Aifi, servono più incentivi per i private market

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Bisogna facilitare la raccolta dei fondi di private equity, private debt e venture capital, perché possano essere il sostegno di cui l’economia ha bisogno per il dopo-covid. Ma attenzione perché oggi investire negli illiquidi non è meno rischioso di ieri. L’intervista di We Wealth ad Anna Gervasoni di Aifi

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Abbassamento della soglia minima di investimento in Fia da 500mila a 100mila euro per la clientela retail

Incentivi fiscali per gli Elfi, così come previsto per i Pir

Trasformazione di parte dei crediti concessi alle Pmi in sussidi a fondo perduto

Il coronavirus ha creato un’emergenza sanitaria ma anche una vera e propria crisi economica: se gli effetti della prima dovrebbero risolversi nell’arco di pochi mesi, le ripercussioni della seconda avranno strascichi probabilmente per numerosi anni a venire. “La crisi c’è, e si vede già – sottolinea Anna Gervasoni, presidente Aifi – Anche se con differenze importanti da settore a settore potrebbe acuirsi nei prossimi mesi. Lo Stato è intervenuto e interverrà con misure a sostegno delle imprese ma in alcuni casi non basterà e se non si riaccendono i canali della finanza privata avremo un grosso problema”. Le banche, il canale che storicamente si è occupato del finanziamento del credito, sono loro stesse in difficoltà: “Negli ultimi mesi sono state costrette a rivedere sistemi, processi: hanno bisogno di più tempo per fare le cose e l’erogazione credito risulta inevitabilmente penalizzato”, sottolinea Gervasoni. Una soluzione potrebbero portarla i mercati privati: “I fondi di private equity e venture capital possono essere un sostegno importante per le imprese che hanno bisogno di capitalizzazione e per le quali un finanziamento ponte non è abbastanza”. Accedere a un finanziamento privato per alcune realtà italiane vorrebbe dire non solo avere accesso (più o meno) immediato alla liquidità, ma essere anche assistiti nella stesura del piano industriale in un momento in cui incertezza e precarietà stanno mettendo in ginocchio l’economia del Paese.

Lo scopo è nobile, sostiene Aifi, e allora è necessaria un’azione concertata dei diversi protagonisti dell’industria perché i private market possano avere uno sviluppo maggiore. Prosegue il presidente Aifi: “Bisogna facilitare la raccolta. Come? Incentivando l’investimento degli istituzionali (casse di previdenza o fondi pensione) da una parte, con il credito d’imposta. E con il coinvolgimento delle persone fisiche, la classe retail, dall’altra”. Anna Gervasoni, in rappresentanza dell’associazione, propone su questo fronte l‘abbassamento della soglia minima di investimento da 500mila a 100mila euro per chi voglia impiegare i suoi denari in un Fondo di investimento alternativo: “Abbiamo la barriera all’ingresso più alta in Europa, abbassarla vorrebbe dire allargare la raccolta ai clienti private in cerca di diversificazione”. E ancora: si propongono incentivi fiscali simili a quelli già presenti per i Pir (in arrivo, su questo fronte, una nuova versione ndr) per gli Eltif; la promozione di fondi di fondi per il turnaround, sostegno per il Venture Capital e per le startup. Più in generale, il Consiglio Direttivo dell’Associazione chiede che siano praticate tutte quelle misure anche amministrative che facilitino gli aumenti di capitale e che parte dei crediti concessi alle Pmi sia trasformato in sussidi a fondo perduto per ridurre l’indebitamento delle imprese.

Investitore retail

Abbassare la soglia di investimento vuol dire però aprire la porta dei private markets a investitori privati che potrebbero non essere consapevoli dei rischi che corrono. I fondi alternativi hanno infatti orizzonti temporali molto lunghi (dagli 8 ai 10 anni, di solito) e in quanto investimenti illiquidi sono difficili da riciclare sul mercato. In questa situazione di emergenza, qual è il profilo rischio/rendimento dei fondi che investono in private equity, private debt e venture capital? “Avremo una visione completa a fine anno – risponde la presidente – Credo che ci sarà una grande varietà. In questo momento il sottostante fa una grande differenza. Ricordiamo però che si tratta di strumenti di lungo termine e che quindi la performance si calcola su un arco temporale diverso. Ogni fondo è socio dell’impresa, e ci si incontra regolarmente per scrivere i piani industriali: il controllo è costante”.

 


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di Livia Caivano

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