Consulenza finanziaria una tantum: cosa c’è da sapere

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Un’alternativa al servizio continuativo che può mettere in luce gli errori e impostare la rotta verso l’obiettivo

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In Italia il servizio di consulenza finanziaria continua a essere piuttosto incompreso dai risparmiatori

Un incontro singolo con l’advisor può essere utile per affrontare obiettivi specifici e comprendere il valore della pianificazione

La consulenza finanziaria resta una materia poco conosciuta fra le famiglie italiane. Secondo l’ultimo Rapporto Consob sugli investimenti, pubblicato lo scorso dicembre, il 20% dei risparmiatori afferma di non saper valutare il valore aggiunto associato a questa professione (una percentuale in aumento di oltre 5 punti rispetto al 2019). Inoltre, più del 15% degli italiani raggiunti dalla Consob afferma di non saper valutare, rispettivamente, né la qualità né il costo dell servizio di consulenza. Con queste premesse, non c’è da stupirsi se solo il 32% del campione si dice disposto a pagare di tasca propria il consulente e se una percentuale ancor più piccola lo sta già facendo (ben al di sotto del 10%).

Quella di essere affiancati regolarmente da un advisor direttamente retribuito dal cliente, dunque, è un’idea piuttosto distante dalla cultura dei risparmiatori italiani, che fanno fatica a valutare il valore di questo servizio e, dunque, ad attribuirgli un giusto prezzo.

La pianificazione finanziaria, tuttavia, può apportare benefici alla maggioranza delle persone – senza limitare lo sguardo a quelle più facoltose. Per tracciare una rotta, dunque, alcuni esperti suggeriscono di aprirsi al mondo della consulenza attraverso un incontro “una tantum”. Una sessione singola che può essere affrontata al termine di un’analisi personale sulle proprie sfide o difficoltà nella pianificazione. Ad esempio, per Teresa Ghilarducci, Schwartz Professor in economia presso la New School for Social Research, la consulenza finanziaria continuativa, per la maggioranza delle persone, non sarebbe la strada più conveniente.

Ghilarducci, in un intervento pubblicato su Bloomberg lo scorso gennaio, consigliava di chiarire autonomamente in quali ambiti un consulente potrebbe favorire “i tuoi interessi”. Ad esempio, in materie come “investimenti, pianificazione successoria, pianificazione fiscale, pianificazione della pensione o pianificazione dell’istruzione superiore”. Al termine di questa analisi, ha sostenuto Ghilarducci, “potresti scoprire che, come la maggior parte delle persone, non hai davvero bisogno di un consulente finanziario a tutti gli effetti. Potresti invece spendere 500-1000 dollari per una sessione una tantum”. In Italia i consulenti che percepiscono un pagamento su base oraria, ricevono, a seconda del grado di esperienza 100-200 euro l’ora. Analisi più approfondite di tipo previdenziale e assicurativo possono costare, a seconda della complessità delle situazioni, dai 200 ai 2.000 euro. Sono costi che, affermano gli operatori del settore, possono essere recuperati agevolmente dall’impatto positivo del servizio sulle proprie finanze.

Incontrare il consulente, quali step seguire

Per organizzare questo tipo di incontro, il primo passo sarà scegliere quale consulente contattare. In generale, a promuovere maggiormente questo tipo di analisi personalizzata sono i consulenti indipendenti il cui modello di pagamento è a parcella. Una volta individuato il professionista, si procede all’individuazione dei temi da trattare nella riunione. Quali sono i frequenti? Nel caso dei privati e delle famiglie i servizi più richiesti sono “l’analisi del portafoglio e dei singoli strumenti che lo compongono, la valutazione dei gestori a cui si è affidato il patrimonio, la verifica delle condizioni applicate dall’intermediario”, ha dichiarato a We Wealth Luca Mainò, fondatore di Consultique, una società di consulenza indipendente.

Per questo genere di incontro “concentrato”, in una o due soluzioni, sarà utile preparare in anticipo una lista di domande specifiche, in grado di chiarire nel concreto quali scelte di risparmio adottare per raggiungere gli obiettivi stabiliti. Infine, sarà opportuno preparare tutto il materiale che potrebbe rivelarsi utile per le analisi del consulente, in particolare la documentazione riguardante il proprio patrimonio finanziario.

L’obiettivo della sessione con l’advisor sarà mettere in luce gli eventuali errori commessi e portare a casa un piano da seguire per il futuro. In alcuni casi, poi, questo incontro potrà rivelarsi utile per capire se, data la propria situazione, dovesse tornare un supporto più regolare. Tipicamente, per controllare i progressi verso i propri obiettivi ed effettuare eventuali modifiche al piano. “Posso affermare che quando il cliente comprende il valore del servizio di consulenza ‘pura’”, ha concluso Mainò, “desidera avere un supporto continuativo, quindi un contratto annuale rinnovabile di anno in anno”.


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di Alberto Battaglia

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Responsabile per l’area macroeonomica e assicurativa. Giornalista professionista, è laureato in Linguaggi dei media e diplomato in Giornalismo all’Università Cattolica

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