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- il Secured Overnight Financing Rate (Sofr) per i prestiti in dollari (Usd);
- l’Euro short-term rate (€str) per i prestiti in euro (Eur);
- lo Sterling Overnight Inter-bank Average Rate (Sonia) per i prestiti in sterline (Gbp).
Storicamente, gli Ibors hanno acquisito una rilevanza sempre maggiore, fino a trovarsi, secondo alcune stime, come benchmark per i tassi d’interesse di oltre 350 000 miliardi di dollari in prodotti finanziari, tra cui obbligazioni, derivati, cartolarizzazioni, crediti al consumo e differenti tipologie di prestiti. Gli IBORs sono comunemente utilizzati da istituti credito, aziende, governi ed operatori di mercato al dettaglio e sono spesso impiegati come base per le valutazioni finanziarie.
Uno degli aspetti principali che ha innescato la riforma, riguarda la necessità di ancorare, per quanto possibile, il valore dei tassi a transazioni effettive. Tuttavia, questo obiettivo non può essere eseguito con gli attuali tassi Ibors, poiché questi ultimi mirano a riflettere il mercato dei prestiti interbancari a lungo termine non garantiti, che risulta non sempre attivo.
La transizione verso i Rfr sarà un processo complesso per i diversi operatori del mercato, in quanto i Risk Free Rate sono strutturalmente diversi dagli Ibor e si stima che la maggior parte degli accordi finanziari come prestiti, obbligazioni e derivati che prevedono pagamenti basati sugli Ibors debba essere rivisto per adattarsi ai nuovi parametri di benchmark.
Il passaggio verso i nuovi tassi di riferimento porterà, inoltre, le società a valutare strategie alternative per gestire sia il periodo di transizione sia il periodo di entrata a regime dei nuovi tassi di riferimento. L’ottimizzazione dell’esposizione agli Ibors sarà, quindi, fondamentale per valutare l’adozione dei tassi alternativi sia in relazione alla modifica dei prodotti in essere che alla stipula dei nuovi contratti.

