Conto corrente a zero dopo la Bce, ma ora i depositi sfidano i Bot

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Bot e Conto deposito pagano ben oltre il 2% lordo sull’orizzonte annuale, mentre sui conti correnti aumentano le promozioni (ma non i tassi)

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Dal 14 settembre le banche europee ricevono dalla Bce un tasso dello 0,75% per la liquidità che depositano presso la banca centrale. In seguito all’ultima riunione dell’Eurotower, tale interesse salirà all’1,5% dal prossimo 2 novembre. Tuttavia, se oggi viene aperto un conto corrente il tasso che la banca offre al cliente resta ancora fisso a zero. 

Probabilmente, continuerà ad essere così ancora per un po’ di tempo.

Consultando le offerte dei vari conti correnti sull’aggregatore Confrontaconti.it, in data 28 ottobre, i rendimenti restano ancora una sfilza di zeri e, nell’orientare la decisione, il parametro fondamentale della valutazione resta ancora focalizzato sul costo. Insomma si sceglie cercando di rimetterci il meno possibile. 

Guadagnare qualcosa con il conto corrente, del resto, è un miraggio da molti anni in Europa. L’ultima volta che il deposit facility rate della Bce si era trovato al di sopra dello zero, prima dei rialzi di quest’estate, correva il luglio 2012. Ormai, dunque, la clientela è abituata all’idea di non percepire alcun interesse dal proprio conto corrente. Anzi, per anni si è temuto che le banche potessero iniziare a trasmettere gli interessi negativi sui correntisti, come di fatto avvenuto in alcuni sporadici casi (We Wealth si era occupato del tema nel 2020). 

Quando si adeguerà l’offerta dei conti correnti

Al momento è impossibile fare una previsione su quelli che saranno i tempi di reazione degli istituti bancari e affermare quando questi ultimi ricominceranno ad offire interessi per i conti correnti tradizionali (escluse modalità ibride o semi-vincolate). Secondo Paolo Benazzi, capo della divisione Telco, Utilities e Home Banking del gruppo MutuiOnline (che possiede Confrontaconti.it) il panorama delle offerte indica già una “forte inversione di tendenza”. 


Fino a qualche mese fa, infatti, non c’era alcuna spinta commerciale per l’acquisizione di nuovi depositanti, “addirittura, le banche non volevano denaro come nel caso eclatante di Fineco”, ha dichiarato Benazzi in un’intervista a We Wealth. “Oggi vediamo, invece, nuove promozioni e costi che stanno rapidamente scendendo, si vedono azioni di marketing volte alla raccolta”, ha detto Benazzi, “questa è la fase preliminare prima dell’offerta di un rendimento”. 

Per la verità alcune forme ibride di contocorrente iniziano già ad offrire un modesto interesse lordo come quelle offerte da Cherry Bank per somme depositate rapidamente svincolabili. IBL Banca risulta, al momento della stesura dell’articolo, l’unico conto corrente vero e proprio che offra un tasso a regime positivo dello 0,3% lordo e, dunque, un ricavo netto. Altre banche, pur mantenendo costi fissi, come quello per la carta di debito, offrono cashback in buoni Amazon (Credit Agricole) o offerte speciali sul canone fino ai 30 anni di età (Banca Mediolanum Selfy). 

Rendimenti a breve: meglio guardare a Bot e conto deposito

Le banche prima o poi si dovranno adeguare all’aumento dei tassi che la Bce offre loro senza rischiare nulla, ma il rendimento del conto corrente, stando alle previsioni sull’aumento del costo della vita per i prossimi due anni, non deve illudere sulle prospettive di guadagno. Se si intende volgere lo sguardo a forme d’investimento alternativo, meglio guardare ancora al conto deposito vincolato che in un anno può valere oggi fino al 2,5% lordo, contro il 2,388% del Titolo di stato italiano di equivalente durata (che però è un prodotto liquidabile in ogni momento). Parliamo del Bot a scadenza 13 ottobre 2023 emesso con un rendimento medio del 2,5%. 

Al netto di queste considerazioni, c’è da aspettarsi che la clientela diventare presto più esigente sui rendimenti del conto corrente, dopo un decennio di tassi d’interesse a zero.


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di Alberto Battaglia

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Responsabile per l’area macroeonomica e assicurativa. Giornalista professionista, è laureato in Linguaggi dei media e diplomato in Giornalismo all’Università Cattolica

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