Agroalimentare: perché può essere una buona idea per i portafogli

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Il 65% degli italiani è disposto a inserire l’agroalimentare in portafoglio. Una quota che sale al 73% per chi ha almeno 20mila euro investiti. Bicciato, Forum per la finanza sostenibile: “Grande opportunità di mercato”

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Tra gli ambiti del settore agroalimentare considerati maggiormente attrattivi il 43% dei risparmiatori indica il settore vinicolo. Seguono ortofrutticolo (33%) e latteo-caseario (33%)

Battistini: “La nostra raccomandazione è adottare un approccio di medio-lungo termine, con la consapevolezza che questi investimenti pagheranno sicuramente negli anni a venire”

In un anno caratterizzato dalla cosiddetta “policrisi”, dall’inflazione all’emergenza climatica, dalla carenza di materie prime all’aumento dei costi dell’energia, la sensibilità dei risparmiatori italiani verso tutto ciò che ruota intorno al green resta intensa. Mentre affrontano le conseguenze del carovita, il 93% dichiara di compiere con regolarità scelte di acquisto volte a limitare gli sprechi alimentari, l’81% acquista prodotti locali o a km0 e il 68% compra prodotti con certificazioni ambientali e provenienti da una filiera etica. E c’è anche chi è disposto a spendere di più per i prodotti biologici (ben l’80%). Quando poi si parla di finanza, il 78% afferma di aver sentito parlare di investimenti sostenibili e il 21% ha già sottoscritto prodotti con queste caratteristiche. Nel dettaglio, il 65% di chi conosce gli investimenti sostenibili – o ne ha almeno sentito parlare – è disponibile a investire nel settore agroalimentare, una quota che sale al 73% per chi ha almeno 20mila euro investiti. 

Bicciato: agroalimentare grande opportunità di mercato

Sono solo alcuni dei risultati della ricerca Risparmiatori italiani, investimenti sostenibili e settore agroalimentare condotta dal Forum per la finanza sostenibile in collaborazione con Bva Doxa e presentata in occasione della conferenza di apertura della dodicesima edizione delle Settimane Sri, la principale rassegna in Italia del settore. 1.400 i risparmiatori italiani coinvolti, di cui 505 che hanno investito nell’ultimo anno almeno 20mila euro. “Per gli investitori responsabili il settore agroalimentare rappresenta una grande opportunità di mercato e allo stesso tempo produce un miglioramento qualitativo degli strumenti e dei prodotti finanziari”, spiega Francesco Bicciato, direttore generale del Forum per la finanza sostenibile. “È importante valorizzare la propensione dei consumatori-risparmiatori a destinare all’agricoltura biologica e a km0 quote crescenti dei propri risparmi”, aggiunge, invitando gli operatori finanziari a “cogliere l’opportunità rappresentata da questa accresciuta domanda di qualità e fornire ai risparmiatori responsabili un accesso privilegiato alle fonti di finanziamento”. Allo stesso tempo, aggiunge, è indispensabile “rafforzare le aziende dell’agroalimentare di qualità per assicurare un’offerta adeguata alla domanda e garantire agli investitori sostenibili maggiori opportunità di investimento”.

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Perché gli italiani investono (o non) nell’agroalimentare

Tra coloro che prenderebbero in considerazione investimenti dedicati ad aziende del settore agroalimentare (il 65% sopracitato), il 46% dichiara che si tratta di un settore fondamentale dal punto di vista della sostenibilità ambientale. Il 36% lo trova utile per supportare il made in Italy, il 34% lo definisce un settore fondamentale dal punto di vista della sostenibilità sociale e il 32% un settore dinamico che guarda al futuro oltre che sempre più attrattivo. “Tra i principali ostacoli citati invece da chi non prenderebbe in considerazione un investimento di questo tipo vi sono lo scarso dinamismo del comparto (citato dal 30% degli intervistati) e il timore di operazioni di facciata che possano avvantaggiare unicamente le grandi aziende a scapito delle piccole imprese locali (30%)”, spiega Arianna Lovera, senior programme officer del Forum per la finanza sostenibile. Il 28% crede inoltre che esistano settori più attrattivi e redditizi e c’è chi teme che i rendimenti siano a rischio a causa dell’imprevedibilità del clima (26%). Guardando invece ai comparti produttivi che i risparmiatori ritengono essere più attrattivi di altri, restando in Italia, il 43% indica il settore vinicolo, seguito dall’ortofrutticolo (33%) e dal latteo-caseario (33%). Quanto all’estero, al primo posto si colloca il cerealicolo (per il 31% degli intervistati), accompagnato sul podio da carne, allevamenti e policoltura (25%) e dall’itticoltura (21%).

Fonte: Forum per la finanza sostenibile e Bva Doxa

“La sostenibilità in generale continua a guidare la raccolta nell’industria del risparmio gestito”, interviene Filippo Battistini, head of business development retail wholesale Italy di Allianz global investors. “Il problema è che l’investitore italiano resta molto pragmatico. Una recente ricerca della Consob mostra come a fronte di un 78% di investitori interessati ai prodotti sostenibili, il 54% lo farebbe solo a fronte di performance positive e interessanti. Il contesto in cui ci troviamo a operare, però, è estremamente complicato, basti pensare a quello che stanno portando in dote i vari conflitti”. Società che operano in settori controversi beneficeranno di performance positive nei prossimi anni, aggiunge Battistini. “Bisogna dunque avere pazienza, essere lungimiranti e capire che le performance non arriveranno nell’immediato. La nostra raccomandazione è adottare un approccio di medio-lungo termine con la consapevolezza che questi investimenti pagheranno sicuramente negli anni a venire. Se finora i risparmiatori hanno guardato alla sostenibilità attraverso la lente della selezione negativa o premiando società leader su questo fronte, oggi dovrebbero focalizzarsi anche su settori controversi o società che non rivestono ancora un ruolo di leadership ma che si stanno impegnando verso la giusta direzione”.


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di Rita Annunziata

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Giornalista professionista, è laureata in Politiche europee e internazionali. Precedentemente redattrice televisiva per Class Editori e ricercatrice per il Centro di Ricerca “Res Incorrupta” dell’Università Suor Orsola Benincasa. Si occupa di finanza al femminile, sostenibilità e imprese.

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