Banche, 50 miliardi di perdite su crediti in arrivo

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Le banche dell’Eurozona e degli Usa si preparano a perdite creditizie superiori a quelle del 2008/2009. La parola agli analisti di Swissquote e IG Italia

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“Il nostro sistema bancario arriva da tre anni consecutivi di decrescita dei Npl, passando da 346 mld del 2017 ai 149 attuali”, rileva Stefano Gianti, senior officer di Swissquote

Fra le banche di maggiori dimensioni, quelle europee nel primo trimestre hanno già accantonato riserve a copertura perdite per 16 miliardi di euro, in crescita del 269% rispetto all’analogo periodo dello stesso anno

E’ probabile un aumento del 500% dei non performing loan e le banche italiane di media dimensione saranno quelle a soffrire di più

Di fronte a quella che è la peggior crisi dal 1929, le banche cercano di giocare per tempo. I maggiori istituti bancari del mondo occidentale prospettano infatti per il 2020 di non incassare crediti per 50 miliardi di dollari. In Italia la prima a rettificare è stata “Unicredit, per eventuali perdite sui crediti deteriorati di 900 milioni di euro nel primo trimestre”, ricorda Filippo Diodovich, senior strategist di IG Italia.
Una beffa, se si pensa che “il nostro sistema bancario arriva da tre anni consecutivi di decrescita dei Npl, passando da 346 mld del 2017 ai 149 attuali”, rileva Stefano Gianti, senior officer di Swissquote. L’assottigliamento dei crediti deteriorati riguardava tanto gli Usa che l’Eurozona. Ma ora la situazione è destinata a cambiare.

Fra le banche di maggiori dimensioni, quelle europee nel primo trimestre hanno già accantonato riserve a copertura perdite per 16 miliardi di euro, in crescita del 269% rispetto all’analogo periodo dello stesso anno. Le banche Usa invece hanno accantonato circa 25 miliardi di dollari, in aumento del 350% rispetto allo stesso periodo del 2019. Ad oggi, la più pessimista fra le banche europee risulta essere Hsbc, che ha previsto perdite su crediti fino a 11 miliardi di euro per quest’anno.

Banche, le perdite su crediti e l’outlook macro

Stefano Gianti ammonisce che i “veri dati” macroeconomici non sono ancora a nostra disposizione. “Ricordiamoci che i dati macro che abbiamo ricevuto finora, con un Pil che decresce ovunque ma con percentuali ancora contenute (vedi il “solo -4.8%” rilasciato dagli Usa la settimana scorsa e il -3.3% dell’Eurozona). Per ora, “bisogna fare riferimento ai dati Pmi, che hanno espresso un crollo della fiducia dei direttori delle imprese drammatico, mai visto in precedenza. Sia i dati relativi alla manifattura, ma soprattutto i dati relativi al settore dei servizi, hanno subito un crollo di fiducia fino al 70%”.

“Il problema – continua Gianti – è che le banche attualmente non scontano questi numeri nelle proprie proiezioni (almeno in quelle pubbliche)”. Per questo, motivo quelle più esposte sul settore creditizio soffriranno di più. Saranno tempi duri soprattutto per la Bce. Qui, “i governi non sono intervenuti velocemente per sostenere le imprese, non esiste un debito comune”. Quindi, sarà necessaria a sostegno del sistema una liquidità sempre maggiore.

Come (e peggio) che nel 2008

Secondo il senior officer di Swissquote, “è molto probabile un ritorno ai livelli del 2008 di Npl”. Vale a dire, un aumento del 500% dei crediti deteriorati. C’è però un vantaggio rispetto agli anni precedenti. Oggi, “il settore bancario e i banchieri centrali hanno accumulato molta più esperienza nella loro gestione. Per ora, almeno dagli Stati Uniti, i dati ufficiali dicono che i Npl costituiscono soltanto l’1% dei debiti in circolazione (dati FED di Saint Louis)”.

In Europa però le cose potrebbero andare peggio. In Italia “i nostri Npl crescono nonostante il calo il 7% dei prestiti”. Restando in Italia, Filippo Diodovich di IG riscontra che “Unicredit e Intesa Sanpaolo hanno gestito in modo efficiente la cessione di pacchetti di Npl”. Quindi dovrebbero subire un minore impatto dalla crisi del coronavirus. “Discorso diverso, invece, per le banche medie (BPER, Banca Mps e Banca Carige) che potrebbero essere messe in forte difficoltà da un ulteriore peggioramento dei loro asset in bilancio”.

 


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di Teresa Scarale

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Caporedattore Pleasure Asset. Giornalista professionista, garganica, è laureata in Discipline Economiche e Sociali presso l’Università Bocconi di Milano. Scrive di finanza, economia, mercati dell’arte e del lusso. In We Wealth dalla sua fondazione

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