Goldman, Citi & co: come investiranno le grandi banche nel 2024

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Visual Capitalist ha raccolto le strategie di investimento delle grandi banche – tra cui Goldman Sachs, J.P. Morgan e Citi – per il 2024 in un’unica analisi. Occhi puntati su obbligazioni di elevata qualità e intelligenza artificiale

Indice

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Diversi outlook suggeriscono di impiegare la liquidità in obbligazioni di elevata qualità e azioni resistenti alla recessione con bilanci solidi

Un tema d’investimento comune su cui molti istituti sono disposti ad adottare un atteggiamento “aggressivo” è quello dell’intelligenza artificiale

A ormai due settimane dall’inizio del nuovo anno, i mercati si attendono un contesto economico mondiale sfidante, caratterizzato da tassi di interesse elevati e un’accentuata frammentazione geopolitica. Le più grandi banche di investimento suggeriscono di mettere a frutto il capitale, invitando però alla cautela e alla gestione attiva dei portafogli. Visual Capitalist ne ha raccolto le strategie in un unico “manuale” per il 2024, analizzando gli outlook di istituti come Goldman Sachs, J.P. Morgan, Ubs, Morgan Stanley, BlackRock, Bank of America e Citi.

Concentrarsi su obbligazioni di elevata qualità

Molte delle principali banche di investimento sono concordi nel ritenere che il nuovo contesto macroeconomico, caratterizzato da tassi di interesse più elevati e un’inflazione che potrebbe tornare a salire, renda rischiosa la detenzione di liquidità. Diversi outlook suggeriscono di impiegarla in investimenti di base, come obbligazioni di elevata qualità e azioni resistenti alla recessione con bilanci solidi. “A nostro avviso, i mercati dei titoli di Stato stanno sopravvalutando il rischio che i tassi di interesse elevati rappresentino la nuova normalità e prevediamo anche un calo dei rendimenti nel 2024”, dichiarano da Ubs. Con tassi di interesse che potrebbero raggiungere il picco, i rendimenti obbligazionari reali e nominali “offrono sicurezza con interessanti prospettive di reddito”, si legge nell’analisi di Visual Capitalist. Istituti come BlackRock e Bank of America sottolineano l’opportunità offerta dalle obbligazioni indicizzate all’inflazione, come i Treasury inflation-protected securities (o Tips). Quanto alle azioni, molti istituti privilegiano le grandi società con bilanci solidi, in grado di sopportare un’eventuale contrazione degli utili in caso di recessione.

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Perché investire sull’intelligenza artificiale

Se c’è un tema d’investimento comune su cui molti istituti sono disposti ad adottare un atteggiamento “aggressivo” è quello dell’intelligenza artificiale; non solo guardando ai colossi che ne hanno cavalcato l’onda quest’anno (come Microsoft, Meta e Alphabet) ma anche ai fornitori di hardware e data center. “I più ovvi beneficiari della rivoluzione generativa dell’intelligenza artificiale hanno già visto crescere la loro capitalizzazione di mercato nel 2023, ma potrebbero dischiudersi altre opportunità quando entreremo nelle prossime fasi di sviluppo”, dice Citi. Gli investitori disposti ad assumersi un rischio maggiore in cerca di un’esposizione specifica al settore, spiega Visual Capitalist, possono guardare alle nicchie con il più alto potenziale di raccogliere i benefici dell’Ai in termini di produttività e i suoi effetti a valle, come il fintech, la robotica e la sicurezza informatica. In generale, i grandi investitori propenderanno verso il settore tecnologico nel suo complesso nell’anno a venire. BlackRock, in particolare, stima che “sarà il principale motore della crescita degli utili societari statunitensi”.

India, Messico e Giappone: quali opportunità

Molte istituzioni osservano infine i potenziali beneficiari dell’attuale panorama geopolitico e di quello che viene definito “un ordine mondiale in evoluzione”. India e Messico sono le principali scelte in diversi outlook. La prima sembrerebbe offrire buone prospettive di crescita, considerato che le catene di approvvigionamento e il commercio occidentali continuano ad allontanarsi dalla Cina. Il Messico, invece, sembra destinato a beneficiare ulteriormente della tendenza in atto delle aziende statunitensi a delocalizzare produzione e attività. Infine, sia la valuta che le azioni del Giappone rappresentano una scelta comune in ottica di diversificazione, con vari istituti che sottolineano valutazioni interessanti e una crescita degli utili sostenuta dalla politica fiscale e monetaria.


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di Rita Annunziata

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Giornalista professionista, è laureata in Politiche europee e internazionali. Precedentemente redattrice televisiva per Class Editori e ricercatrice per il Centro di Ricerca “Res Incorrupta” dell’Università Suor Orsola Benincasa. Si occupa di finanza al femminile, sostenibilità e imprese.

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