Il 30 giugno 2020 Unione europea e Regno Unito dovranno decidere se estendere o meno il periodo di transizione della Brexit, in scadenza il 31 dicembre 2020. Londra però non ne vuole sapere e l’Europa si infuria: l’Oltremanica da una parte non vuole allungare la fase dei negoziati, dall’altra li rallenta
“Il Regno Unito non si è voluto impegnare in modo sostanziale su punti importanti e precisi che sono previsti dalla dichiarazione politica. Lo deploro e mi inquieta”
“La sterlina continua a essere sottovalutata, quindi nel caso di una ripresa a U e di un alleggerimento delle restrizioni verso metà maggio, dovremmo assistere a un recupero”
Bruxelles rimprovera a Londra di aver presentato testi legali solo per alcuni ambiti e non per tutte le aree oggetto di negoziato
Il conto alla rovescia del periodo di transizione Brexit prosegue anche in piena emergenza economico-sanitaria Covid. L’approvazione dell’accordo per il recesso del Regno Unito dalla Ue il 31 gennaio 2020 ha aperto infatti un periodo transitorio – fino al 31 dicembre – per i negoziati commerciali. In questo periodo le parti in causa dovrebbero decidere quali saranno i rapporti fra Londra e l’Ue dal 1° gennaio 2021. Già prima della crisi pandemica, tutti gli analisti erano concordi nel ritenere troppo breve questo periodo per giungere ad accordi soddisfacenti. Ora, la faccenda appare più complicata: mancano tempo e risorse per trattative rapide ed efficaci.
Muro contro muro sulla transizione Brexit
La prossima data calda è quella del 30 giugno 2020. Entro allora infatti le parti in causa dovranno decidere se sarà necessario estendere il periodo di transizione. Barnier fa capire che un’estensione del periodo di transizione sarebbe utile, ma “il governo britannico ci ha confermato che non la accetterà”.
“Il Regno Unito non si è voluto impegnare in modo sostanziale su punti importanti e precisi che sono previsti dalla dichiarazione politica. Lo deploro e mi inquieta”. Parole pesanti, quelle del capo negoziatore Ue Michel Barnier. “Il Regno Unito non può rifiutare di estendere il periodo di transizione e allo stesso tempo rallentare la discussione in alcune aree“. Londra “deplora l’offerta dell’Ue sul commercio dei beni resti ben al di sotto di quanto concordato in trattati di libero scambio recenti con altri Paesi sovrani”. Londra lamenta che l’Unione europea non rispetterebbe la sovranità del Regno Unito e auspica una maggiore flessibilità.
Ricadute sulla sterlina
Gli analisti Ubs Global Wealth Management prevedono che la sterlina dovrebbe iniziare a riprendersi entro fine maggio 2020. “La sterlina continua a essere sottovalutata, quindi nel caso di una ripresa a U e di un alleggerimento delle restrizioni verso metà maggio, dovremmo assistere a un recupero”. A parlare è l’economista di Ubs, Dean Turner. Il quale aggiunge che aggiungendo che la Brexit “non dovrebbe rappresentare una sfida per la sterlina”, mentre appare sempre più improbabile che il Regno Unito chiuda il periodo di transizione senza un accordo commerciale con l’Unione Europea.
Barnier raccomanda di “lavorare seriamente” per il tempo che resta. “Il tempo è poco, abbiamo otto mesi scarsi per portare a termine i lavori su tre aree di lavoro simultaneamente”. In primis bisogna assicurare che l’accordo sia implementato adeguatamente. Poi, “dobbiamo prepararci per le conseguenze negative alla fine del periodo di transizione”. Infine, “dobbiamo negoziare una futura relazione e raggiungere un accordo tra Ue e Uk che ci permetta di limitare queste conseguenze negative”. Bruxelles però rimprovera a Londra di aver presentato testi legali solo per alcuni ambiti e non per tutte le aree oggetto di negoziato.
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Caporedattore Pleasure Asset. Giornalista professionista, garganica, è laureata in Discipline Economiche e Sociali presso l’Università Bocconi di Milano. Scrive di finanza, economia, mercati dell’arte e del lusso. In We Wealth dalla sua fondazione
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