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Giuseppe F. Italiano: “L’università ha una sfida notevole da affrontare: formare i nuovi professionisti, in grado di svolgere attività che stanno cambiando o che magari non esistono ancora”
Gli istituti finanziari dovranno essere in grado di utilizzare l’immensa mole di dati a loro disposizione, di trattarli e di estrarre un valore che sia win-win in primis per il cliente e poi per loro stessi
Di fronte a questa evoluzione, aggiunge Italiano, l’università ha una sfida notevole da affrontare: formare i neo professionisti, in grado di svolgere attività che stanno cambiando o che magari non esistono ancora. “Credo che la cultura digitale non rappresenti più una specialty ma una commodity, qualcosa che chiunque debba avere. Noi insegniamo cultura digitale a tutti e, negli ultimi anni, abbiamo introdotto nuove iniziative per formare una nuova tipologia di data scientist, che non parli solo il linguaggio dei dati ma anche il linguaggio del business. Le banche necessitano di queste figure di mezzo”, spiega Italiano.
In questo momento, anche secondo Attanasio, gli istituti di credito mancano di professionisti in grado di comprendere e maneggiare le nuove tecnologie. C’è bisogno dunque di un “passaggio culturale” e di “nuovi professionisti” capaci di raccogliere le sfide che stanno letteralmente cambiando il modo di fare banca. Senza dimenticare, però, l’importanza della relazione vis-à-vis. “I clienti cercano semplificazione”, osserva Luca Ferrarese, head of retail & affluent di Banca Sella. “Dobbiamo essere in grado di utilizzare l’immensa mole di dati che abbiamo a disposizione, di trattarli e di estrarre un valore che sia win-win in primis per il cliente e poi per la banca. Nell’ottica di una sempre più profonda personalizzazione, che si basi sulla conoscenza reciproca”. Senza dire (ancora) addio alla filiale. “Il tema vero è capire come cambierà tra 10 o 15 anni. Io credo sarà un punto d’incontro aperto, senza vincoli di fisicità o altro. Noi stiamo già sviluppando in prospettiva dei luoghi privi di barriere che sfruttano la capacità e la necessità di fare network. Come un’agorà”, conclude Ferrarese.

