Bankitalia e covid, ogni settimana di stop costa 0,5% Pil

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Se, come afferma Bankitalia, ogni settimana di lockdown da covid costa al paese 0,5% di Pil, i conti sono presto fatti. E sono da incubo. Le premesse da cui partiva l’economia italiana però erano solide, e le politiche governative pare stiano dando i loro frutti in termini di protezione

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“Ogni settimana di blocco dell’attività economica di questa portata comporta una riduzione del Pil annuale di circa lo 0,5%”

Le attività commerciali e industriali non essenziali e quindi temporaneamente sospese, “contribuiscono a circa il 28% del totale del valore aggiunto

Secondo le stime di Bankitalia ogni punto di riduzione del commercio mondiale avrebbe un impatto negativo sul prodotto del nostro paese pari a circa un decimo di punto percentuale nel 2020

L’intensità del successivo recupero economico “dipenderà da un insieme di fattori”. Innanzitutto, dalla fiducia e dalle decisioni di spesa dei cittadini e dagli investimenti delle imprese

Bankitalia nel suo ultimo bollettino economico (17/4/2020) stima che il Pil italiano registrerà una contrazione del 5% nel primo trimestre 2020. Ma se il lockdown non dovesse finire, la situazione precipiterebbe. “Ogni settimana di blocco dell’attività economica di questa portata comporta […] una riduzione del Pil annuale di circa lo 0,5 per cento”. Secondo la Banca d’Italia, le attività commerciali e industriali non essenziali e quindi temporaneamente sospese, “contribuiscono a circa il 28 per cento del totale del valore aggiunto“.
Il protrarsi delle misure di contenimento della pandemia di Covid-19 “comporterà una significativa caduta del Pil nel nostro paese anche nel secondo trimestre”. Vi farà però “verosimilmente seguito un recupero, che potrà anche essere sostenuto”. Però “i tempi e l’intensità della ripresa dipenderanno, oltre che dalla durata e dall’estensione geografica del contagio, su cui vi è ancora molta incertezza, da diversi fattori interni e internazionali, nonché dall’efficacia delle politiche economiche”.

Lockdown da Covid, Bankitalia crede nella ripresa anche dopo il -0,5% di Pil a settimana

L’industria italiana potrebbe dunque “recuperare parte della produzione persa durante la vigenza delle misure di contenimento, con una conseguente attenuazione degli effetti complessivi sull’anno”. Tuttavia è “meno plausibile” un recupero per i servizi specie il turismo visto che i flussi internazionali “resteranno verosimilmente modesti per un periodo prolungato”.

L’intensità del successivo recupero economico “dipenderà da un insieme di fattori”. Innanzitutto, dalla fiducia e dalle decisioni di spesa dei cittadini e dagli investimenti delle imprese. Poi, dall’andamento della propensione al risparmio delle famiglie, considerando l’esigenza di ricostituire i livelli di reddito e ricchezza colpiti dalla crisi. Senza trascurare gli effetti dell’economia globale.

Secondo le stime di Bankitalia ogni punto di riduzione del commercio mondiale avrebbe un impatto negativo sul prodotto del nostro paese pari a circa un decimo di punto percentuale nel 2020.

Imprese e famiglie ce la possono fare

Si legge nel bollettino che le imprese e le famiglie affrontano la crisi partendo da condizioni migliori rispetto a quelle della recessione dovuta al debito sovrano. I consumi e la fiducia delle famiglie sono calati nel primo trimestre 2020. Tuttavia, l’incidenza dei mutui sul reddito disponibile è bassa, al 9,7 per cento. Inoltre, “l’ampliamento della sospensione dei mutui prima casa abbasserà ulteriormente tali costi”.

Oltre alla caduta del Pil del -0,5% a settimana per il lockdown Covid, Bankitalia evidenzia dunque anche alcuni dettagli positivi. Le imprese partono “da una struttura finanziaria più solida rispetto all’avvio della precedente recessione”.

Il settore delle famiglie affronta l’attuale congiuntura con una solidità finanziaria maggiore rispetto a quella che aveva alla vigilia della crisi del debito sovrano. L’impatto della pandemia sui redditi può essere significativo, ma è mitigato dal basso debito, dal livello molto contenuto dei tassi di interesse e dalle misure di contrasto attuate dalle autorità“.

 


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di Teresa Scarale

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Caporedattore Pleasure Asset. Giornalista professionista, garganica, è laureata in Discipline Economiche e Sociali presso l’Università Bocconi di Milano. Scrive di finanza, economia, mercati dell’arte e del lusso. In We Wealth dalla sua fondazione

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