Banche e fintech: nuove forme di collaborazione

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Dominerà il distributed banking model, un modello in cui si fonde il meglio di fintech e banche, nella convinzione che le une non possano restare in piedi senza le altre. A dirlo è Andrea Cilio, responsabile commerciale e marketing di Banca Profilo e Tinaba

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Le fintech nel mondo sono sempre di più e crescono per
numero di clienti e valore dei ricavi. Ma molto spesso non hanno un dollaro di
profitto a bilancio e per restare in piedi avviano round di finanziamento
tramite aumento di capitale che gonfiano le valutazioni in maniera
esponenziale”. A dirlo è Andrea Cilio, responsabile commerciale e marketing di
Banca Profilo e Tinaba che ad aprile ha lanciato un servizio di compravendita
di crypto attraverso una partnership con CheckSig: la banca, per fornire il
servizio ai suoi clienti, usa l’infrastruttura di scambio e di custodia della
società milanese focalizzata sui portafogli in cripto degli Hnwi. Il
riferimento di Cilio è chiaro: i fatti recenti che hanno visto colossi del
buy-now-pay-later come Klarna caracollare pericolosamente, con tagli di
personale e multipli in picchiata. 

Cambio di paradigma in corso

“Il contesto nel quale si è operato fino a fine 2021 è stato caratterizzato da grande disponibilità di capitale da parte degli investitori. Nel 2022 sono cambiate le cose: un evento geopolitico importante come la guerra, un aumento dell’inflazione record sono intervenuti ad aggravare una condizione macro già ferita dalla pandemia. Questo ha inciso sulle fintech perché le valutazioni non sono basate storicamente su kpi e metriche delle società più solide”. Allora come possono oggi le fintech approcciare innovazione e sviluppo per creare modelli di business che sostenibili? “Uno dei modelli vincenti e che anche Banca Profilo ha adottato è il distributed banking model, una relazione tra mondo del fintech e mondo bancario che prende il meglio delle due parti, ovvero dal primo le competenze verticali sulle tematiche dei digital trend e in generale la user experience. Dalle banche la base clienti e la fiducia che il mercato ripone in esse”. Una cosa è certa: le due parti di questa relazione fanno fatica a sopravvivere l’una senza l’altra e sempre di più la faranno nel futuro. Allora come unire e fondere le forse? 

Partnership sempre più necessarie

“Io ritengo che sia le fintech sia le banche debbano sempre di più lavorare insieme sia per un obiettivo economico – dice Cilio – le partnership non devono togliere spazio al mercato più tradizionale ma devono fare da abilitatori per l’innovazione che è inevitabile ed è spinta dalla domanda. Le fintech devono diventare più sostenibili in un mercato complesso. Dall’altro lato banche e aziende soprattutto se di medie dimensioni faranno sempre più fatica tra normativa e tecnologia che cambia a resistere. Una maggior collaborazione porta benefici a entrambi, a patto di riuscire a combinare i due diversi approcci culturali, il potenziale è enorme”. Quanto al mondo cripto, che è un segmento del settore fintech, questo è fondamentale sul tema dell’evoluzione dei metodi di pagamento. “Alla Bitcoin Conference di Miami Jack Mallers, ceo di Strike, che si pone l’obiettivo di contrastare Visa e Mastercard e creare un’alternativa sui metodi di pagamento basata sulla blockchain, ha sostenuto che da un certo punto in avanti i metodi di pagamento non si sono mai evoluti”, dice Cilio. 

Blockchain: una rivoluzione come quella di Internet?

“Io non credo sia corretto: se guardiamo all’innovazione dopo Internet ci sono state accelerazioni di innovazione che seppur non hanno portato a una rivoluzione come quella che potrebbe derivare da bitcoin hanno generato significativi passi in avanti”. Ovvero quando sono nate le carte di credito negli anni ’50, per ogni transazione erano necessari 30-40 secondi, oggi basta un secondo tramite smartphone. “Non sappiamo se la prossima evoluzione sarà bitcoin, una cosa certa è che bitcoin è sicuramente un trend degli ultimi anni, che piace ai clienti evidentemente. Il market cap e il numero di transazioni lo attestano, nonostante la crisi degli ultimi sei mesi. Come Tinaba uno dei trend che abbiamo notato è stata la fuoriuscita di liquidità verso cripto exchange molte volte poco affidabili e dopo aver studiato e analizzato il fenomeno, abbiamo ragionato su come approcciare questa tematica che necessitava formazione, sicurezza e istituzionalità: ci dobbiamo occupare come banca delle verifiche antiriciclaggio e dobbiamo garantire sicurezza al cliente. Un partner come CheckSig offre entrambe le cose”. E da quando Tinaba vende bitcoin ai suoi clienti ha rilevato una riduzione del 40% dei deflussi verso soggetti terzi e ha “generato linea di ricavi nuovi”.


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di Laura Magna

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Giornalista professionista dal 2002, una laurea in Scienze della Comunicazione con una tesi sull’intelligenza artificiale e un master della Luiss in Giornalismo e Comunicazione di Impresa. Scrivo di macroeconomia, mercato italiano e globale, investimenti e risparmio gestito, storie di aziende. Ho lavorato per Il Mattino di Napoli; RaiNews24 e la Reuters a Roma; poi Borsa&Finanza, il Mondo e Plus24 a Milano. Oggi mi occupo del coordinamento del Magazine We Wealth (e di quello di tre figli tra infanzia e adolescenza). Collaboro anche con MF Milano Finanza.

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