Chi ne sa di più di esg? I millennial (e vivono in Germania)

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L’84% dei giovani con un’età compresa tra i 18 e i 34 anni dichiara di intendersi di questioni esg. E il 64% cita un’elevata padronanza. Ecco il nuovo volto dell’investitore “green”

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Il sondaggio è stato condotto su un campione di oltre 4.500 soggetti distribuiti tra Gran Bretagna, Stati Uniti, Francia e Germania tra marzo e aprile 2021

Il 52% dichiara che sarebbe più propenso a investire in un’azienda in grado di dimostrare le proprie prestazioni in ambito esg. E punta sulle informazioni quantitative

Hanno meno di 34 anni e vivono in Germania. Ma anche negli Stati Uniti. Sono i nuovi volti degli investitori privati “green”, che affermano di possedere una conoscenza approfondita delle questioni esg (environmental, social, governance), di tenerne conto nelle proprie decisioni d’investimento e di attendersi un incremento della loro rilevanza in futuro a causa dei cambiamenti climatici. Sono solo alcune delle evidenze di un nuovo rapporto di Workiva, condotto da Opinium Research su un campione di oltre 4.500 soggetti distribuiti tra Gran Bretagna, Stati Uniti, Francia e Germania tra marzo e aprile 2021. E che offre uno spaccato anche sull’importanza della trasparenza aziendale, per non perdere l’opportunità di attrarre “giovani” capitali pronti a essere dispiegati.
Secondo lo studio, infatti, la consapevolezza in materia di esg è particolarmente elevata tra i millennial, con l’84% degli intervistati che dichiara di intendersi di tali questioni e il 64% che cita anche una forte padronanza. Una percentuale, la prima, che sale al 93% quando si parla dei giovani tra i 18 e i 34 anni che vivono in Germania, per poi scivolare all’86% per lo stesso cluster negli Stati Uniti, all’83% in Francia e al 72% nel Regno Unito. Sul versante opposto gli over 55, che affermano di non aver mai sentito parlare di esg nel 62% dei casi complessivamente (l’80% in Germania, il 70% in Francia, il 51% negli Usa e il 46% nel Regno Unito).

Quanto agli investitori dei paesi a stelle e strisce, il 52% afferma però che la performance esg sia diventata ancora più importante nell’ultimo anno (si parla del 65% per i ragazzi di età compresa tra i 18 e i 34 anni). Un trend destinato a proseguire a causa dei cambiamenti climatici secondo il 69% degli intervistati statunitensi (due punti percentuali in più rispetto alla media dei quattro paesi analizzati). Intanto, anche i dati esg stanno acquisendo una maggiore rilevanza, con il 43% del cluster totale che dichiara di preferire le informazioni quantitative rispetto alle valutazioni qualitative. Infatti, più della metà (il 52%) sarebbe più propenso a investire in un’azienda in grado di dimostrare le proprie prestazioni in ambito ambientale, sociale e di buona governance e desidera sapere se le sue convinzioni morali siano in linea con la società considerata prima di prendere una decisione d’investimento.

Parallelamente, il 64% ritiene sia attualmente difficile giudicare se un’azienda stia facendo “la cosa giusta” e il 50% stenta a fidarsi quando tali imprese “promuovono” ciò che stanno facendo per l’ambiente e per la società. In questo caso, si parla rispettivamente del 57% per i giovani tra i 18 e i 35 anni negli Stati Uniti e nel Regno Unito, del 55% per i francesi e del 54% per i tedeschi. Infine, il 70% degli intervistati ritiene che le aziende dovrebbero essere considerate responsabili della dimostrazione delle proprie prestazioni esg quando attraggono gli investitori e il 72% che dovrebbe essere più semplice per questi ultimi giudicare i loro comportamenti nei confronti della società e dell’ambiente. Di conseguenza, il 71% dei giovani statunitensi e il 62% dei britannici affermano che gli stessi investitori dovrebbero esercitare una maggiore pressione sulle società affinché diventino più trasparenti in tal senso.

“I risultati della nostra indagine rappresentano una forte motivazione per le organizzazioni a esaminare seriamente le comunicazioni in materia di esg e altri dati non finanziari”, osserva Julie Iskow, chief operating officer di Workiva. “Riteniamo che vi sia un reale vantaggio competitivo nell’attirare gli investitori moderni grazie all’impegno per la trasparenza aziendale. Questo richiede una soluzione tecnologica in grado di offrire accuratezza e di semplificare il difficile processo di raccolta e divulgazione dei dati non finanziari”.


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di Rita Annunziata

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Giornalista professionista, è laureata in Politiche europee e internazionali. Precedentemente redattrice televisiva per Class Editori e ricercatrice per il Centro di Ricerca “Res Incorrupta” dell’Università Suor Orsola Benincasa. Si occupa di finanza al femminile, sostenibilità e imprese.

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