Btp, nuove emissioni: Green e Italia in arrivo. Conviene investire?

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Al via le nuove emissioni del Tesoro, Green e Italia: i rendimenti sono interessanti, ma occhio ai maggiori rischi

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Arrivano i nuovi btp: Green e Italia. Il primo emesso (seconda tranche dopo quella di settembre) venerdì, con una cedola del 4%, il secondo al via lunedì. Con l’inflazione e il conseguente aumento dei tassi, l’obbligazionario governativo è tornato ad offrire rendimenti interessanti. Per gli investitori sono due occasioni per mettere in portafoglio una fonte di rendimento stabile in mezzo alle intemperie dei mercati?

Il Btp Green

 

Il Tesoro ha offerto in asta venerdì 11 novembre 8,75 miliardi di euro di titoli a media-lunga scadenza fra cui il Btp ‘green’ 30 Aprile 2035: l’emissione, che finanzierà spese per la transizione ecologica, è alla seconda tranche dopo il primo collocamento a settembre tramite un sindacato di banche. Oltre al risvolto sociale, può essere interessante per gli investitori anche da un punto di vista finanziario? “Non vi sono sostanzialmente differenze rispetto ai classici BTP in termini di rendimento visto che il titolo con scadenza marzo 2035 offre lo stesso tasso. La lunga scadenza, ad ogni modo, al di là dei temi ambientali, pone delle tematiche in termini di maggiore sensibilità dei prezzi ai possibili ulteriori aumenti dei tassi di interesse. In ottica di portafoglio, quindi, tale tematica dovrebbe essere adeguatamente valutata” spiega Rocco Probo di Consultique. Si tratta di un titolo con scadenza aprile 2035 con un rendimento a scadenza pari a circa il 4,2%.

 

Btp Italia

 

In merito al Btp Italia il tasso minimo garantito risulta pari al 1,6% annuo con una scadenza di sei anni. Le aspettative del mercato in termini di inflazione futura si attestano attorno al 2,5% per un rendimento stimato pari a circa il 4%. Si tratta di un rendimento maggiore rispetto al Btp classico di pari scadenza che attualmente è circa del 3,5%. “I Btp Italia sono sempre un tema di grande interesse ma riteniamo che, trattandosi di titoli indicizzati all’inflazione, il loro migliore utilizzo sia quello che giocano nel complesso di un portafoglio obbligazionario diversificato: a nostro avviso il mercato offre il valore maggiore nella parte della curva compresa tra 2-5 anni ed esistono buone opportunità anche nel comparto dei titoli callable, ossia richiamabili dall’emittente in anticipo rispetto alla naturale scadenza” commenta Edoardo Fusco Femiano che conclude: “I titoli indicizzati all’inflazione sono caratterizzati da una certa volatilità, caratteristica che non sempre viene compresa a pieno dall’investitore. Certamente, una cedola minima rappresenta un fattore di stabilizzazione ma, personalmente, ritengo che il limite principale dei titoli indicizzati all’inflazione sia l’incertezza sulle “aspettative” di rendimento che lasciano nel percepito dell’investitore”.


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di Lorenzo Magnani

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Laureato in Finanza e mercati Internazionali presso l’Università Cattolica di Milano, nella redazione di We Wealth scrive di mercati, con un occhio anche ai private market. Si occupa anche di pleasure asset, in particolare di orologi, vini e moto d’epoca.

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