Un Campari al gusto di cognac (Courvoisier)

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Lo storico marchio italiano brinda al nuovo anno con l’acquisizione di un’etichetta altrettanto prestigiosa, quella del cognac Courvoisier. Per l’azienda, il maggior accordo della sua storia, passo fondamentale per l’ulteriore penetrazione di nuovi mercati esteri

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Campari – Courvoisier: un’importante operazione strategica

Con 1,2 miliardi di euro (1,32 miliardi di dollari) Campari si fa un bicchiere di cognac? Molto più: lo storico marchio del made in Italy ha annunciato di aver avviato trattative per l’acquisizione del cognac Courvoisier da Beam Suntory. Si tratta del più grande accordo nella storia sua storia di impresa. Courvoisier è un marchio che non ha bisogno di presentazioni, essendo una delle quattro principali case produttrici di cognac al mondo. Fra i suoi punti di forza, un importante patrimonio «latente» per dirla con gli analisti di BofA, non ancora ben sfruttato sotto la proprietà di Beam Suntory. 

Gli stessi analisti ritengono che Campari abbia le capacità, l’esperienza e una grande dotazione di “esperti” in cognac nel consiglio di amministrazione (tra i quali: l’ex ceo di Remy, ceo di Moet Hennessy, ex cfo di Pernod) per risollevare le sorti di Courvoisier. Non si tratterà di un’impresa rapida: ci vorrà del tempo, anche in considerazione delle difficili condizioni di mercato a breve termine per il cognac, in particolare negli Stati Uniti. 

Verso un rafforzamento negli Usa e in Asia

Courvoisier dal canto suo rafforza il portafoglio e le dimensioni di Campari negli Usa, fornendo una categoria indispensabile per l’Asia/Cina, obiettivo strategico per il gruppo nei prossimi 10 anni. Alla luce di queste premesse e dello sviluppo di una quarta linea di fianco ad aperitivi, bourbon e tequila, gli analisti ribadiscono il rating “Buy”. Bob Kunze Concewitz, amministratore delegato del gruppo, ribadisce che «l’aggiunta di Courvoisier al nostro portafoglio di “priorità globali” costituisce un’opportunità unica e rara di espandere il nostro portafoglio di spiriti di lusso».

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Qualche dato finanziario di Courvoisier 

Le vendite di Courvoisier nel 2022 sono state di circa 250 milioni di dollari. Il mercato di sbocco maggiore è quello statunitense (60% delle vendite nel 2022), seguito da Regno Unito (16%) e Cina (9%). Per tipologia, l’affinamento in legno “very special” (VS) rappresenta circa il 63% delle vendite, il “very special old pale” (VSOP) il 19% e l’extra old (XO) il 13%, sulla base dei dati di mercato di IWSR (a titolo di paragone, Hennessy è al 46%-22%-22%). 

Il margine lordo di Courvoisier (c50%) è basso tanto per il cognac quanto rispetto alla media di Campari (58%), ma il margine EBIT che Campari consoliderà è definito dagli analisti «interessante» (c27% sul 2022), dato che le spese generali, amministrative e di vendita ammontano a soli 9 milioni di euro. Detto questo, le vendite di Courvoisier nel 2023 si avviano a diminuire in modo sostanziale (-33% nei primi 9 mesi dell’anno, ipotizzando un -33% anche per il 4° trimestre), a circa 150 milioni di a causa della debolezza delle vendite negli Stati Uniti e del destoccaggio. 

Sulla base dei dati del 2022, sarebbe fuorviante, secondo BofA, guardare ai multipli 2023 su utili depressi, dato il potenziale di recupero. Il rialzo a medio termine è valutato «interessante».

Il management di Campari ha dichiarato che l’accordo avrebbe avuto un impatto positivo sugli utili per azione di circa il 2% nel 2022. Tuttavia, le vendite e gli utili saranno depressi nel 2023 e probabilmente nel 2024. 

Si stima una diluizione dell’utile netto dell’1% fino al 2024, quando Campari si consoliderà. Tuttavia, partendo da una base più bassa nel 2024, si vede un margine significativo per aumentare l’EBIT di Courvoisier in una prospettiva di 3-4 anni (da circa 39 milioni di euro di EBIT attesi nel 2024 a circa 95 milioni di euro nel 2027-28, con un aumento di oltre 50 milioni di euro pari all’8% dell’EBIT del gruppo nel 2024), ipotizzando che le vendite di Courvoisier tornino ai livelli del 2022 con la gestione del marchio da parte di Campari e che il margine lordo migliori fino a raggiungere i 60 anni. Ciò comporterebbe un aumento di 1-1,5 punti percentuali della crescita organica dell’EBIT di Campari.


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di Teresa Scarale

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Caporedattore Pleasure Asset. Giornalista professionista, garganica, è laureata in Discipline Economiche e Sociali presso l’Università Bocconi di Milano. Scrive di finanza, economia, mercati dell’arte e del lusso. In We Wealth dalla sua fondazione

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