio portafoglio che soddisfano avvalendosi di un servizio di consulenza finanziaria o di gestione patrimoniale per i quali sono disposti a pagare. L’ampliamento degli strumenti finanziari per questa classe di clientela condurrebbe a un miglioramento del processo di avvicinamento degli investitori individuali verso finanziamenti a favore delle pmi e delle infrastrutture”.

