Cattolica: Cda esamina i punti critici avanzati dall’Ivass

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Settimana scorsa Istituto di vigilanza sulle assicurazioni (Ivass) aveva sottolineato nel rapporto ispettivo nei confronti di Cattolica assicurazioni diversi punti scricchiolanti

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Il Cda di Cattolica ha dunque esaminato i punti in questione e ha dato il via ai lavori di redazione del piano rimedi

Secondo l’Ivass il cda di Cattolica “ha trascurato di garantire la necessaria coerenza tra i rischi assunti dall’impresa e il suo fabbisogno di solvibilità globale”

Il consiglio di amministrazione di Cattolica ha esaminato i rilievi segnalati da Istituto di vigilanza sulle assicurazioni (Ivass) nel rapporto ispettivo e ha dato avvio ai lavori di redazione del piano di rimedi richiesto, che sarà predisposto con tempestività e sotto la responsabilità dell’ad Carlo Ferraresi
Il Consiglio di amministrazione ha, altresì, preso atto della volontà di mettere a disposizione la partecipazione di componente del comitato nomine, pur essendo questa prevista statutariamente, comunicata dal Presidente, Paolo Bedoni, e dal vice Presidente vicario dello stesso comitato, Aldo Poli. E ciò nell’ottica di avviare la transizione verso il nuovo regime di Spa, come indicato dall’Autorità di vigilanza, e tenuto anche conto della funzione istruttoria essenziale a tali fini svolta dal comitato. Il Consiglio, valutata la situazione di fatto conseguente a tali rinunce, nel quadro delle previsioni statutarie anche di prossima vigenza, quali approvate dai soci e autorizzate dalle Autorità, ha confermato la composizione ridotta del Comitato comunque compatibile con la prosecuzione della sua operatività e ha individuato tra i componenti rimasti Eugenio Vanda, indipendente, quale Presidente, per assicurare la normale e trasparente funzionalità dell’organo e la necessaria continuità.

La relazione dell’Ivass

Secondo l’Ivass il cda di Cattolica “ha trascurato di garantire la necessaria coerenza tra i rischi assunti dall’impresa e il suo fabbisogno di solvibilità globale e, per tale via, l’adeguatezza anche prospettica dei fondi propri”, a cui si aggiunge “una insufficiente capacità di risposta all’evoluzione sfavorevole dello scenario”.

La relazione Ivass sottolinea inoltre come il Cda abbia una limitata capacità di valutare compiutamente i profili di rischio/rendimento relativi ad alcune rilevanti decisioni di business aventi ad oggetto i canali di vendita. “In particolare, è evidenziata l’operazione di bancassurance con Banco Bpm, sottoscritta nel 2019” i cui “risultati negativi” non sono “stati dibattuti” in cda, a cui si aggiungono “altri investimenti molto meno rilevanti, effettuati a partire dal 2012, riguardanti soprattutto le società non assicurative del gruppo”. Ma non finisce qua perché, secondo Ivass, il cda “non ha svolto adeguatamente il ruolo di indirizzo e di monitoraggio” sulle controllate Cattolica beni immobili e Cattolica agricola in perdita per complessivi 23 milioni dalla loro costituzione. “Carenze sono inoltre state rilevate nelle analisi dei rischi nella sottoscrizione e gestione degli investimenti” in H-Farm e nel Fondo ca’ Tron HCampus.

Tutto questo ha portato l’Ivass a vietare a Cattolica “operazioni di apporto di liquidità” nelle controllate non assicurative e nel Fondo ca’ Tron HCampus “senza il previo parere favorevole del Comitato per il governo societario, la sostenibilità e la generazione del valore”.


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di Redazione We Wealth

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