Cina: dopo l’assalto alle big tech, via a nuove restrizioni

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La Cina ha diffuso un nuovo piano volto a inasprire il controllo normativo su settori strategici per l’economia e la sicurezza nazionale. Ecco di cosa si tratta

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Nella tarda serata di mercoledì è stato fatto filtrare un documento in 10 punti con il quale il Comitato centrale del Partito comunista e il Consiglio di Stato hanno inteso rafforzare le restrizioni su settori strategici per l’economia e la sicurezza nazionale

Bruce Pang: “Le agenzie di regolamentazione continueranno a esaminare le aziende del settore tecnologico su una serie di questioni, come le quotazioni all’estero, la sicurezza dei dati e le pratiche anticoncorrenziali”

L’assalto di Pechino alle big tech, che ha finito per sottrarre ben 87 miliardi di dollari dalle tasche delle due dozzine di paperoni coinvolti, non si appresta ad arrestarsi. Anzi. Nella tarda serata di mercoledì è stato fatto filtrare un documento in 10 punti con il quale il Comitato centrale del Partito comunista e il Consiglio di Stato hanno inteso inasprire il controllo normativo su settori strategici per l’economia e la sicurezza nazionale entro il 2025. Un piano che risponderebbe al “crescente bisogno del popolo di una vita migliore”, si legge nel documento, e che mette in chiaro l’interesse del partito di garantire “un sano sviluppo di nuove forme di business” con “buone leggi e una buona governance”.
Secondo il Financial Times, Pechino avrebbe utilizzato il comunicato per fornire indicazioni sull’ampiezza e la durata delle sue restrizioni, ma il documento non conterrebbe istruzioni o misure specifiche. Ad ogni modo, secondo gli analisti la stretta cinese finirà sempre più per intensificarsi. “Le agenzie di regolamentazione continueranno a esaminare le aziende del settore tecnologico su una serie di questioni, come le quotazioni all’estero, la sicurezza dei dati, la privacy dei consumatori, le pratiche anticoncorrenziali e le irregolarità delle fusioni”, avverte Bruce Pang, head of research della banca d’investimenti China Renaissance. Secondo Pang, dunque, assisteremo a una “pressione sulle valutazioni delle società offshore quotate in settori correlati, a causa del rischio di un eccesso normativo”. I responsabili politici, ricorda tuttavia, “vorrebbero affrontare e risolvere le questioni sociali in modo efficace ed efficiente per garantire equità, giustizia, uguaglianza e sicurezza, nonché per prevenire i rischi”.
A tal proposito, anche la China banking and insurance regulatory commission (l’autorità di regolamentazione bancaria e assicurativa) ha presentato un piano per riformare il settore assicurativo del Paese. Stando a quanto risulta al quotidiano economico-finanziario britannico, alle aziende e agli intermediari del settore è stato ordinato di risolvere alcune problematiche relative per esempio alla sicurezza dei dati dei clienti, al marketing e alle commissioni. “Un’impresa politica significativa” secondo il regulator, che avverte un’intensificazione delle ispezioni e “severe punizioni”.

Ricordiamo che Pechino aveva già avviato negli scorsi mesi una serie di indagini anti-monopolio su alcune delle più grandi aziende tecnologiche della Terra del Dragone. Ad aprile, le autorità cinesi hanno inflitto una maxi multa da 2,8 miliardi di dollari ad Alibaba per abuso di posizione dominante. Lo scorso mese, invece, Tencent ha ricevuto l’ordine di porre fine agli accordi di licenza musicale che stava negoziando con etichette discografiche in tutto il mondo. Sempre a luglio, ad alcune tra le principali piattaforme online del paese – Kuaishou, Taobao, Weibo (Alibaba) e QQ (Tencent) – è stato invece intimato di rimuovere contenuti inappropriati relativi ai minori.


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di Rita Annunziata

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Giornalista professionista, è laureata in Politiche europee e internazionali. Precedentemente redattrice televisiva per Class Editori e ricercatrice per il Centro di Ricerca “Res Incorrupta” dell’Università Suor Orsola Benincasa. Si occupa di finanza al femminile, sostenibilità e imprese.

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