Infrastrutture non quotate: come investire e quali rischi si corrono

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Come investire in infrastrutture non quotate

Investire in infrastrutture non quotate significa investire in asset che forniscono servizi essenziali per la società, dai trasporti alla salute, dall’energia all’istruzione. Ecco come inserirle in un portafoglio diversificato secondo Christoph Gisler di Swiss Life asset manager

Indice

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  • Le infrastrutture includono, a titolo esemplificativo, trasporti, salute, istruzione, energia, acqua, ambiente e telecomunicazioni
  • Gisler: “Offrono un’ampia gamma di vantaggi, che comprendono un profilo di rendimento interessante e un’elevata visibilità dei flussi di cassa”

Investire in infrastrutture non quotate significa investire in asset che forniscono servizi essenziali per la società: dai trasporti (strade, aeroporti, porti) ai servizi di pubblica utilità (acqua, elettricità, gas), dalle telecomunicazioni (reti in fibra ottica) alle infrastrutture sociali (come scuole o ospedali). Asset che si caratterizzano per la loro natura di lungo termine, per elevate barriere all’entrata, per l’alto fabbisogno di capitale iniziale ma anche per la capacità di garantire flussi di cassa relativamente stabili.

“Offrono un’ampia gamma di vantaggi che possono contribuire alla sicurezza finanziaria e all’accumulo di ricchezza di un investitore”, spiega a We Wealth Christoph Gisler, head infrastructure equity di Swiss Life asset managers. “Tali vantaggi comprendono un profilo di rendimento interessante, un’elevata visibilità dei flussi di cassa, un effetto di diversificazione positivo e un potenziale di crescita a lungo termine”. Tendono inoltre a registrare buone performance in periodi di inflazione, continua Gisler, poiché i cash flows generati dai progetti infrastrutturali sono generalmente legati all’aumento dei prezzi (o “inflation linked”). Una caratteristica rivelatasi interessante negli ultimi 18 mesi, dice l’esperto, come evidenziato dal grafico sottostante.

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Investire in infrastrutture: quali sono i rischi

Certo, non mancano dei rischi, avverte Gisler. Se da un lato i cambiamenti normativi possono avere un impatto sul business plan dell’asset, per esempio, dall’altro l’instabilità politica può essere causa di incertezza. Problemi operativi o interruzioni impreviste possono avere inoltre un impatto sui ricavi e sulla redditività. “In più, gli investimenti in infrastrutture possono utilizzare la leva finanziaria, per cui è improbabile che siano protetti in caso di problemi con le società partecipate. Tra l’altro, un portafoglio concentrato può comportare rischi di diversificazione, nel caso in cui le società o il settore in generale si trovino in difficoltà”, osserva l’esperto. Per mitigare i rischi, secondo Gisler, è “fondamentale investire in un portafoglio con una diversificazione mirata degli asset infrastrutturali tra diversi settori, regioni geografiche e società con diversi modelli di business e profili di cashflow”.

Come inserire le infrastrutture in portafoglio

Quanto alle strategie da adottare, Swiss Life asset manager ne distingue tre principali:

  • core/core+ che si concentrano su società infrastrutturali già costruite e consolidate, con forti flussi di cassa ma con un potenziale di crescita piuttosto limitato;
  • value-add, che si concentrano maggiormente su aziende con un elevato potenziale di crescita;
  • e infine una strategia separata sulle energie rinnovabili. In questo caso, l’attenzione si concentra sulla generazione di energia (solare, eolica, idrica), sulla trasmissione di energia, sullo sviluppo di capacità di stoccaggio dell’energia e sulle nuove tecnologie di combustibili, come idrogeno e biocarburanti.

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di Rita Annunziata

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Giornalista professionista, è laureata in Politiche europee e internazionali. Precedentemente redattrice televisiva per Class Editori e ricercatrice per il Centro di Ricerca “Res Incorrupta” dell’Università Suor Orsola Benincasa. Si occupa di finanza al femminile, sostenibilità e imprese.

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