Tassazione dell’economia digitale: gli ultimi sviluppi a livello internazionale

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Al 5 luglio 2021, 131 dei 139 Paesi e giurisdizioni membri dell’Inclusive Framework on Beps promosso dall’Ocse, rappresentanti più del 90% del PIL globale, hanno raggiunto un’intesa sull’adozione delle misure Pillar I e Pillar II

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Al 5 luglio 2021, 131 dei 139 Paesi e giurisdizioni membri dell’Inclusive Framework on Beps promosso dall’Ocse, rappresentanti più del 90% del Pil globale, hanno raggiunto un’intesa sull’adozione delle misure Pillar I e Pillar II (per una descrizione completa del Pillar I e Pillar II si rimanda all’articolo: Le sfide fiscali della digital economy; https://www.we-wealth.com/news/consulenza-patrimoniale/fiscalita-internazionale/le-sfide-fiscali-della-digital-economy). Tali misure sono volte a garantire un ammodernamento del sistema fiscale internazionale e, in particolare, ad affrontare le sfide derivanti dalla digitalizzazione dell’economia. Al riguardo, si evidenzia come le azioni previste dai pillars non eliminino la concorrenza fiscale ma stabiliscano dei parametri e delle regole applicative condivise a livello internazionale.
Nello specifico, i pillars rinnovano gli elementi chiave dell’attuale sistema fiscale internazionale non più adatto ad intercettare e tassare la generazione dei profitti in un’economia globalizzata e digitalizzata come quella attuale.

Difatti, l’erosione della base imponibile e lo spostamento dei profitti verso Paesi a bassa fiscalità (Base erosion and profit shifting) rappresentano pratiche sempre più frequenti a livello globale. Ciò è possibile per via delle lacune e delle discrepanze presenti a livello nazionale nei diversi sistemi fiscali dei vari Paesi. Le pratiche Beps costano dai 100 ai 240 miliardi di dollari ogni anno, ossia dal 4 al 10% circa delle entrate globali dell’imposta sul reddito delle società.

Mathias Cormann, segretario generale dell’Ocse, sull’importante traguardo raggiunto, ha affermato: “Dopo anni di intenso lavoro e negoziati, questo pacchetto storico assicurerà che le grandi multinazionali paghino la loro giusta quota di tasse ovunque”.

I pillars puntano a garantire una maggiore certezza e stabilità del sistema fiscale internazionale, disciplinando dei meccanismi che vincolano le grandi imprese multinazionali a versare le imposte nei Paesi dove operano e conseguono profitti.

Il Pillar I ha come obiettivo una distribuzione più equa dei profitti e dei diritti impositivi tra i Paesi per quanto riguarda le grandi imprese multinazionali (tra cui le imprese digitali). In dettaglio, il Pillar I prevede una riallocazione di alcuni diritti di imposizione sulle imprese multinazionali dal Paese di residenza ai mercati in cui queste hanno attività commerciali e conseguono profitti, indipendentemente dal fatto che abbiano o meno una presenza fisica in loco.

Il Pillar II prevede l’introduzione di un’aliquota minima globale in relazione all’imposta sul reddito delle società. Tale misura è finalizzata a porre un limite alla concorrenza fiscale e limitare l’azione attrattiva dei paradisi fiscali e dei paesi a bassa fiscalità.

Le misure indicate dai pillars mirano a fornire un sostegno ai diversi governi nazionali, i quali hanno bisogno, a seguito della pandemia da Covid-19, di raccogliere le risorse necessarie per risanare i propri bilanci ed investire nei servizi pubblici essenziali, nelle infrastrutture e nelle misure di crescita ed espansione per il rilancio dell’economia.

Con il Pillar I, ogni anno il diritto di imposizione su più di 100 miliardi di dollari di profitti dovrebbe essere riallocato alle giurisdizioni di mercato, mentre con il Pillar II (prevedendo un’aliquota minima di almeno il 15%) si stima un’ulteriore generazione annua di entrate globali pari a 150 miliardi di dollari. Ulteriori benefici deriveranno, inoltre, dalla stabilizzazione del sistema fiscale internazionale e dalla maggiore certezza fiscale sia per i contribuenti che per le amministrazioni fiscali.

Gli 8 Paesi membri dell’Inclusive Framework on Beps che non hanno ancora aderito all’iniziativa sono: Barbados, Estonia, Ungheria, Irlanda, Kenya, Nigeria, Saint Vincent e Grenadine e Sri Lanka.

Per ultimo, i partecipanti al negoziato hanno fissato un calendario per la conclusione del progetto. Questo include un termine per la finalizzazione dei lavori relativi alle tematiche tecniche riguardanti i pillars previsto per ottobre 2021 ed un piano per l’effettiva implementazione previsto per il 2023.


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di Raffaele Iervolino

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Dottore commercialista e revisore legale, ha lavorato in Italia e all’estero occupandosi di prezzi di trasferimento e fiscalità internazionale presso i più importanti network internazionali. Svolge la sua attività professionale presso lo PwC TLS Avvocati e Commercialisti, dove fa parte del gruppo di lavoro sulle transazioni finanziarie.

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