Cooperative Compliance: perché potrebbe creare valore per le pmi

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Introdotta per i grandissimi contribuenti (con oltre 5 miliardi di volume di affari) nel 2015, la pratica vuole essere estesa anche alle pmi. Ecco come funziona e perché può creare valore per le organizzazioni

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Stiamo assistendo ad una vera rivoluzione nei nostri comportamenti e non solo a causa del Covid-19. Un processo di trasformazione guidato da un maggiore senso dell’etica, che sta entrando nella vita di tutti i giorni e nelle nostre professioni, anche in ambiti che non avremmo mai immaginato prima, come è il caso del rapporto con il fisco. Tale trasformazione si è avuta, in prima battuta, con riferimento ai soggetti di ingenti dimensioni (5 miliardi di volume d’affari) ma di recente, i vertici dell’Agenzia delle Entrate stanno la vorando all’ipotesi di un ulteriore abbassamento della soglia, per permettere di entrare anche alle pmi più virtuose.
Nel 2015, infatti, per i grandissimi contribuenti è stato introdotto nell’ordinamento italiano l’istituto denominato “Cooperative compliance”, ovvero del regime di adempimento collaborativo con l’Agenzia delle Entrate. L’obiettivo è quello di instaurare un rapporto di fiducia tra amministrazione e contribuente che miri a un aumento del livello di certezza sulle questioni fiscali rilevanti. Tale obiettivo è perseguito tramite l’interlocuzione costante e preventiva con il contribuente su elementi di fatto, ivi inclusa l’anticipazione del controllo, finalizzata a una comune valutazione delle situazioni suscettibili di generare rischi fiscali.
I soggetti che intendono aderire all’adempimento collaborativo devono essere in possesso, alla data di presentazione della domanda, di un efficace sistema di controllo del rischio fiscale inserito nel contesto della governance aziendale e del controllo interno (Tax Control Framework – TCF). Un sistema che deve contenere tra i requisiti essenziali una strategia fiscale, con l’indicazione di ruoli e responsabilità, procedure, monitoraggio e adattabilità al contesto interno ed esterno e prevedere una relazione agli organi di gestione. Il TCF, impostato sulla base dei Modelli di organizzazione, gestione e controllo di cui al D.lgs. n. 231/2001, promuoverebbe la condivisione di best practice e stimolerebbe, in futuro, lo sviluppo di un unico modello standard da applicare anche alle imprese di minori dimensioni che non sono abituate alla mappatura e sistematica gestione del rischio fiscale.

La Cooperative Compliance, risulta essere un utile strumento di dialogo capace di promuovere la distensione dei rapporti fra fisco e grandi contribuenti. Il nuovo regime promuove, inoltre, una profonda rivisitazione della funzione fiscale in ambito aziendale. Il responsabile fiscale dovrà, infatti, essere sempre più coinvolto nelle decisioni di business mediante la partecipazione ai board in cui sono valutate o decise le operazioni e i progetti rilevanti per la società e per i quali la variabile fiscale rappresenta un elemento cruciale. Rivestirà inoltre la responsabilità di controllo e gestione del rischio fiscale e attività di tax planning allo stesso delegata dal board. La funzione compliance non sarà quindi più vista solamente come necessaria per rispondere alle esigenze regolatrici, ma come strumento per creare valore aggiunto nell’organizzazione.

Tale trasformazione impatterà positivamente anche sugli aspetti qualitativi dei rating delle aziende in quanto la gestione responsabile delle tasse sta diventando un argomento Esg chiave: gli stakeholder esterni sono interessati ai comportamenti in materia di politiche fiscali e ai livelli di responsabilità che le società adottano in caso di strategie fiscali aggressive o elusive; inoltre, guardano con crescente attenzione il livello di contributo economico che l’impresa fornisce alla società e alle comunità in cui effettivamente opera. Infine, la comunicazione di tali risultati è essenziale: secondo le Nazioni Unite, le imposte pagate dalle società svolgono un ruolo fondamentale nel raggiungimento degli obiettivi di sviluppo sostenibile e sono un meccanismo chiave tramite il quale le organizzazioni contribuiscono alle economie dei paesi in cui operano.

 

(Articolo tratto dal magazine We Wealth di febbraio 2022. A cura di Daniela Delfrate, co-fondatrice dello studio AndPartners)


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di Contributors We Wealth

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