Bankitalia, ritardi sui prestiti: inviata una lettera alle banche

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Se sul fronte delle moratorie i dati sono confortanti, per i finanziamenti garantiti si riscontrano ancora frizioni. In una lettera agli istituti di credito, arriva il monito di Bankitalia: attivarsi rapidamente per rimuovere eventuali cause di ritardo imputabili a loro carenze

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Al 29 maggio sono pervenute oltre 2,5 milioni di domande o comunicazioni di moratorie sui prestiti per un totale di 266 miliardi di euro

Oltre 797mila richieste al fondo di garanzia per 50 miliardi di finanziamenti

La media dei tassi annui applicati è dell’1,2% per le richieste di finanziamento fino a 25mila euro e del 2,4% per le altre

La macchina della liquidità è stata ormai avviata da tempo, ma le incertezze del motore continuano a farsi sentire. Se sul fronte delle moratorie i dati sembrano dimostrare una “complessiva fluidità dell’accesso alle misure”, per i finanziamenti garantiti si riscontrano ancora ritardi e frizioni. Ma per gli istituti di credito che presentano un numero di erogazioni in rapporto alle richieste ricevute inferiore al valore mediano del sistema, arriva una lettera della Banca d’Italia e la richiesta è chiara: “attivarsi rapidamente per rimuovere eventuali cause di ritardo imputabili a loro carenze”. Ma quali potrebbero essere queste motivazioni?
Secondo Paolo Angelini, capo del dipartimento vigilanza bancaria e finanziaria di Bankitalia in audizione alla Commissione parlamentare d’inchiesta sulle banche di cui abbiamo appena riportato alcuni estratti, “la complessità dei processi di erogazione, insieme con le difficoltà derivanti dal gestire una mole eccezionale di richieste in condizioni rese disagiate dalla necessità di svolgere gran parte delle attività da remoto, sono certamente tra i fattori che possono contribuire a spiegare una parte di questi ritardi”.

I dati preliminari rivelano infatti che al 29 maggio sono pervenute oltre 2,5 milioni di domande o comunicazioni di moratorie sui prestiti per un totale di 266 miliardi di euro. Di queste, l’88% è stato accolto dalle banche, il 2% è stato rigettato e la restante parte è in attesa di essere esaminata. Solo dalle piccole e medie imprese si parla di 1,2 milioni di richieste per 149 miliardi. Per i prestiti garantiti, invece, la rilevazione settimanale della Banca d’Italia stima più di 797mila domande al fondo di garanzia per oltre 50 miliardi di finanziamenti, di cui 724mila per i prestiti inferiori ai 25mila euro.

“Il processo per far affluire il credito alle pmi, pur avviatosi con difficoltà, sembra essersi definitivamente messo in monto”, continua Angelini. Ma sui finanziamenti garantiti pesa anche la “complessità del processo e il numero di attori coinvolti”, come i servicer esterni per le verifiche documentali delle richieste e l’inoltro delle stesse al fondo di garanzia. Per non dimenticare poi la valutazione della clientela sul merito di credito, i profili antiriciclaggio e i profili antimafia, sulle quali le banche non sono esonerate e che possono “comportare tempi lunghi, soprattutto per i nuovi clienti”.

Per approfondire il tema, come anticipato, Banca d’Italia ha inviato una lettera a un campione di banche chiedendo informazioni sulle cause dei ritardi e una risoluzione rapida delle eventuali problematiche, “pur sottolineando la loro piena autonomia nella decisione di concedere o meno i finanziamenti”, precisa Angelini.

Intanto, l’ampliamento del ricorso all’autocertificazione da parte dei richiedenti potrebbe “contribuire a snellire il processo”, aggiunge. Ciononostante, non è stato ancora chiarito se “la valutazione del merito del credito possa esaurirsi nella verifica formale dei soli requisiti per l’accesso al credito previsti dalla legge stessa”. Di conseguenza, è probabile che resterà un “certo grado di eterogeneità dei comportamenti”.

Un ultimo aspetto analizzato riguarda poi i costi per le imprese. Al 29 maggio la media dei tassi annui applicati è dell’1,2% per le richieste di finanziamento fino a 25mila euro e del 2,4% per le altre. Non risulta una differenza tra aree geografiche e settori d’impresa, ma piuttosto per classi dimensionali e rischiosità. Il tasso, spiega Angelini, cresce con la dimensione del debitore e le aziende con bilanci più solidi pagano “circa 20 centesimi in meno rispetto alla media”.


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di Rita Annunziata

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Giornalista professionista, è laureata in Politiche europee e internazionali. Precedentemente redattrice televisiva per Class Editori e ricercatrice per il Centro di Ricerca “Res Incorrupta” dell’Università Suor Orsola Benincasa. Si occupa di finanza al femminile, sostenibilità e imprese.

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