Bond bancari, la miniguida per investire dopo la crisi Credit Suisse

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Gli effetti del panic selling, cosa fare e cosa no per non perdere l’investimento nei momenti finanziari turbolenti

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In seguito alla crisi finanziaria del 2008 gli istituti di credito di tutto il mondo sono stati costretti ad accumulare riserve per assorbire gli shock del mercato

La recente crisi di Credit Suisse è precipitata in modo rapidissimo ma è stata altrettanto rapidamente arginata

Dal nuovo ciclone finanziario possono essere ricavate alcune lezioni che devono farci riflettere per le prossime scelte di investimento

Dopo la crisi finanziaria del 2008, un crollo bancario così drammatico era inatteso. Da allora gli
istituti di credito di tutto il mondo sono stati costretti ad accumulare riserve per assorbire gli shock
del mercato, tanto più le banche svizzere che hanno severe regole. Nonostante questo un maxi
gruppo bancario come il Credit Suisse è collassato sotto il peso di investimenti azzardati, inchieste
per truffe e riciclaggio, risk management fallimentare. La situazione precipitata in modo
rapidissimo è stata altrettanto rapidamente arginata. Ma quali sono le evidenze che devono farci
riflettere dopo questo nuovo scivolone finanziario?

 

È tutta una questione di fiducia

La prima evidenza che possiamo trarre è che la fiducia nei mercati è tutto: se si verifica un evento in grado di eroderla la situazione precipita
velocemente. Non c’è banca al mondo che possa sopravvivere se ogni singolo depositante ritira il
proprio denaro e se si scatena il cosiddetto “panic selling”. 

Un secondo punto importante è che come sempre nei momenti di crisi non bisogna disinvestire spinti dalla paura ma avere fiducia nel sistema e nelle
Autorità che hanno dimostrato una soluzione tempestiva.

 

I bond non sono tutti uguali

Un altro punto fondamentale è che non tutti i bond sono uguali: gli AT1 azzerati con il merger Ubs-Credit Suisse sono strumenti
speculativi
, il gradino più basso del debito bancario, che restano vulnerabili a fortissimi
deprezzamenti. In particolare, le obbligazioni subordinate sono strumenti complessi e spesso difficili da inquadrare. Molte obbligazioni subordinate non hanno una vera e propria scadenza, ma prevedono la
possibilità di essere richiamate dall’emittente a certe date con la cosiddetta opzione “call”. Inoltre, la loro liquidità è scarsa: i bond subordinati possono essere veramente difficili da acquistare e
da vendere.

 

Come cambia la gestione del rischio

Con la cancellazione degli AT1 di Credit Suisse il mercato del debito subordinato junior ha subìto un danno che sarà difficile da cancellare. In questa tipologia di bond, la diversificazione non basta: il rischio che comporta questo tipo di investimento assomiglia
infatti più a quello di un portafoglio azionario che a quello di un portafoglio di obbligazioni
corporate. È possibile assicurarsi da un eventuale default sul debito delle banche con i cds (credit default swap). Questa pratica, riservata agli investitori professionali, può consentire di tenere sotto controllo i rischi e svincolare l’attività di impiego a sostegno dei
rischi insiti nell’investimento. Ma non garantisce al 100% di evitare il fallimento.

 

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di Sofia Fraschini

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