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MarketWatch, sito di informazione economico-finanziaria, ha analizzato quali potrebbero essere le tesi sostenute rispettivamente da tori e orsi in vista del rialzo dei tassi
Stando all’analisi durante i cicli di escursione tassi il ritorno del Dow Jones è stato del 55%, quello del S&P 500 del 62,9% e quello del Nasdaq del 102,7%
L’inflazione, tuttavia, esiste e il suo impatto è innanzitutto sui conti, ricordano i ribassisti. Il costo delle materie prime sta aumentando esponenzialmente esercitando una grande pressione sui conti. Tant’è che i margini hanno raggiunto il loro massimo più di un anno fa, nel primo trimestre 2021. Con la persistenza dei problemi alla catena di approvvigionamento inoltre il rischio concreto è quello di stagflazione. Sul tema i rialzisti ribattono che le imprese hanno un potere di prezzo e che i margini resisteranno all’aumento dei prezzi e che dall’offerta arrivano i primi segni che il peggio è passato. Passando poi alle questioni geopolitiche, i pessimisti sono preoccupati che le tensioni Russia e Ucraina non siano di così immediata soluzione, senza considerare la Cina, una mina ormai per definizione vagante. Dall’altra parte invece ritengono che la guerra commerciale Usa-Cina siano meno distruttiva di valore rispetto al passato e che il petrolio il suo momento di gloria (e riscatto) l’ha già avuto e che l’OPEC è in procinto di aumentare l’offerta.
Infine si pone un tema generazionale. Gli orsi argomentano la loro visione ribassista alla luce dal fatto che chi è prossimo alla pensione è incentivato a prendere profitto in questo momento. I tori invece sostengono che tra i più giovani vale l’opposto: a prezzi convenienti si compra non si vende. Tesi entrambe vere. Il tempo è un fattore determinante negli investimenti.
Chi avrà ragione? Solo il tempo ce lo dirà.

