Solo poco più di un anno fa l’oro nero affogava nelle sabbie mobili delle quotazioni negative. Oggi invece il prezzo segna il suo valore più elevato da tre anni a questa parte, a causa dei dissapori in seno all’Opec+
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Fino a un anno fa nessuno lo avrebbe scommesso (il petrolio era sceso a -37,6 dollari al barile), ma i prezzi del petrolio hanno raggiunto i livelli più alti da tre anni a questa parte. Il Brent ha superato i 77 dollari al barile: mai così in alto dal 2018. Non è molto da meno il WTI: 76,20 al barile. Un aumento del 50% da inizio anno. «Per come stanno le cose ora, questo è uno scenario piuttosto rialzista», dicono gli analisti di Bloomberg.
La riunione dell’OPEC+ a Vienna infatti è finita senza un accordo, lasciando il cartello dei produttori in crisi. O meglio: non è nemmeno iniziata a causa della mancanza di un compromesso iniziale. Il mercato petrolifero si trova ora di fronte a scorte limitate e a prezzi in salita, schizzati ancora più in alto alla notizia del fallimento della riunione. A nulla sono valsi diversi giorni di colloqui fitti tra Arabia Saudita ed Emirati Arabi Uniti, le due parti del contendere che non trovano un accordo, riferisce Bloomberg, che ha ascoltato i delegati. Inoltre, stando a quanto dichiarato dal segretario generale dell’OPEC Mohammad Barkindo, il gruppo non ha concordato una data per la sua prossima riunione.
Il mancato raggiungimento di un accordo ha lasciato in vigore i limiti di produzione dell’OPEC+ esistenti, comprimendo quindi un mercato già ristretto, osservano gli analisti. Una rottura dell’unità dell’OPEC+ potrebbe far crollare il mercato, in una ripetizione della guerra dei prezzi fra Arabia saudita e Russia, come lo scorso anno.
Da una parte, gli EAU, che non vogliono tagliare la produzione (chiedono una modifica alla metodologia di calcolo dei tagli), giudicando la propria quota troppo ridotta rispetto alla capacità produttiva dei loro territori. Dall’altra l’Arabia Saudita, intransigente e refrattaria alle richieste di Abu Dhabi. Il ministro saudita Abdulaziz Bin Salman avrebbe desiderato «concessioni e ragionevolezza» per il salvataggio dell’Opec+, per non compromettere i risultati raggiunti negli ultimi 14 mesi di collaborazione. A quanto pare, solo velleità (nonostante la mediazione della Russia): le due parti sono sempre più in rotta di collisione per motivi che esulano dall’estrazione petrolifera. Ovvero la guerra in Yemen e i rapporti con Israele.
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Caporedattore Pleasure Asset. Giornalista professionista, garganica, è laureata in Discipline Economiche e Sociali presso l’Università Bocconi di Milano. Scrive di finanza, economia, mercati dell’arte e del lusso. In We Wealth dalla sua fondazione
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