Big tech alla prova di forza contro gli speculatori

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Le big tech mondiali a Wall Street vittime del sell-off degli speculatori nell’ultima settimana di ottobre, la peggiore da marzo 2020. Vendite tanto più preoccupanti per le loro tempistiche: arrivano a margine delle brillanti trimestrali del comparto tecnologico

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Le cronache borsistiche raccontano che le vendite hanno funestato l’ultima settimana di ottobre 2020. L’S&P 500 è affondato del 5,6% nella peggiore settimana da marzo. A pochi giorni dalle loro brillanti trimestrali, nessuna delle big tech ha chiuso gli ultimi sette giorni in rialzo. Microsoft ha perso il 6,5%, Amazon il 5%, Facebook il 7,5%. Le perdite del Nasdaq 100 venerdì 30 ottobre segnavano il 3%, l’indice comunque per ora si mantiene a un +25% rispetto allo scorso anno.
È un fatto che Google, Apple, Facebook e Amazon (le “Gafa”) abbiano fatturato congiuntamente 227 miliardi di dollari nel terzo trimestre, con un balzo del 18% rispetto all’analogo periodo del 2019. Un risultato che ha battuto del 4% le previsioni degli analisti. La crescita dei profitti è stata ancora superiore, del 31%, per un utile netto (post imposte) di 39 miliardi di dollari. La ripresa è molto più difficoltosa del previsto e l’online continua a sottrarre quote di mercato all’offline, commenta un analista al FT.

Fra speculatori e regolatori, le big tech

Google ha riportato una crescita dei ricavi pubblicitari del 6%, Facebook del 22%. Il boom delle Gafa nel terzo trimestre arriva in concomitanza con la pressione di governi e regolatori per porre un freno al loro strapotere di mercato e sociale. Kevin Landis, cio di Firsthand Capital Management, ammette che gli attuali colossi dell’azionario tech sono ancora ben lungi dal raggiungere la loro maturità economica, e che nessuno può prevedere quanto grandi e potenti diventeranno ancora.

Il sentiment nei confronti delle ultra costose compagnie digitali sembra però cambiato rapidamente, dicono gli analisti di Bloomberg. La politica del “comprare a ogni costo” sta iniziando a perdere la sua forza, sullo sfondo dei casi montanti di coronavirus. Ora, secondo gli esperti, il mercato si sta chiedendo a quanto ammontino le notizie positive future già prezzate in questi titoli. E, soprattutto nell’ambiente del wealth management americano (Us Bank), ci si domanda quali possano essere le reali prospettive di crescita economica senza stimolo fiscale, dato che Trump si è rifiutato di trovare un accordo con i Democratici prima delle elezioni, ormai alle porte. Il 3 novembre 2020 darà qualche indicazione in tal senso.

C’è poi da osservare che è in trend di crescita dai minimi di marzo l’indice Russell 2000, quello delle società a più bassa capitalizzazione di Wall Street. Che gli operatori stiano iniziando a scommettere sul serio su una ripresa dell’economia? Lo scenario appare fosco, ma il fenomeno è da monitorare.


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di Teresa Scarale

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Caporedattore Pleasure Asset. Giornalista professionista, garganica, è laureata in Discipline Economiche e Sociali presso l’Università Bocconi di Milano. Scrive di finanza, economia, mercati dell’arte e del lusso. In We Wealth dalla sua fondazione

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